Emergono nuovi dettagli sulle circostanze in cui è stato ucciso il 20enne Fabio Ascione, giovane incensurato di Ponticelli, raggiunto da un proiettile al petto che non gli ha lasciato scampo, di rientro da una serata lavorativa presso il Bingo di Cercola.
La dinamica dei fatti è ormai chiara e prende sempre più forma l’ipotesi del proiettile colpito accidentalmente da un giovane del gruppo di amici con i quali il 20enne si era intrattenuto, prima di rincasare, nel Parco di Topolino, il luogo dove viveva con la sua famiglia e dove è andato incontro a un feroce destino.
Il giovane che avrebbe esploso quel colpo è lo stesso che la sera di Pasquetta, lunedì 6 aprile, si era recato a Volla dove aveva avuto una lite con un gruppo di coetanei e non avrebbe esitato a ingaggiare un conflitto a fuoco. Pertanto, il gruppo di Volla avrebbe poi fatto irruzione nei pressi del bar Lively dove a loro volta avrebbero indirizzato una serie di colpi d’arma da fuoco, seminando il panico e imponendo ai giovani presenti in zona di dileguarsi.
Un gruppetto di ragazzi, tra i quali anche il giovane che era rimasto coinvolto nella lite precedente, avrebbe trovato rifugio sotto l’androne di uno dei palazzi del cosiddetto “parco di Topolino”, nei pressi del campo di calcio dedicato a Francesco Paolillo, il 14enne morto nel 2005 in seguito a una caduta accidentale mentre giocava tra le rovine dei palazzi di edilizia popolare in costruzione in via Carlo Miranda.
Proprio quando i ragazzi erano sotto quell’androne sarebbe giunto Fabio Ascione che si sarebbe avvicinato al gruppo, riconoscendo diversi amici. A quel punto, il giovane armato avrebbe iniziato a maneggiare la pistola, probabilmente convinto di aver terminato i colpi a disposizione nel raid precedente, ma invece sarebbe partito il colpo che accidentalmente ha raggiunto Fabio Ascione al petto.
A partire da quel momento è calato il silenzio su uno dei fortini controllati dal clan De Micco a Ponticelli, perché il giovane autore di quell’omicidio sarebbe imparentato con una figura apicale dello stesso clan. Sarebbe questo il motivo per il quale il clan avrebbe fatto dietrofront, dopo l’ultimatum di 24 ore concesso al responsabile della morte di Fabio, minacciando gravi conseguenze se non si fosse consegnato spontaneamente.
Trascorse le fantomatiche 24 ore, tuttavia, nulla è cambiato: sul rione troneggiano silenzio e omertà e l’assassino di Fabio continua a beneficiare di una solida copertura. Un silenzio che non si è sgretolato nemmeno davanti al duplice diniego incassato nell’arco di poche ore e che ha portato prima all’annullamento della fiaccolata e poi alla mancata autorizzazione per la celebrazione dei funerali in chiesa per motivi di ordine pubblico, legati a una possibile azione ritrosiva durante la celebrazione delle esequie.
Seppure sia ampiamente accertata l’estraneità della vittima alle dinamiche malavitose, unitamente al suo status di onesto lavoratore, Fabio Ascione sta pagando un prezzo altissimo, malgrado il triste e feroce destino al quale è andato incontro. Neanche davanti a questa amara realtà, gli amici e anche alcuni parenti diretti che avrebbero assistito alla scena, si sentono in dovere di farsi avanti per rompere il muro del silenzio ed è questo il tratto più amaro di una vicenda sempre più contornata da aspetti surreali.











