I De Micco, il clan che detiene il controllo degli affari illeciti a Ponticelli, non avrebbero gradito il clamore scaturito dall’agguato di camorra andato in scena in uno dei loro arsenali, il “Parco di Topolino”, in cui ha perso la vita il 20enne Fabio Ascione, incensurato, attinto da un colpo d’arma da fuoco al petto mentre rincasava al termine di una giornata di lavoro.
Presidi di forze dell’ordine fissi, a ridosso dei grigi palazzoni di via Carlo Miranda, uno dei fortini inespugnabili del clan, unitamente a una continua o corposa presenza di giornalisti che starebbero rallentando notevolmente gli affari illeciti. Motivo per il quale i leader della camorra di Ponticelli sarebbero scesi personalmente in campo per chiudere il caso nel breve tempo, imponendo un ultimatum ai responsabili dell’agguato: gli avrebbero concesso altre 24 ore di tempo per consegnarsi, diversamente provvederanno loro a regolare i conti, uccidendo a loro volta un giovane estraneo alle logiche malavitose, ma legato alla dinamica che ha portato all’omicidio del 20enne.
Attenzione: non si tratterebbe di una vendetta trasversale, né di un atto di giustizia arbitraria frutto della magnanimità del clan che non intende adoperarsi per giustiziare gli assassini del 20enne, ma semplicemente di una mossa imposta dalle circostanze per consentire al quartiere di ripiombare nello stato di abbandono in cui versa quotidianamente e che ha consentito ai cosiddetti “Bodo” di consolidare un capillare controllo del territorio.
I De Micco avrebbero anche un’ulteriore ragione tutt’altro che trascurabile per scendere in campo: “punire” lo sgarro compiuto da chi ha fatto irruzione in uno degli arsenali del clan, per giunta, lasciando sul selciato un ragazzo incensurato ed estraneo alle logiche malavitose. In un momento storico in cui il clan non sembra intenzionato a consentire a nessuno di scardinare e screditare l’immagine di organizzazione spietata e inattaccabile, l’incursione di quell’auto nel quartier generale, simbolo del potere inespugnabile dei De Micco, non è uno smacco di poco conto. Soprattutto se proporzionato alle conseguenze sortite, in particolare per le finanze del clan.
Il silenzio e l’omertà che hanno accompagnato l’omicidio del 20enne, fin da subito, di per sé non lasciavano presagire uno scenario molto diverso da quello che si sta configurando e che vede i De Micco sempre più padroni della scena, non solo camorristica.
Il motivo per il quale i residenti in zona hanno deciso di rompere il silenzio, raccontando quello che di qui a poco potrebbe accadere, va ricercato nel legittimo timore che il botta e risposta annunciato rischierebbe solo di allungare la scia di sangue innocente, alimentando un vortice di violenza e ideologia criminale destinato esclusivamente ad aggravare la situazione.
Particolarmente inquietante l’intenzione annunciata di voler “lasciare a terra” un giovane innocente, purché legato in qualche modo ai responsabili dell’omicidio di Fabio Ascione. Uno scenario che, del resto, si è già configurato in passato, quando lo stesso clan è entrato in azione per uccidere Emanuele Montefusco, seppure estraneo alle logiche della faida di camorra in corso e che vedevano i cosiddetti “Bodo” osteggiati dalla fazione capeggiata dal fratello di Montefusco, il ras Salvatore soprannominato “zamberletto”. Mettendo la firma su quell’omicidio, i De Micco hanno voluto comunicare in maniera inequivocabile al ras a capo del cartello rivale che se si fosse ostinato ad alimentare le logiche della guerra di camorra in corso, ad avere la peggio, sarebbero stati i parenti innocenti. Anche in quel caso, solo l’arresto di Montefusco ha scongiurato una possibile escalation di sangue ed omicidi. Inoltre, anche in quel caso, pochi giorni prima dell’omicidio di Montefusco, i “bodo” avrebbero fatto pervenire il loro ultimatum al rivale, facendo esplicito riferimento all’intenzione di uccidere un parente innocente, qualora il ras avesse continuato a mantenere un profilo basso, guardandosi bene dall’uscire allo scoperto, proprio per evitare di finire nel mirino dei sicari del clan De Micco.
Proprio per questo l’ultimatum imposto dai De Micco nelle ultime ore non è passato in sordina: chi vive il quartiere ed è costretto a convivere a stretto contatto con il clan e i suoi interpreti, ne conosce e ne teme la ferocia e la spregiudicatezza. Ed è proprio questo a destare più sconcerto e timore.
Nella fattispecie, secondo i rumors che si susseguono nelle ultime ore, la pista più accreditata è quella che riconduce al gruppo di Volla, capeggiato dal figlio di un volto noto della camorra locale che avrebbe avuto una lite con un minorenne che abita nel “Parco di Topolino”. L’omicidio di Fabio Ascione sarebbe maturato in questo clima, stando a quanto riferiscono alcuni residenti in zona, seppure il giovane fosse completamente estraneo alla lite pregressa e stava rincasando dopo una serata trascorsa a lavorare al bingo di Cercola.
I residenti in zona temono che la situazione possa degenerare, ipotizzando che le ritorsioni e le azioni dimostrative possano estendersi anche al padre del giovane rimasto coinvolto nella lite, proprietario di una nota attività commerciale nel comune di Volla, nonché inserito nelle dinamiche malavitose.
Se nelle fasi successive all’omicidio del 20enne a tenere banco era l’omertà, nelle ultime ore a dominare la scena è un allarmismo che sembra legittimato da un clima che sembra destinato ad incattivirsi, perché i De Micco scalpitano per fare in modo che Ponticelli ripiombi nel silenzio e nell’anonimato istituzionale che da tempo immemore segna la quotidianità tra le strade del quartiere tornare a curare gli affari e ringalluzzire le sempre più affamate casse del clan.
In questo clima, in attesa dei funerali, il quartiere si prepara a ricordare il 20enne Fabio Ascione organizzando una fiaccolata in sua memoria che si svolgerà giovedì 9 aprile alle ore 18 con partenza da via Carlo Miranda.











