Non sarebbe stato soltanto un matrimonio. Secondo Giovanni Braccia, ex esponente di vertice della camorra di Napoli Est e oggi collaboratore di giustizia, le nozze tra Gesualdo Sartori, detto “Alduccio”, e la figlia di Salvatore D’Amico, alias “‘o Pirata”, avrebbero rappresentato un momento altamente simbolico per gli equilibri del clan D’Amico e dell’alleanza con il cartello Mazzarella.
Giovanni Braccia fornì una cronaca dettagliata della cerimonia alla giornalista Luciana Esposito nei giorni immediatamente successivi, molto prima di formalizzare il proprio percorso di collaborazione con la magistratura. Di fatto, prima dell’arresto e della successiva decisione di collaborare con la giustizia, Braccia aveva già preso le distanze dagli ambienti criminali avviando una fitta corrispondenza con la giornalista, rivelando informazioni e retroscena cruciali che le hanno consentito di divulgare notizie di notevole rilevanza, come dimostra il contributo fornito in occasione del matrimonio di Sartori con sua nipote.
“Quattrocento invitati e uno sfarzo senza precedenti”
«Aldo si è sposato ieri con mia nipote. La chiesa era a Capodimonte, il ricevimento a Bacoli. C’erano circa quattrocento invitati e un pranzo da 300 euro a persona. C’era tutta la camorra napoletana per festeggiare il matrimonio», raccontava Braccia.
Per documentare quanto stava riferendo, inviò alla giornalista decine di link a contenuti pubblicati sui social network che mostravano una cerimonia caratterizzata da grande sfarzo. Secondo il suo racconto, l’evento prevedeva spettacoli con acrobati, ballerini, scenografie imponenti e le esibizioni di artisti come Franco Ricciardi e Francesco Cicchella.
Braccia aggiungeva anche una riflessione provocatoria:
«Se un cittadino non presenta la dichiarazione dei redditi, il Fisco bussa alla sua porta. Tutti questi soldi spesi da persone che non hanno redditi dichiarati, invece?».
“Fui invitato, ma non ci andai”
Il collaboratore spiegava di aver ricevuto personalmente l’invito al matrimonio.
«Sono stato invitato anch’io, ma ci sono andati mia madre e mio fratello. Io ho preferito stare con la mia famiglia.»
Una scelta che, riletta oggi alla luce del suo successivo percorso di collaborazione con la giustizia, assume un significato diverso rispetto a quanto appariva allora.
La fotografia ispirata a Scarface
Tra gli episodi che più lo colpirono vi fu una fotografia realizzata durante il ricevimento.
«Hanno riprodotto una scena del film “Scarface”. Tutti i rampolli della famiglia erano disposti intorno ad Aldo, che occupava la posizione centrale.»
Per Braccia quella scelta scenografica non era casuale, ma voleva trasmettere un preciso messaggio di forza e continuità.
“La camorra sta cambiando volto”
Secondo Braccia, Sartori rappresenterebbe una nuova figura di riferimento rispetto ai tradizionali capi clan.
Nessuno degli invitati era armato, ha preso la vigilanza armata e una guardia del corpo che non lo mollava un istante. Ad Aldo non piace la guerra, viso pulito, broker, procacciatore di affari e non conta se si è alleati o meno. La camorra sta cambiando volto. Lo stesso stile della mafia: gli affari prima di tutto.
A suo giudizio, le nuove generazioni punterebbero soprattutto sugli investimenti e sul traffico internazionale di droga.
“Avete notato che Aldo si è circondato di tutti soldati e familiari giovani? Tutti gli anziani a riposo. Sono convinti che l’unico modo per fare soldi assai e veloce è solo il business della droga. Un giorno inonderà Napoli con fiumi di droga, sembra il copione del film Scarface, uguale. Stesso stile, lui ne ha la stoffa.“
Il messaggio pubblicato sui social
Braccia richiamava anche una storia pubblicata su Instagram da Antonio Cozzolino, detto “‘o 38”, cognato di Sartori.
“Aldo lo vedo sereno e sopirò di sé: ha avuto la benedizione dei vecchi boss di stare al comando della famiglia. Questa è la conferma”: lo screenshot di una storia pubblicata su Instagram da Antonio Cozzolino detto ‘o 38, cognato di Sartori e anche lui genero del boss Salvatore D’Amico.

“Aldo voglio vederti vincere assolutamente, distruggere ogni singolo sogno che hai, voglio vederti superare le barriere che affronti, voglio vederti avere successo. Sono io il tuo più grande fan, il tuo massimo sostenitore e sarò con te in ogni singolo passo del percorso. Sei destinato alla grandezza, con o senza di me. Voglio vederti raggiungere tutto. Ti amo fratello mio”.
Secondo Braccia quel messaggio avrebbe avuto un significato ulteriore.
“Secondo lei per come è ignorante Tonino ‘o 38 sono parole sue? Tonino ha prestato il nome solo, ma il messaggio è del boss. Mio cugino Salvatore o’ pirata, suo suocero, gran parte della serata è stato in videochiamata con loro, come se fosse presente. I miei cugini sono grandi d’età e con le condanne che hanno può darsi che non escono più. Allora la famiglia deve sapere che è stato fatto un passaggio di consegna al comando.”
“Il passaggio di consegne”
La parte più significativa del racconto riguarda il significato che Braccia attribuisce al matrimonio.
Secondo lui, la cerimonia avrebbe rappresentato un simbolico passaggio di testimone all’interno della famiglia D’Amico. Braccia spiegava che, a suo giudizio, le nozze avrebbero sancito l’investitura di Sartori come nuova figura di riferimento della famiglia.
«I vecchi boss stanno alle spalle di Aldo. Lui ha ricevuto la loro benedizione.»
Un matrimonio che andrebbe oltre l’aspetto familiare
Secondo il collaboratore, il matrimonio avrebbe avuto anche la funzione di ricomporre vecchie tensioni interne.
Braccia richiamava vicende familiari e criminali risalenti agli anni precedenti, sostenendo che la cerimonia avrebbe rappresentato un momento di riavvicinamento tra diversi rami della famiglia D’Amico.
«Con il Pirata la pace era stata fatta. Anche persone che per anni non si parlavano più erano presenti insieme al matrimonio.»
Nelle conversazioni con la giornalista, Braccia insisteva soprattutto sul valore simbolico dell’evento.
“Questo non è stato soltanto un matrimonio d’amore. Un matrimonio per sancire alleanze e sanare vecchi dissapori nelle famiglie camorristiche, ma una cosa è certa ed è evidente: questo matrimonio è stato più elegante e sfarzoso di una fiaba. E’ stato il biglietto da visita per descrivere il nuovo capo: questa è mafia, non teppistelli di quartiere. La famiglia D’Amico è entrata anche a Roma da anni.“
Parole che oggi assumono un peso diverso alla luce delle successive dichiarazioni rese dal collaboratore davanti agli investigatori e dei più recenti sviluppi giudiziari che riguardano gli equilibri del clan D’Amico e dell’alleanza con il cartello Mazzarella.
A distanza di ormai due anni, quelle parole acquistano un significato che va ben oltre il semplice racconto di un matrimonio sfarzoso. Le dichiarazioni di Giovanni Braccia restituiscono una chiave di lettura degli equilibri interni alla camorra di Napoli Est: il matrimonio tra Aldo Sartori e la figlia di Salvatore D’Amico non viene descritto come una semplice unione familiare, ma come un evento simbolico destinato a sancire un passaggio di consegne, a ricomporre vecchie fratture e a consolidare una nuova classe dirigente all’interno del cartello D’Amico-Mazzarella.
Il riferimento alla presenza dei giovani rampolli delle principali famiglie criminali, all’assenza dei vecchi boss – rappresentati anche a distanza attraverso videochiamate – e alla centralità assunta da Sartori raccontano, secondo Braccia, una camorra che cambia volto. Meno legata all’immagine del boss di strada e sempre più orientata verso una gestione imprenditoriale degli affari illeciti, con il traffico di droga al centro delle strategie di espansione.
Molti dei dettagli che Braccia confidò alla giornalista Luciana Esposito quando ancora non era collaboratore di giustizia trovano oggi riscontro nelle indagini e nelle successive dichiarazioni rese agli inquirenti. È questo l’aspetto che conferisce particolare valore al suo racconto: non la ricostruzione fatta a posteriori, ma informazioni fornite in tempi non sospetti, quando non aveva ancora intrapreso formalmente il percorso di collaborazione con la magistratura.
Le sue parole, lette oggi alla luce delle più recenti inchieste, contribuiscono a comprendere come la camorra continui a utilizzare eventi pubblici, relazioni familiari e alleanze matrimoniali per riaffermare assetti di potere e trasmettere messaggi all’interno e all’esterno delle organizzazioni criminali. Un mosaico investigativo in cui ogni dettaglio, anche quello apparentemente più marginale, può diventare un tassello fondamentale per ricostruire gli equilibri di una delle realtà criminali più radicate del territorio.










