Il 15 settembre ignoti hanno danneggiato un cantiere di via Edoardo Scarpetta. Un episodio ancora senza responsabili, che riporta alla memoria le dichiarazioni resa dal collaboratore Giovanni Braccia la sera prima dell’arresto sulle pressioni del clan De Micco sui lavori nel Lotto 10
Un cantiere destinato alla ristrutturazione di alloggi comunali, nel cuore di uno dei territori storicamente sottoposti al controllo dei clan di Ponticelli. Nella notte tra il 14 e il 15 settembre, ignoti sono entrati nell’area di via Edoardo Scarpetta, nel rione Lotto 10, e hanno danneggiato tubi di irrigazione, pali dell’illuminazione, lastre in cemento, attrezzature edili e persino un campo da tennis.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia Poggioreale, che hanno acquisito le immagini delle telecamere e avviato le indagini. Il titolare della ditta, ascoltato dai militari, avrebbe riferito di non aver ricevuto minacce o richieste estorsive e di non sapersi spiegare il motivo dell’azione vandalica.
Al momento, dunque, non ci sono elementi pubblici per affermare che il raid sia riconducibile alla camorra, ma la storia dei lavori nel Lotto 10 riportano alla luce un precedente inquietante.
Il racconto di Giovanni Braccia
A fornire un elemento di contesto sono le dichiarazioni rese da Giovanni Braccia, ex esponente della criminalità organizzata di Ponticelli divenuto collaboratore di giustizia dopo l’arresto dell’ottobre 2024. Proprio la sera precedente all’arresto, l’ex elemento di spicco della camorra di Napoli est riferì alla direttrice di “Napolitan”, la giornalista Luciana Esposito, delle informazioni dettagliate che riguardavano il cantiere allestito nel Lotto 10, uno dei tanti arsenali dei De Micco a Ponticelli per provvedere alla ristrutturazione degli alloggi di edilizia popolare e alla riqualifica dell’area.
Braccia, era una fonte della giornalista prima ancora della collaborazione formale con la magistratura, e alla vigili dell’arresto ha raccontato diversi aspetti delle dinamiche criminali che interessavano la periferia orientale di Napoli.
Secondo quanto riferito dal collaboratore, anche i lavori nel Lotto 10 sarebbero finiti nel mirino del clan De Micco.
Il racconto riguarda un episodio che, secondo Braccia, si sarebbe verificato nei mesi precedenti al blitz che ha poi portato anche al suo arresto. Braccia fa riferimento a presunte richieste estorsive rivolte alla ditta impegnata nei lavori, indicando il ras del rione come mandante, mentre il soggetto delegato alla riscossione del denaro sarebbe un volto noto del clan De Martino che in passato svolgeva la stessa mansione per conto di questi ultimi, provvedendo a svolgere il giro dei commercianti finiti nella lista nera dei cosiddetti “XX” nel rione Incis di Ponticelli.
Braccia ricostruisce uno scenario ben preciso: dopo le pressioni criminali i lavori si sarebbero fermati per alcuni giorni, per poi riprendere. Una circostanza che Braccia avrebbe interpretato come il risultato di una possibile resa dell’impresa alle richieste del clan e che pertanto avrebbe elargito la somma richiesta, pur di proseguire i lavori senza ulteriori ritardi o intoppi.
Il racconto, va precisato, appartiene alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia e deve essere valutato nel quadro degli accertamenti giudiziari e dei riscontri acquisiti dagli investigatori, ma concorre a ricostruire uno scenario che aiuta a comprendere il clima che si respira nei rioni controllati al clan De Micco a Ponticelli.
Il controllo non sarebbe stato soltanto economico
Secondo la ricostruzione fornita da Braccia, inoltre, le richieste del gruppo criminale non si sarebbero limitate al pagamento di denaro.
Il cugino dei D’Amico di San Giovanni a Teduccio avrebbe riferito che sarebbe stata imposta anche l’assunzione di persone indicate dal clan, trasformando così il controllo del cantiere in uno strumento capace di incidere direttamente sulla gestione della forza lavoro.
È uno schema che, se confermato dai riscontri investigativi, restituisce una dimensione diversa dell’infiltrazione criminale negli appalti: non soltanto la richiesta estorsiva, ma anche la possibilità di decidere chi lavora, chi entra in un cantiere e chi può beneficiare delle opportunità occupazionali generate da un’opera pubblica. Proprio come accadeva quando a detenere il controllo degli affari illeciti a Ponticelli erano i fratelli Sarno.
Un meccanismo particolarmente significativo proprio nel Lotto 10, dove sono stati avviati importanti interventi di rigenerazione urbana e di riqualifica degli alloggi di edilizia popolare.
Il Lotto 10 e la presenza del clan
Il Lotto 10 non è una zona qualsiasi di Ponticelli.
È uno dei territori nei quali gli investigatori hanno storicamente registrato la presenza e il controllo dei gruppi criminali della periferia orientale di Napoli.
I fatti avvenuti di recente sottolineano la presenza di soggetti riconducibili al cartello De Micco-De Martino nel rione Lotto 10, uno degli arsenali più controllati dal clan nel quartiere Ponticelli. Proprio in uno degli appartamenti nelle disponibilità del clan sarebbe stato condotto e pestato uno dei minori riconducibili al gruppo di Volla con il quale, negli ultimi tempi, prima le giovani leve del clan e poi le figure apicali dei cosiddetti “bodo” sono entrati in rotta di collisione, sullo sfondo il controllo degli affari illeciti, del mercato dei furti d’auto, in primis. Un episodio che doveva fungere da monito, costringendo i giovani membri del gruppo di Volla a ridimensionare velleità e incursioni nella zona controllata dai De Micco e, invece, pochi giorni dopo quel brutale pestaggio, fecero irruzione nella zona di via Carlo Miranda, il cosiddetto “Parco di Topolino”, un altro arsenale dei De Micco a Ponticelli e a bordo di un’auto di grossa cilindrata ingaggiarono un conflitto a fuoco con due giovani legati al clan di Ponticelli a bordo di uno scooter, guidato da un minore, mentre Francescopio Autiero, giovane nipote di uno dei ras dei De Micco, rispondeva al fuoco. Nelle fasi successive al raid, quando l’auto dei vollesi si era dileguata, i due giovani trovarono riparo sotto l’androne di uno dei palazzi del rione, insieme a un gruppo di amici . Mentre Autiero mimava le fasi salienti della sparatoria di cui era stato protagonista poco prima, partì un colpo accidentale dal la pistola che brandiva che colpì al petto Fabio Ascione, ventenne estraneo alle logiche criminali che si era intrattenuto con il gruppo di amici mentre rincasava al termine di una serata trascorsa a lavorare al Bingo di Cercola.
All’indomani dell’omicidio di un giovane innocente, per sfuggire alla pressione mediatica e delle forze dell’ordine, i ras dei De Micco radicati nel “Parco di Topolino” si trasferirono nel Lotto 10, il rione che tuttora rappresenta uno degli arsenali-simbolo del potere criminale esercitato dal clan a Ponticelli.
È in questo contesto che il raid dello scorso 15 settembre assume un peso che va oltre il semplice danneggiamento.
Va ricordato che prima di collaborare con la giustizia, Braccia ha ricostruito meticolosamente alla giornalista Luciana Esposito il sistema di controllo criminale degli alloggi popolari: la gestione degli immobili di proprietà del Comune di Napoli, le somme richieste per poter accedere alle abitazioni, i soggetti coinvolti nel business illecito, il modus operandi, l’elenco degli alloggi controllati dal clan e molte altre informazioni che concorrono a far luce su uno dei business d’oro della camorra.
Il raid del 15 settembre
Quella notte qualcuno è entrato nel cantiere.
Non avrebbe portato via semplicemente materiale: avrebbe danneggiato strutture e attrezzature, colpendo tubi di irrigazione, pali dell’illuminazione, lastre in cemento, strumenti di lavoro e il campo da tennis.
Un’azione che ha richiesto di entrare all’interno di un’area di cantiere e muoversi indisturbato in un rione controllato dalla camorra.
I carabinieri stanno lavorando per identificare gli autori del raid. Il titolare dell’impresa non avrebbe denunciato precedenti minacce o richieste estorsive, contrariamente a quanto riferito, invece, da Braccia, quando era ancora un soggetto più che ben addentrato nelle dinamiche malavitose locali.
Un precedente che impone domande
Il precedente raccontato da Braccia non dimostra che dietro il raid ci sia il clan De Micco, ma impone una domanda precisa: quanto è ancora permeabile ai condizionamenti criminali un territorio nel quale i lavori pubblici rappresentano una delle principali occasioni di trasformazione economica e sociale?
Il Lotto 10 sta cambiando. I vecchi alloggi lasciano spazio a nuovi interventi, arrivano risorse pubbliche e si aprono cantieri.
È proprio quando un territorio cambia che la criminalità organizzata può provare a intercettare nuove opportunità: appalti, subappalti, forniture, manodopera, controllo del territorio.
Per questo il raid del 15 settembre merita un’attenzione particolare, non soltanto per individuare chi ha danneggiato quel cantiere, ma per capire se si è trattato davvero di un episodio isolato o se qualcuno, ancora una volta, sta provando a far sentire la sua presenza là dove stanno arrivando lavori, soldi pubblici e nuovi alloggi.










