È uno scenario drammatico quello ricostruito dagli inquirenti per far luce sull e circostanze in cui è maturato l’omicidio del 20enne Fabio Ascione, incensurato, estraneo alle dinamiche camorristiche, ucciso al rientro di una serata lavorativa al bingo di Cercola.
Ricostruita la dinamica dei fatti: la lite pregressa tra il 23enne Francescopio Autiero, giovane già noto alle forze dell’ordine e legato ai De Micco anche per effetto di un pesante vincolo di parentela con una delle figure apicali del clan, sull’altro versante un gruppo di giovanissimi di Volla, legati invece ai Veneruso-Rea. Al centro la spartizione del territorio e il controllo del business dei furti di auto.
La sera di Pasquetta, Autiero ai sarebbe recato a Volla, in sella a uno scooter guidato da un minore, anche lui sottoposto a fermo nelle ore precedenti. Poi la lite e il ritorno a Ponticelli, mentre erano all’esterno del bar Lively, uno dei cugini di Fabio Ascione che ha anche assistito all’omicidio, avrebbe consegnato l’arma con il quale Autiero ha prima ingaggiato il conflitto a fuoco con il gruppo di Volla, quando ha fatto irruzione in via Carlo Miranda. Da quella stessa pistola sarebbe poi partito il colpo fatale per Ascione, esploso poco dopo, quando insieme ad altri giovani presenti all’esterno del bar, aveva trovato riparo nei pressi del campo di calcio nel parco di Topolino. Spaventati dagli spari, quei ragazzi si erano riparati lì, Fabio li avrebbe raggiunti per un saluto e di lì a poco sarebbe partito accidentalmente il colpo che ha ucciso il 20enne. Ad armare la mano che lo ucciso, quindi, sarebbe stato un parente diretto.
Autiero stava mimando la sparatoria precedente, stava spiegando come aveva sparato contro il gruppo di Volla brandendo la pistola e sarebbe partito un colpo fortuitamente. Un colpo che ha lasciato incredulo perfino il 20enne Fabio Ascione che avrebbe rivolto le sue ultime parole proprio al suo carnefice: “Uà, fratè, mi hai colpito“, avrebbe esclamato in dialetto.
Drammatica è anche l’omertà che ha segnato l’intera vicenda: ragazzi che definiscono “infami” gli amici che hanno collaborato con gli inquirenti, raccontando quello che hanno visto quella tragica notte, mentre le famiglie che temono per l’incolumità dei ragazzi che hanno bucato quel silenzio, perché intenzionati a consegnare alla giustizia il responsabile della morte di un coetaneo innocente, sottolinea il clima pesantissimo che si respira tra le strade del quartiere.
Determinante anche il contributo di un collaboratore di giustizia, Eduardo Fiore Mammoliti, imparentato con persone informate sui fatti e che fin da subito ha descritto agli inquirenti l’esatta dinamica, provvedendo a fare il nome dell’autore di quello sparo. Motivo per il quale anche lui ha dichiarato di essere preoccupato per l’incolumità dei parenti, ancora residenti a Ponticelli e che tutt’altro che intenzionati a collaborare, gli hanno comunque fornito un assist prezioso, raccontandogli al telefono tutto quello che sapevano. Decisivo anche il contributo di una zia di Ascione che fin da subito ha descritto protagonisti e dinamica ai carabinieri.
Una vicenda drammatica sotto ogni aspetto e che consegna uno spaccato quotidiano amaro del clima che si respira tra le strade di un quartiere,sempre più abbandonato al suo triste destino.











