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Chi è Valter Lavitola: dall’editoria ai processi, il faccendiere al centro di alcune delle più note inchieste italiane

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Luglio, 2026
in Cronaca
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Valter Lavitola, 59 anni, è un ex giornalista, editore e imprenditore, noto soprattutto per il suo coinvolgimento in alcune delle più importanti vicende giudiziarie e politico-istituzionali degli ultimi vent’anni. Oggi il suo nome è tornato al centro delle cronache dopo essere stato indagato dalla Procura di Roma come presunto mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, nell’ambito di un’inchiesta in cui gli viene contestato anche il reato di strage. 

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Dagli esordi nel PSI alla direzione de L’Avanti!

Nato a Napoli nel 1967 e laureato in Scienze Politiche all’Università Federico II, Lavitola muove i primi passi nel Partito Socialista Italiano, nell’area vicina a Bettino Craxi.

Negli anni Novanta entra nel mondo dell’editoria e diventa proprietario e direttore del quotidiano L’Avanti!, testata che utilizza come strumento di influenza politica e che lo porta a costruire rapporti con esponenti di primo piano della politica italiana. 

Il rapporto con Silvio Berlusconi

Il nome di Lavitola diventa noto al grande pubblico soprattutto per la sua vicinanza all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Negli anni viene coinvolto in diverse vicende giudiziarie che riguardano il leader di Forza Italia, tra cui l’inchiesta sulla presunta estorsione legata al caso Tarantini e quella sulla cosiddetta compravendita dei senatori, relativa al passaggio dell’ex senatore Sergio De Gregorio dalla maggioranza di centrosinistra al centrodestra durante il governo Prodi. 

Le condanne

Nel corso degli anni Lavitola è stato protagonista di numerosi procedimenti penali.

Tra le principali vicende giudiziarie figurano il patteggiamento a 3 anni e 8 mesi nell’inchiesta sulla presunta truffa ai finanziamenti pubblici destinati al quotidiano L’Avanti!; la condanna per tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, poi divenuta definitiva; la condanna in primo grado nel processo sulla compravendita dei senatori, procedimento che si è successivamente concluso con la dichiarazione di prescrizione del reato in appello, senza una pronuncia assolutoria nel merito. 

Nel 2011 fu destinatario di un ordine di custodia cautelare e rimase latitante per circa otto mesi, prima di costituirsi spontaneamente al suo rientro in Italia nell’aprile 2012. 

Il ritorno alla vita privata

Dopo avere scontato parte della pena, Lavitola si è progressivamente allontanato dalla scena politica e giudiziaria.

In un’intervista rilasciata nel 2024 a la Repubblica, ha definito sé stesso «un bandito», dichiarandosi pentito di alcune scelte del passato e raccontando di essersi reinventato come ristoratore. 

Il nuovo capitolo giudiziario

Oggi il suo nome riemerge in un contesto completamente diverso.

Secondo la Procura di Roma, Lavitola sarebbe il presunto mandante dell’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Gli investigatori ritengono che abbia partecipato alla pianificazione dell’azione e disposto il reperimento dell’esplosivo attraverso alcuni intermediari. Per questo motivo gli viene contestato anche il reato di strage, una delle accuse più gravi previste dal codice penale. 

Le indagini sono ancora in corso e sarà l’autorità giudiziaria ad accertare l’eventuale fondatezza delle accuse.

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Prec.

Attentato a Sigfrido Ranucci, a Valter Lavitola contestato anche il reato di strage: «È il mandante»

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