Nella notte tra giovedì 16 e venerdì 17 ottobre, un ordigno è esploso sotto l’auto del giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore del programma d’inchiesta Report, parcheggiata davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano, località di Pomezia alle porte di Roma. L’esplosione ha causato danni alla vettura e ha coinvolto anche l’auto della figlia del giornalista; parzialmente danneggiata è risultata anche la casa adiacente all’abitazione.
Secondo quanto dichiarato da Ranucci stesso, l’esplosivo era di tipo rudimentale ma con potenza sufficiente a causare gravi conseguenze: «Avrebbe potuto uccidere chi fosse passato in quel momento», ha affermato.
Le forze dell’ordine — carabinieri, DIGOS, polizia scientifica e vigili del fuoco — sono intervenute sul posto per i rilievi e la messa in sicurezza dell’area.
La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per danneggiamento aggravato con l’aggravante del metodo mafioso, coordinata dai pubblici ministeri dell’Antimafia Carlo Villani e Ilaria Calò. Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha reso noto che sono state disposte misure di protezione rafforzate per Ranucci. Manifestazioni di solidarietà si sono susseguite da vari ambienti istituzionali e giornalistici, dai sindacati di categoria al mondo politico, che hanno denunciato l’aggressione come un attacco non solo ad un giornalista, ma alla libertà di informazione.
Da tempo Ranucci vive sotto scorta, a causa delle minacce di morte ricevute nel corso del suo lavoro investigativo su mafia, corruzione, traffici illeciti. In un video postato sui social, Report ha affermato che l’ordigno «è stato piazzato sotto l’auto del giornalista», precisando che poteva avere un effetto letale. Il fatto avviene pochi giorni dopo che Ranucci aveva annunciato i temi della nuova stagione del programma, incentrati su sanità, università, cultura, rapporti tra banche e criminalità, e altre inchieste scottanti.
L’episodio ha suscitato forte preoccupazione all’interno del mondo dell’informazione: colpire un giornalista d’inchiesta significa colpire il diritto alla verità e alla democrazia. Le indagini proseguono per risalire a mandanti e autori materiali dell’attentato e per chiarire la natura esatta dell’ordigno e la sua costituzione.











