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Agguato nella notte a Ponticelli: chi è Antonio Musella e perché è stato ucciso

Luciana Esposito di Luciana Esposito
12 Maggio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Agguato nella notte a Ponticelli: chi è Antonio Musella e perché è stato ucciso
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I sicari che la scorsa notte hanno ucciso Antonio Musella, 51 anni, in via Cupa Vicinale Pepe a Ponticelli, nel rione Lotto 6, sarebbero entrati in azione a piedi. Chi lo ha ucciso, conosceva le sue abitudini e sapeva che a quell’ora Musella usciva di casa per andare a lavorare. I sicari lo hanno freddato mentre stava salendo a bordo del suo furgone, come faceva tutte le notti per andare a fare il carico di frutta e verdura per allestire il suo stand nel mercato di Volla. Musella lavorava lì da decenni. Almeno cinque i colpi esplosi frontalmente che non hanno lasciato scampo alla vittima, a carico della quale figurano dei pretendenti, ma non per reati associativi, seppure imparentato con una delle famiglie camorristiche più radicate nel quartiere Ponticelli.

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Proprio per questo, tutto lascia presagire che Musella possa essere stato vittima di una vendetta trasversale: il 51 enne era il marito della sorella di Vincenza Maione e Gabriella Onesto, due figure apicali del clan delle “pazzignane”, il clan che ha conquistato il controllo degli affari illeciti tra il 2016 e il 2018, riuscendo a scalzare l’egemonia dei De Micco.

Molti parenti delle “pazzignane”, sono rimasti a vivere nel quartiere e finanche nei rioni controllati dai De Micco, come il Lotto 6, malgrado le plurime azioni dimostrative e ritrosive andate in scena negli ultimi tempi, in particolare. Un omicidio, quello andato in scena la scorsa notte, che sembra destinato a introdurre uno scenario ben più allarmante: Musella potrebbe essere stato vittima di una vendetta trasversale, voluta per “punire” le dichiarazioni rese da Tommaso Schisa e Luisa de Stefano, madre e figlio, ma soprattutto figure apicali del clan di famiglia. Lo scorso anno Luisa De Stefano ha scelto di seguire le orme del figlio Tommaso che ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2019. Una doppia collaborazione che si annuncia destinata a incidere pesantemente non solo sugli equilibri criminali dell’area orientale di Napoli e dell’entroterra vesuviano, ma anche sulle sorti del centro della città.

Un presagio che inizia a trovare riscontro nella realtà, così come sottolineano le prime operazioni che hanno colpito non solo i clan attivi nell’area est di Napoli, ma anche i Mazzarella e altre organizzazioni che affondano i loro tentacoli fino al cuore del centro storico partenopeo.

A rendere ancora più macabro lo scenario, concorre un duplice aspetto: non solo Musella non era inserito nelle dinamiche camorristiche, ma si guadagnava da vivere onestamente. Così come sua moglie non è mai stata coinvolta negli affari illeciti gestiti dalle sorelle e dagli altri parenti. Una famiglia punita per un legame di sangue, affinché l’omicidio di un cognato al quale “le pazzignane” erano molto legate, possa fungere da monito e indurre madre e figlio a tornare sui loro passi per evitare una strage di innocenti.

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