La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli nel giudizio di rinvio. I due erano imputati per l’agguato del 29 gennaio 2013 al rione Conocal di Ponticelli, in cui morirono Gennaro Castaldi e Antonio Minichini
Nuovo colpo di scena nel procedimento giudiziario per il duplice omicidio di Gennaro Castaldi e Antonio Minichini, uccisi il 29 gennaio 2013 nel rione Conocal di Ponticelli. La Corte d’Assise d’Appello di Napoli, quinta sezione, ha assolto Salvatore De Micco e Gennaro Volpicelli, imputati per l’agguato.
La decisione è arrivata al termine del giudizio di rinvio disposto dalla Cassazione. Il verdetto è stato pronunciato nonostante il procuratore generale avesse chiesto la conferma della condanna all’ergastolo inflitta in primo grado.
L’agguato al rione Conocal
La sera del 29 gennaio 2013, in via Arturo Toscanini, nel rione Conocal di Ponticelli, furono freddati a colpi d’arma da fuoco due giovani, Gennaro Castaldi e Antonio Minichini.
Secondo la ricostruzione investigativa, il bersaglio dell’azione sarebbe stato Castaldi, ritenuto vicino al gruppo dei D’Amico. Antonio Minichini, 19 anni, malgrado fosse il figlio del boss Ciro Minichini detto Cirillino e della lady camorra Anna De Luca Bossa, sorella del sanguinario Tonino ‘o sicco, era estraneo agli ambienti criminali. Fu ucciso solo perché si trovava con Castaldi, ritenuto contiguo al clan D’Amico del rione Conocal. Entrambi furono trasportati in ospedale: Castaldi morì poco dopo il ricovero, mentre Minichini perse la vita nelle ore successive.
L’omicidio si inserì nel contesto dello scontro tra gruppi camorristici della periferia orientale di Napoli. Secondo l’ipotesi accusatoria, il duplice delitto sarebbe maturato dopo la rottura degli accordi tra i gruppi che si contendevano la spartizione dei proventi delle attività illecite, tra cui droga ed estorsioni, dando il via a una faida di camorra che vedeva i D’Amico contrapposti ai De Micco.
Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia
Nel procedimento un ruolo centrale è stato attribuito alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Domenico Esposito, che si era autoaccusato di aver preso parte al commando, oltre a Gaetano Lauria, Gaetano Cervone e Giovanni Favarolo.
Proprio l’attendibilità e la coerenza dei racconti dei pentiti sono diventate uno dei punti decisivi del confronto processuale. Le difese hanno contestato incongruenze nelle ricostruzioni, in particolare sulle fasi precedenti all’agguato e sul numero delle armi utilizzate.
Nel corso dei diversi gradi di giudizio, tali contestazioni hanno determinato approfondimenti e confronti tra i collaboratori. La perizia balistica richiamata dalla difesa ha inoltre alimentato il contrasto sulle modalità dell’azione di fuoco.
Una vicenda giudiziaria lunga e tormentata
Il procedimento ha attraversato una sequenza di decisioni e annullamenti.
Dopo le condanne all’ergastolo in primo grado, De Micco e Volpicelli erano stati assolti in appello nel 2021. La Procura aveva impugnato quella decisione e la Cassazione aveva disposto un nuovo giudizio. In seguito, nel giudizio d’appello, era arrivata una nuova condanna all’ergastolo per entrambi.
Il 12 gennaio 2026, la quinta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna, disponendo un ulteriore esame davanti a una diversa sezione della Corte d’Assise d’Appello di Napoli. È in questo nuovo giudizio che è maturata l’assoluzione pronunciata oggi.
Il nuovo verdetto
Con la decisione del 21 settembre, la Corte d’Assise d’Appello ha assolto De Micco e Volpicelli dalle accuse relative al duplice omicidio. Le motivazioni della sentenza consentiranno di conoscere nel dettaglio il percorso seguito dai giudici e le ragioni alla base del verdetto.
La pronuncia segna un nuovo passaggio in un processo che, per anni, ha ruotato attorno alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e alla loro valutazione, oltre che alle contestazioni formulate dalle difese.
Resta il dato umano e criminale da cui tutto ebbe origine: la sera del 29 gennaio 2013, a Ponticelli, due giovani furono raggiunti dai colpi di un agguato maturato — secondo l’accusa — nel contesto della guerra per il controllo degli affari illeciti. Per quelle morti, il percorso giudiziario ha conosciuto oggi un’altra svolta.











