Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre, un ordigno è esploso sotto l’auto di Sigfrido Ranucci davanti alla sua abitazione a Pomezia, danneggiando anche il veicolo della figlia e parte dell’abitazione adiacente. Le autorità hanno avviato le indagini congiunte di Carabinieri, polizia scientifica e DIGOS, e la Procura di Roma ha aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato con metodo mafioso.
Un dettaglio inquietante ha colto l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di stampa: l’attentato è avvenuto proprio nel giorno dell’anniversario dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese uccisa con un’autobomba il 16 ottobre 2017. a coincidenza temporale non è sfuggita ai commentatori, che hanno definito l’atto come un messaggio simbolico, un monito sulla pericolosità che può avvolgere chi fa inchiesta.
Secondo fonti vicine all’inchiesta, l’ordigno era rudimentale, ma con potenza sufficiente a causare gravi danni e potenzialmente anche vittime qualora qualcuno fosse passato in quel momento davanti all’abitazione. Ranucci stesso ha dichiarato che «avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento». Le auto distrutte sono due: quella del giornalista e quella della figlia, parcheggiata lì pochi minuti prima. L’esplosione ha inoltre divelto cancellate e danneggiato il cancello del giardino antistante la casa. Numerose personalità e rappresentanti del mondo dell’informazione hanno posto l’accento su come l’attentato evidenzi un clima di delegittimazione crescente nei confronti del giornalismo d’inchiesta in Italia.
Il presidente della Federazione Nazionale Stampa, Vittorio Di Trapani, ha sottolineato come il gesto colpisca non solo un singolo giornalista ma l’intero sistema informativo della democrazia: «Colpire un giornalista è colpire il diritto alla verità».
Difficile ipotizzare che la data scelta per l’attentato non sia affatto casuale. La coincidenza con l’anniversario dell’assassinio di Daphne Caruana Galizia, una giornalista d’inchiesta uccisa con un’autobomba nei pressi della sua abitazione, appare estremamente inquietante.
Nel giorno dell’anniversario dell’uccisione di Daphne Caruana Galizia, tornare al linguaggio delle bombe è un segnale più che inquietante. Un messaggio nel messaggio che concorre ad aggravare il contesto in cui è maturato l’attentato della scorsa notte ai danni del conduttore di Report.
Le indagini proseguono: gli artificieri sono al lavoro per accertare la natura dell’ordigno, eventuali tracce di collegamenti con gruppi criminali organizzati o mandanti politici. Il fascicolo aperto dalla Procura di Roma è affidato al pool antimafia coordinato da magistrati esperti.
Lattentato a Sigfrido Ranucci, oltre al gesto criminale concreto, porta con sé il monito che chi informa con coraggio può essere preso di mira, e che la difesa della libertà di informazione resta una battaglia civile urgente.










