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Attentato a Sigfrido Ranucci, arrestato Valter Lavitola: «Voleva accrescere la popolarità del giornalista»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
10 Agosto, 2026
in Cronaca, In evidenza
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L’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola è accusato di essere il mandante dell’attentato contro il conduttore di Report. Per il gip avrebbe commissionato l’azione per rafforzare la popolarità di Ranucci e favorire un progetto politico. Chiesto l’arresto anche per Gomes Clesio Tavares, ritenuto l’intermediario con gli esecutori.

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Quello che sembrava un attentato maturato nell’ombra contro un giornalista impegnato da anni su alcune delle inchieste più delicate del Paese assume ora contorni ancora più sorprendenti.

A distanza di quasi dieci mesi dall’esplosione che distrusse l’auto di Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, è stato arrestato Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, ritenuto dagli inquirenti il presunto mandante dell’attentato.

La misura cautelare in carcere è stata disposta dal gip di Roma nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura capitolina, nella quale viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso, ma è soprattutto il presunto movente ricostruito dagli investigatori a rendere la vicenda particolarmente singolare.

Secondo quanto scritto dal gip nell’ordinanza, l’attentato sarebbe stato commissionato da Lavitola «esclusivamente per accrescere la popolarità» di Ranucci e accelerare un progetto dell’imprenditore in ambito politico.

La bomba sotto l’auto di Ranucci

L’attentato risale alla notte tra il 16 e il 17 ottobre 2025, quando un ordigno esplose sotto l’automobile di Ranucci a Pomezia, nei pressi della sua abitazione.

L’esplosione distrusse completamente il veicolo e provocò danni anche all’auto della figlia del giornalista. Nessuno rimase ferito, ma l’episodio rappresentò un salto di livello nelle intimidazioni subite da Ranucci.

Le indagini hanno progressivamente portato gli investigatori verso una banda ritenuta responsabile dell’esecuzione materiale dell’azione e, successivamente, verso la figura di chi avrebbe ordinato l’attentato.

Già nelle scorse settimane Lavitola era stato indicato dalla Procura come possibile mandante. A luglio, nei suoi confronti erano emersi gli elementi investigativi che avevano portato a contestargli, in concorso con altre persone, i reati legati alla detenzione, al trasporto e all’utilizzo dell’ordigno, oltre a minaccia e danneggiamento aggravati dal metodo mafioso.

Il sopralluogo e il ruolo di Lavitola

Tra gli elementi che avrebbero rafforzato il quadro accusatorio c’è anche un sopralluogo nella zona dell’abitazione di Ranucci.

Secondo la ricostruzione investigativa, Lavitola avrebbe partecipato personalmente a un sopralluogo prima dell’attentato. Un elemento che, secondo l’accusa, contribuirebbe a collocarlo non soltanto come eventuale ideatore dell’azione, ma come persona direttamente coinvolta nella sua preparazione.

Gli investigatori sarebbero arrivati a collegare Lavitola alla vicenda anche attraverso i rapporti con Gomes Clesio Tavares, indicato come figura di collegamento tra l’imprenditore e il gruppo incaricato di mettere in atto l’attentato.

Per Tavares è stato chiesto l’arresto.

L’ipotesi più clamorosa: un attentato per rendere Ranucci più popolare

È questo il passaggio dell’inchiesta che ha suscitato maggiore clamore.

Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, Lavitola avrebbe ritenuto che un attentato potesse trasformare Ranucci in una figura ancora più popolare, rafforzandone l’immagine pubblica e creando le condizioni per un suo eventuale ingresso in politica. Un progetto nel quale, sempre secondo il gip, lo stesso Lavitola avrebbe immaginato per sé un ruolo.

In altre parole, secondo questa ipotesi investigativa, la bomba non sarebbe stata concepita principalmente per eliminare o intimidire il giornalista, ma per costruire attorno a lui l’immagine della vittima di un attentato e, di conseguenza, accrescerne la notorietà.

Una ricostruzione che dovrà naturalmente essere sottoposta al vaglio dei successivi passaggi giudiziari.

Il progetto politico dietro l’attentato

L’ipotesi degli investigatori ruota dunque attorno a un presunto progetto politico.

Lavitola, secondo il gip, avrebbe visto nella popolarità di Ranucci un possibile strumento per accelerare un disegno personale. L’idea sarebbe stata quella di favorire l’ascesa politica del giornalista e, contemporaneamente, assicurarsi un ruolo nello scenario che avrebbe potuto aprirsi.

Un quadro che aggiunge un elemento ancora più inquietante alla vicenda: l’idea che un atto di violenza possa essere stato utilizzato come strumento di costruzione dell’immagine pubblica di una persona.

Una vicenda ancora tutta da chiarire

L’arresto di Lavitola rappresenta un’importante svolta nelle indagini, ma non coincide con la conclusione dell’inchiesta.

Restano da chiarire tutti i passaggi della presunta catena di comando: chi avrebbe materialmente organizzato l’azione, quali sarebbero stati i rapporti tra Lavitola, Tavares e gli esecutori e, soprattutto, quali fossero le reali intenzioni alla base dell’attentato.

L’inchiesta ha già individuato alcune delle figure ritenute coinvolte nell’esecuzione e ora punta a ricostruire definitivamente il livello superiore della vicenda.

Al centro resta Sigfrido Ranucci, giornalista abituato a raccontare il potere, la criminalità e gli interessi nascosti attraverso le inchieste di Report.

Questa volta, però, è lui a trovarsi al centro di un’inchiesta che prova a spiegare chi abbia voluto colpirlo e perché e la risposta ipotizzata dagli investigatori è, almeno per ora, una delle più paradossali: un attentato commissionato non per mettere a tacere Ranucci, ma per renderlo ancora più popolare.

Tags: attentati ai giornalistiattentato RanuccicronacagiornalismogiudiziariaGomes Clesio TavaresinchiestePomeziaraiReportSigfrido RanucciValter Lavitola
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