I sicari che la scorsa notte hanno ucciso Antonio Musella, 51 anni, in via Cupa Vicinale Pepe a Ponticelli, nel rione Lotto 6, sarebbero entrati in azione a piedi. Chi lo ha ucciso, conosceva le sue abitudini e sapeva che a quell’ora Musella usciva di casa per andare a lavorare. I sicari lo hanno freddato mentre stava salendo a bordo del suo furgone, come faceva tutte le notti per andare a fare il carico di frutta e verdura per allestire il suo stand nel mercato di Volla. Musella lavorava lì da decenni. Almeno cinque i colpi esplosi frontalmente che non hanno lasciato scampo alla vittima, a carico della quale figurano dei pretendenti, ma non per reati associativi, seppure imparentato con una delle famiglie camorristiche più radicate nel quartiere Ponticelli.
Proprio per questo, tutto lascia presagire che Musella possa essere stato vittima di una vendetta trasversale: il 51 enne era il marito della sorella di Vincenza Maione e Gabriella Onesto, due figure apicali del clan delle “pazzignane”, il clan che ha conquistato il controllo degli affari illeciti tra il 2016 e il 2018, riuscendo a scalzare l’egemonia dei De Micco.
Molti parenti delle “pazzignane”, sono rimasti a vivere nel quartiere e finanche nei rioni controllati dai De Micco, come il Lotto 6, malgrado le plurime azioni dimostrative e ritrosive andate in scena negli ultimi tempi, in particolare. Un omicidio, quello andato in scena la scorsa notte, che sembra destinato a introdurre uno scenario ben più allarmante: Musella potrebbe essere stato vittima di una vendetta trasversale, voluta per “punire” le dichiarazioni rese da Tommaso Schisa e Luisa de Stefano, madre e figlio, ma soprattutto figure apicali del clan di famiglia. Lo scorso anno Luisa De Stefano ha scelto di seguire le orme del figlio Tommaso che ha iniziato a collaborare con la giustizia nel 2019. Una doppia collaborazione che si annuncia destinata a incidere pesantemente non solo sugli equilibri criminali dell’area orientale di Napoli e dell’entroterra vesuviano, ma anche sulle sorti del centro della città.
Un presagio che inizia a trovare riscontro nella realtà, così come sottolineano le prime operazioni che hanno colpito non solo i clan attivi nell’area est di Napoli, ma anche i Mazzarella e altre organizzazioni che affondano i loro tentacoli fino al cuore del centro storico partenopeo.
A rendere ancora più macabro lo scenario, concorre un duplice aspetto: non solo Musella non era inserito nelle dinamiche camorristiche, ma si guadagnava da vivere onestamente. Così come sua moglie non è mai stata coinvolta negli affari illeciti gestiti dalle sorelle e dagli altri parenti. Una famiglia punita per un legame di sangue, affinché l’omicidio di un cognato al quale “le pazzignane” erano molto legate, possa fungere da monito e indurre madre e figlio a tornare sui loro passi per evitare una strage di innocenti.











