Dietro l’omicidio di Fabio Ascione, il giovane ucciso all’alba del 7 aprile a Ponticelli, emergono contorni sempre più inquietanti legati a contrasti tra gruppi di ragazzi provenienti da territori diversi, in particolare tra la zona orientale di Napoli e il comune di Volla.
Le indagini dei Carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, stanno facendo luce su una dinamica di tensione crescente che avrebbe portato prima a un violento conflitto a fuoco e poi alla tragedia.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Fabio Ascione era estraneo al raid avvenuto quella sera stessa, poco prima che i giovani di Ponticelli trovassero riparo sotto l’androne di un palazzo in via Carlo Miranda, nel plesso di edilizia popolare dove viveva il 20enne e tra quali c’era anche Francescopio Autiero, figura già inserita in contesti problematici e coinvolta nei contrasti con un gruppo di giovani provenienti da Volla.
Alla base dello scontro ci sarebbero dissidi legati ad attività illegali, in particolare alla gestione di affari illeciti come furti d’auto e controllo del territorio.
Alcuni soggetti provenienti da Volla – tra cui giovani riconducibili a famiglie già note alle forze dell’ordine – avrebbero avuto precedenti attriti con Autiero, sfociati in minacce e tensioni nei giorni precedenti.
La notte tra il 6 e il 7 aprile, il gruppo di Volla si sarebbe mosso verso Ponticelli proprio con l’intenzione di rintracciare Autiero, individuato come obiettivo di un’azione armata.
Intorno alle 5 del mattino, nei pressi del Bar Lively di via Carlo Miranda, la situazione è degenerata.
Un’auto di grossa cilindrata, con a bordo soggetti non ancora identificati ma ritenuti legati al gruppo di Volla, ha incrociato uno scooter con Autiero e un complice minorenne, anche lui sottoposto a fermo la notte del 14 aprile, una settimana dopo quel raid e il successivo omicidio di Ascione. Da lì è partito un conflitto a fuoco reciproco, con colpi esplosi da entrambe le parti.
Una scena di guerra, avvenuta tra ragazzi e in mezzo alla strada, che ha seminato il panico tra i presenti.
Dopo la sparatoria, Autiero si è allontanato dirigendosi verso i campetti di via Rossi Doria. Qui, pochi minuti dopo, si è consumata la tragedia.
Secondo più testimonianze, mentre raccontava quanto accaduto poco prima, Autiero avrebbe agitato la pistola ancora in mano, facendo partire accidentalmente un colpo che ha raggiunto al petto Fabio Ascione.
Una morte assurda, arrivata al culmine di una notte di violenza che non lo riguardava direttamente.
Ciò che emerge con forza dalle indagini è il coinvolgimento di giovanissimi in dinamiche criminali sempre più violente, dove contrasti territoriali e logiche di potere sfociano rapidamente nell’uso delle armi.
Una escalation preoccupante che evidenzia come anche piccoli attriti possano trasformarsi in azioni armate organizzate, con conseguenze drammatiche.
Gli investigatori stanno continuando a lavorare per identificare tutti i partecipanti al conflitto a fuoco e chiarire nel dettaglio i rapporti tra i gruppi coinvolti.
Resta il dato più tragico: una vittima innocente, colpita per errore in un contesto di violenza criminale che non gli apparteneva.










