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Rione Conocal, storia di una periferia dimenticata: dalle case del post terremoto ai sogni di riscatto

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
6 Agosto, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Rione Conocal, storia di una periferia dimenticata: dalle case del post terremoto ai sogni di riscatto
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Il Rione Conocal di Ponticelli non è soltanto uno dei luoghi più raccontati dalla cronaca napoletana. È il simbolo di una promessa incompiuta, di una periferia nata per offrire una casa a chi l’aveva perduta e diventata, nel tempo, il paradigma delle contraddizioni urbanistiche e sociali di Napoli.

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Negli ultimi anni il suo nome è tornato più volte sulle pagine dei giornali per omicidi, stese, accoltellamenti, faide di camorra e baby gang, ma ridurre il Conocal alla sola cronaca nera significa ignorare la sua storia e, soprattutto, le migliaia di famiglie oneste che ogni giorno provano a costruire un futuro diverso.

La nascita dopo il terremoto del 1980

Il rione Conocal nasce all’indomani del devastante terremoto dell’Irpinia del 1980. L’intervento straordinario per l’emergenza abitativa porta alla realizzazione di grandi complessi di edilizia popolare destinati ad accogliere gli sfollati provenienti da diverse zone della città.

A Ponticelli, insieme ad altri insediamenti, sorgono enormi palazzi di cemento costruiti in tempi rapidi. Dovevano rappresentare una risposta temporanea all’emergenza, ma si trasformano presto in quartieri dormitorio, spesso privi di servizi essenziali, spazi aggregativi e opportunità di lavoro.

Il degrado e l’ascesa della criminalità

L’assenza dello Stato crea un vuoto che negli anni viene occupato dalla criminalità organizzata.

Tra gli anni Novanta e Duemila il Conocal diventa uno dei principali territori contesi dai clan della periferia orientale di Napoli, complice l’insediamento di alcune famiglie già inserite nei contesti camorristici del centro storico di Napoli, come i D’Amico, i cosiddetti “fraulella”. Le guerre di camorra, in particolare quelle tra i gruppi De Micco e D’Amico, trasformano il quartiere in un teatro di agguati, intimidazioni e sparatorie in pieno giorno.

Le immagini delle “stese”, dei giovani armati e delle raffiche di kalashnikov hanno fatto il giro d’Italia, contribuendo a costruire un’immagine del rione associata quasi esclusivamente alla violenza.

Il prezzo pagato dai bambini

Le conseguenze più pesanti ricadono sulle nuove generazioni.

Molti bambini crescono in un contesto in cui la normalità è scandita dal rumore delle sirene, dai funerali di giovani uccisi e dalla paura di uscire di casa.

Negli ultimi anni il quartiere è tornato tragicamente al centro dell’attenzione per episodi che hanno coinvolto giovanissimi, dimostrando come il disagio sociale continui a rappresentare una delle principali emergenze del territorio.

Le battaglie per la scuola e i servizi

Accanto alle pagine più difficili esiste però un’altra storia.

È quella delle mamme che hanno manifestato per ottenere una scuola sicura per i propri figli, degli insegnanti che ogni giorno trasformano le aule in presìdi di legalità e delle associazioni che cercano di offrire alternative alla strada.

Nel passato recente la protesta per l’apertura del plesso scolastico ristrutturato con fondi PNRR è diventata il simbolo della richiesta di diritti fondamentali: non assistenzialismo, ma istruzione, servizi e dignità.

Anche il recupero del campo sportivo della scuola “Eduardo De Filippo”, rimasto inutilizzabile per anni e poi restituito ai ragazzi grazie all’impegno di istituzioni e volontari, ha rappresentato un piccolo ma significativo segnale di rinascita.

Un quartiere che chiede di essere raccontato per intero

Il Conocal continua a convivere con problemi enormi: povertà, dispersione scolastica, occupazioni abusive, disoccupazione e presenza della criminalità organizzata.

Eppure sarebbe un errore raccontare il Conocal soltanto attraverso le pagine di cronaca.

Dietro ogni balcone ci sono famiglie che lavorano, bambini che studiano, volontari che resistono, insegnanti che scelgono di non andare via e cittadini che chiedono semplicemente ciò che altrove viene considerato normale: strade sicure, scuole funzionanti, spazi pubblici, trasporti e opportunità.

La vera sfida

La storia del Conocal dimostra che non basta costruire case per creare un quartiere.

Servono servizi, cultura, lavoro e una presenza costante delle istituzioni.

Perché ogni volta che lo Stato arretra, qualcun altro occupa quello spazio.

Ed è forse questa la lezione più importante che arriva da uno dei luoghi più complessi della periferia est di Napoli: il futuro di un quartiere non si cambia con un blitz o con una telecamera accesa per un giorno. Si cambia investendo ogni giorno nelle persone che hanno deciso di restare.

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