È tornato in carcere Ivan Maione, 47 anni, ex collaboratore di giustizia e figura controversa legata alle dinamiche criminali di Napoli Est. L’uomo, imparentato con il gruppo delle cosiddette “pazzignane” del rione De Gasperi di Ponticelli, è stato arrestato nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Davide Fiorucci, ucciso a colpi di pistola l’11 febbraio 2024 a Boscoreale.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri della compagnia di Torre Annunziata, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Maione avrebbe avuto un ruolo nel commando che ha portato all’esecuzione del 29enne. Insieme a lui sono finiti in manette Carmine Gallo, ritenuto l’esecutore materiale del delitto, e Nunzio Della Ragione, accusato di aver procurato l’arma utilizzata per l’agguato.
Per gli investigatori, Maione avrebbe partecipato all’azione guidando l’auto utilizzata dal gruppo per raggiungere il luogo dell’omicidio e allontanarsi subito dopo i colpi.
La sera dell’11 febbraio 2024 Davide Fiorucci fu assassinato sotto casa sua nel rione Piano Napoli di Boscoreale, una delle zone più delicate della provincia di Napoli per la presenza di importanti piazze di spaccio. Il giovane, 29 anni, aveva precedenti penali e in passato era stato vicino agli ambienti criminali della zona. Proprio questo elemento aveva fatto pensare inizialmente a un regolamento di conti interno alla camorra. Le indagini hanno però raccontato una storia diversa. Secondo gli inquirenti, Fiorucci si era allontanato dal clan già dal 2015 e negli ultimi anni si era dedicato principalmente all’attività della pizzeria di famiglia. Una scelta che lo avrebbe portato a ribellarsi alle richieste estorsive della cosca. Il rifiuto di pagare il pizzo imposto al ristorante e di saldare un vecchio debito contratto dal padre con il clan sarebbe stato il vero movente dell’omicidio.
Una sfida che gli ex amici non gli avrebbero perdonato.
L’arresto di Ivan Maione ha riportato alla ribalta una figura già nota alle cronache giudiziarie campane. Il suo nome era emerso negli anni Novanta in uno dei fatti di sangue più clamorosi della criminalità napoletana.
Il 28 maggio 1995, quando aveva appena 17 anni, Maione uccise Salvatore Mazzarella, fratello del boss Ciro Mazzarella, storico capo dell’omonimo clan radicato a San Giovanni a Teduccio. La vittima, incensurata e impiegata al Comune, si trovava in strada dopo aver fatto visita a una zia quando venne raggiunta da due uomini su una Vespa di colore chiaro. Alla guida del mezzo c’era proprio il giovanissimo Maione.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il ragazzo esplose tre colpi di pistola contro Mazzarella, colpendolo al torace. Subito dopo scese dal motorino e sparò un quarto colpo. Gli agenti di polizia, richiamati dagli spari, arrivarono sul posto pochi istanti dopo e riuscirono a bloccare il giovane mentre aveva ancora in mano la Beretta calibro 9 utilizzata per il delitto. Il complice riuscì invece a fuggire. Solo in seguito sarebbe stato identificato in Ciro Rinaldi, esponente dell’omonimo clan rivale dei Mazzarella.
Per quell’omicidio Maione fu condannato a 18 anni di reclusione. Durante la detenzione decise però di collaborare con la giustizia, fornendo informazioni agli inquirenti sui meccanismi interni alla criminalità organizzata e sui sistemi di reclutamento degli affiliati nelle carceri. La scelta di diventare collaboratore di giustizia gli consentì di ottenere benefici penitenziari e la scarcerazione anticipata, oltre alla possibilità di cambiare identità e costruirsi una nuova vita lontano da Napoli. Per un periodo Maione lasciò la città, ma con il passare degli anni tornò a vivere nell’area vesuviana, tra Ponticelli, Boscoreale e Torre Annunziata.
Nel 2016 il suo nome riapparve nuovamente nelle cronache. All’epoca quarantenne, Maione rimase ferito da due colpi di pistola nei pressi della sua abitazione al Piano Napoli di Boscoreale. Un proiettile lo colpì al braccio destro e un altro gli provocò una ferita superficiale all’addome.
L’uomo dichiarò ai carabinieri di essere stato vittima di un tentativo di rapina per lo scooter, ma la sua versione presentava diverse incongruenze e non convinse completamente gli investigatori.
Due anni dopo, nel 2018, Maione tornò sotto i riflettori delle cronache giudiziarie per un episodio molto diverso: il furto di una bicicletta elettrica nel quartiere Savorito di Castellammare di Stabia. Grazie alle telecamere di videosorveglianza, gli agenti del commissariato di Torre Annunziata riuscirono a identificarlo e denunciarlo.
L’arresto per l’omicidio Fiorucci rappresenta oggi l’ultimo capitolo di una vicenda personale segnata da violenza, pentimento e nuovi sospetti di coinvolgimento nella criminalità. .











