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Attentato a Sigfrido Ranucci: cittadini e colleghi manifestano vicinanza, mentre proseguono le indagini

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
18 Ottobre, 2025
in Cronaca, In evidenza
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Attentato a Sigfrido Ranucci: cittadini e colleghi manifestano vicinanza, mentre proseguono le indagini
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Nel corso della serata di giovedì 16 ottobre un ordigno esplosivo è stato piazzato sotto l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma di inchiesta “Report” su Rai3, davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, vicino a Pomezia, in provincia di Roma. L’esplosione ha distrutto il veicolo di Ranucci e quello della figlia, danneggiando anche la facciata di una casa vicina.

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Le indagini e le ipotesi

Secondo le prime ricostruzioni, l’ordigno rudimentale conteneva circa un chilo di esplosivo e sarebbe stato attivato manualmente, probabilmente con una miccia accesa. Gli investigatori dell’Antimafia e della Digos stanno esaminando le immagini delle telecamere di sorveglianza e le celle telefoniche per identificare i responsabili.

Ranucci, sotto scorta dal 2010, ha ricevuto numerose minacce in passato, legate alle sue inchieste su mafia, corruzione e poteri occulti. Nel 2021 fu sventato un piano per ucciderlo, orchestrato da un narcotrafficante legato alla ‘Ndrangheta.

Le forze dell’ordine hanno individuato alcune tracce significative: una telecamera di sorveglianza a 50 metri dal luogo dell’esplosione ha ripreso un uomo incappucciato che si allontanava dalla scena poco prima dell’attacco. Ranucci ha riferito di aver trovato due proiettili P38 davanti alla sua abitazione, un gesto simbolico che richiama gli “anni di piombo” e potrebbe essere interpretato come un messaggio intimidatorio.

Inoltre, l’attentato è avvenuto a ridosso dell’annuncio dei temi delle nuove inchieste di “Report”, che trattano argomenti legati alla ‘Ndrangheta e alla Cosa Nostra. Un’altra suggestione inquietante va ricercata nella data: il 16 ottobre del 2017 la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia fu uccisa in un attentato con autobomba nei pressi della sua abitazione.

Sono stati organizzati presidi di solidarietà in diverse città italiane per difendere la libertà di stampa e condannare l’intimidazione al giornalismo d’inchiesta.

Stamane, sabato 18 ottobre, la comunità di Campo Ascolano a Pomezia ha organizzato un sit-in spontaneo davanti alla casa di Ranucci. I partecipanti hanno esposto striscioni con slogan come “Il silenzio è mafia” e “#NoBavaglio”, esprimendo il loro sostegno al giornalista e condannando l’intimidazione. Tra i presenti c’erano cittadini locali, rappresentanti di associazioni e colleghi di Ranucci.

Nel pomeriggio di venerdì 17 ottobre, si è svolto un presidio di solidarietà davanti alla sede Rai di via Teulada a Roma. Alla manifestazione hanno partecipato centinaia di persone, tra cui colleghi di Ranucci, rappresentanti sindacali, associazioni studentesche, l’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) e membri di partiti politici, tra cui il Movimento 5 Stelle. Il direttore generale della Rai, Giampaolo Rossi, e altri membri del consiglio di amministrazione hanno incontrato Ranucci nel cortile della sede per esprimere solidarietà e condanna per l’attentato. Durante l’incontro, i colleghi di Ranucci hanno intonato lo slogan “La tua scorta siamo noi”, ribadendo l’impegno della Rai nella difesa della libertà di stampa.

L’attentato a Sigfrido Ranucci rappresenta un grave attacco alla libertà di informazione in Italia. Le indagini sono in corso per individuare i responsabili e fare piena luce sull’accaduto. La solidarietà espressa dalle istituzioni e dalla società civile è fondamentale per contrastare ogni forma di intimidazione al giornalismo e difendere i principi democratici.

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Sette colpi di pistola contro un asilo privato, un proiettile che raggiunge la finestra di un'abitazione al piano superiore e una denuncia per tentata estorsione presentata nell'agosto del 2025. Ad Acerra, il raid contro una struttura dedicata all'infanzia riaccende l'attenzione sul fenomeno delle intimidazioni e del racket nell'area a nord di Napoli. A raccontare il precedente è Maria De Rosa, proprietaria dell'asilo, che ha dichiarato di aver denunciato un tentativo di estorsione attribuito a persone che riteneva legate ad ambienti criminali del territorio. Dopo gli spari, la donna ha lanciato un appello alle istituzioni affinché non venga lasciata sola.  «Sette colpi di pistola non fermeranno il mio coraggio. Non abbasserò la testa. Ho scelto di stare dalla parte dello Stato e ora chiedo allo Stato di stare dalla mia parte», ha affermato De Rosa ai media, ribadendo la volontà di non arretrare dopo quanto accaduto. Il raid in via Stendardo: un proiettile raggiunge un'abitazione Gli spari sono stati esplosi nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre contro l'asilo privato in via Stendardo, ad Acerra. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione e gli investigatori del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna, impegnati nei rilievi e nella ricostruzione della dinamica. Secondo quanto riferito dalla proprietaria, sono stati esplosi sette colpi. Uno dei proiettili ha oltrepassato la finestra di un'abitazione situata al piano superiore della struttura. Un dettaglio che evidenzia la pericolosità dell'azione, anche per le persone che vivono nell'edificio. Al momento non risultano feriti.  L'identità di chi ha sparato e il movente restano da accertare. Gli investigatori dovranno verificare se esista un collegamento tra il raid e la denuncia presentata nel 2025, senza escludere altre piste. «Ho fatto la mia parte, ora lo Stato mi stia vicino» Nel suo appello, Maria De Rosa ha raccontato di aver scelto di rivolgersi alla magistratura perché non voleva accettare che la paura diventasse una regola imposta da altri. Ha inoltre sottolineato di aver collaborato con gli inquirenti, consapevole dei rischi, ma convinta della scelta compiuta. La donna ha espresso preoccupazione per i propri figli e per la famiglia, ribadendo però la volontà di andare avanti. Il suo messaggio è rivolto anche agli altri cittadini: denunciare, non cedere al silenzio e mantenere fiducia nella giustizia. «Non lasciate che il silenzio diventi la forza di chi vi minaccia», è l'appello lanciato dalla proprietaria. La solidarietà del Comune di Acerra Il sindaco di Acerra, Tito d'Errico, ha definito l'accaduto un atto intollerabile che ferisce l'intera comunità, esprimendo vicinanza alle persone coinvolte. L'amministrazione comunale ha ribadito la fiducia nel lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, assicurando che la questione della sicurezza continuerà a essere affrontata in collaborazione con le istituzioni competenti.  L'episodio riporta al centro il tema della tutela di chi denuncia presunte richieste estorsive. La collaborazione con la giustizia è uno strumento fondamentale per contrastare il racket, ma deve essere accompagnata dalla capacità delle istituzioni di garantire ascolto, protezione e risposte concrete.

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