Se all’alba del 7 aprile non fosse stato ucciso il 20enne Fabio Ascione, probabilmente Antonio Musella sarebbe morto prima.
Lo scorso sabato 4 aprile, alla vigilia di Pasqua, è stato catturato il latitante Roberto Mazzarella in un resort di lusso a Vietri sul Mare, sulla Costiera amalfitana, dove aveva affittato una villa sotto falso nome per trascorrere la festività pasquali con la moglie e i due figli. Mazzarella, 48 anni, era latitante dal 28 gennaio 2025, dopo che era riuscito a fuggire all’arresto disposto dal tribunale di Napoli con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso. A suo carico il tribunale di Napoli aveva emesso anche un mandato di arresto europeo.
È accusato di essere stato il mandante dell’omicidio di Antonio Maione, fratello incensurato di Ivan Maione, che aveva ucciso Salvatore Mazzarella, padre di Roberto. Salvatore Mazzarella, impiegato comunale ritenuto non affiliato all’attività mafiosa della famiglia, fu ucciso nel 1995 a causa di una storica faida tra i Mazzarella e il clan Rinaldi, a cui Ivan Maione era legato. Quest’ultimo è il cognato di Antonio Musella, quindi anche imparentato con “le pazzignane” Vincenza Maione e Gabriella Onesto. “Le pazzignane”, al pari di Ivan Maione, sono attualmente detenute anche per reati associativi, alla luce del ruolo di primo ordine ricoperto nel clan di famiglia e nel cartello camorristico costituito dai vecchi clan di Napoli est che tra il 2016 e il 2018 riuscirono a conquistare il controllo del territorio, a discapito dei De Micco-Mazzarella, confluendo in un’unica alleanza che includeva i Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, i Minichini-De Luca Bossa di Ponticelli, gli Aprea di Barra e soprattutto loro, “Le Pazzignane”, capeggiate da Luisa De Stefano. Una donna-boss che ha ricoperto un ruolo apicale, nel clan di famiglia e nell’alleanza e che dallo scorso anno è passata dalla parte dello Stato, seguendo le orme del figlio Tommaso Schisa che dal 2019 ha preso le distanze dagli ambienti criminali per diventare un collaboratore di giustizia. Le dichiarazioni di madre e figlio si sono rivelate cruciali per consentire agli inquirenti di far luce sull’omicidio di Antonio Maione e far scattare, di conseguenza, le manette per Roberto Mazzarella in veste di mandante dell’omicidio.
Una cattura maturata alla vigilia di Pasqua, mentre Fabio Ascione è stato assassinato all’alba del 7 aprile, dopo aver trascorso la notte di Pasquetta a lavorare al bingo di Cercola, per racimolare qualche soldo in più. Il 20enne, residente nel plesso di edilizia popolare che costeggia via Carlo Miranda, denominato “Parco di Topolino” è stato raggiunto da un proiettile al petto che non gli ha lasciato scampo, partito dall’arma maneggiata da Francescopio Autiero, 20 anni, nipote di una figura apicale del clan De Micco, mentre si vantava con un gruppo di coetanei, mimando le fasi salienti della sparatoria alla quale aveva partecipato poco prima. Ascione, mentre rincasava, si era avvicinato al gruppo, riconoscendo alcuni amici e parenti, ed è stato raggiunto casualmente da quel colpo di pistola che non gli ha lasciato scampo.
Inizialmente, i De Micco avevano provato a depistare le indagini, cercando di far ricadere la colpa sul gruppo di giovanissimi di Volla con i quali Autiero aveva ingaggiato quel conflitto a fuoco poco prima di uccidere Ascione, provando contestualmente ad imporre silenzio e omertà ai testimoni oculari e garantendo protezione e copertura al giovane responsabile di quell’omicidio.
Tuttavia, l’omicidio di una giovane vittima innocente ha attirato l’attenzione dei media e delle forze dell’ordine che hanno presidiato, in particolare, alcuni rioni-simbolo del potere criminale dei De Micco a Ponticelli, come il “parco di Topolino” e il Lotto 10, il rione adiacente al Lotto 6, teatro dell’omicidio di Musella e luogo di residenza di quest’ultimo. Nei giorni successivi all’omicidio di Fabio Ascione, diverse figure di spicco del clan De Micco si eran prese irreperibili o comunque evitavano di farsi vedere in giro. Lo zio di Autiero si è concesso un viaggio, perchè “stressato” dalle pressioni che scaturivano dalla necessità di gestire una vicenda tanto spinosa. In seguito ai funerali di Ascione, quando l’attenzione sulla vicenda si è assopita, il clan ha iniziato a riorganizzarsi, spostando i suo quartier generale proprio nel Lotto 10. Secondo quanto riferito dai residenti in zona, da lì, ogni sera, un commando dei cosiddetti “Bodo” si dirige verso Volla a caccia di un bersaglio stanare: l’obiettivo ufficiale è quello di colpire uno dei giovani protagonisti del conflitto a fuoco che ha preceduto l’omicidio di Ascione, l’obiettivo ufficiale è conquistare il controllo degli affari illeciti anche nel comune al confine con Ponticelli.
Non è difficile intuire che la replica all’arresto di una figura apicale del clan Mazzarella doveva arrivare il prima possibile e probabilmente l’omicidio di Musella era stato già deliberato contestualmente alla cattura di Roberto Mazzarella con l’auspicio di lasciar trascorrere le festività pasquali per poi entrare in azione, ma l’imprevisto omicidio del 20enne Fabio Ascione ha stravolto i piani criminali dei leader della camorra locale, intenzionati a lanciare un messaggio inequivocabile ai collaboratori che con le loro dichiarazioni hanno sancito la probabile uscita di scena definitiva di una figura apicale del clan Mazzarella.
Passata la tempesta mediatica, i killer sono entrati in azione. Antonio Musella è stato ucciso mentre saliva sul suo furgone per andare a lavorare al mercato ortofrutticolo di Volla. Solo chi conosceva bene abitudini e spostamenti della vittima poteva pianificare un agguato di questo tipo e poteva entrare in azione in un rione come il Lotto 6, il luogo in cui vivono una parte dei reduci dei parenti delle “Pazzignane” non coinvolti nei numerosi blitz che hanno decapitato il clan, ma che resta comunque una delle tante zone controllate dai De Micco.
Difficilmente altri clan avrebbero potuto agire con la stessa disinvoltura e dimestichezza esibita dai sicari che la scorsa notte Antonio Musella si è trovato di fronte. Almeno cinque i colpi di pistola che hanno crivellato il furgone del 51enne, deceduto poco dopo l’arrivo al pronto soccorso dell’ospedale del Mare per la gravità delle ferite riportate in quello che, a tutti gli effetti, sembra essere un agguato di matrice camorristica eseguito per compiere una vendetta trasversale.











