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Attentato a Sigfrido Ranucci, a Valter Lavitola contestato anche il reato di strage: «È il mandante»

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
7 Luglio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Attentato a Sigfrido Ranucci: solidarietà trasversale e indagini in corso
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Si aggrava la posizione di Valter Lavitola nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. La Procura di Roma gli contesta ora anche il reato di strage, ritenendolo il presunto mandante dell’azione intimidatoria avvenuta nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista. 

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La nuova contestazione emerge dal decreto di perquisizione eseguito il 4 luglio dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Roma, che nelle scorse settimane hanno già portato all’arresto dei presunti esecutori materiali dell’attentato. 

L’accusa: «Fu lui a ordinare l’attentato»

Secondo l’ipotesi accusatoria, Lavitola avrebbe incaricato Gomes Clesio Tavares, cittadino camerunense di 47 anni ritenuto dagli investigatori l’intermediario dell’operazione, di trovare persone in grado di reperire l’esplosivo e di collocarlo davanti alla casa di Ranucci. 

Per i pubblici ministeri, l’ex editore avrebbe quindi avuto un ruolo determinante nell’organizzazione dell’attacco, agendo in concorso con i componenti del gruppo criminale arrestato nei giorni scorsi e con lo stesso Tavares. 

Il sopralluogo un mese prima dell’esplosione

Tra gli elementi ritenuti più significativi dagli inquirenti c’è un episodio avvenuto il 16 settembre 2025, circa un mese prima dell’attentato.

Secondo la Procura, Lavitola avrebbe effettuato insieme a Tavares un sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Sigfrido Ranucci, allo scopo di pianificare l’azione. Un dettaglio che, per gli investigatori, confermerebbe l’esistenza di una fase preparatoria accurata e il coinvolgimento diretto del presunto mandante. 

Il reato di strage

La novità più rilevante dell’inchiesta è la contestazione del reato di strage, una delle accuse più gravi previste dal codice penale.

L’ipotesi viene formulata in concorso con gli altri indagati e rappresenta un ulteriore aggravamento del quadro accusatorio. Nelle scorse settimane il giudice aveva già valutato questa qualificazione giuridica nei confronti dei presunti esecutori materiali, senza recepirla nella misura cautelare. La Procura, invece, continua a ritenere che la gravità dell’azione e le modalità dell’attentato giustifichino tale contestazione. 

Le indagini

L’inchiesta prosegue per ricostruire il movente e i rapporti tra il presunto mandante, l’intermediario e il gruppo che avrebbe materialmente organizzato ed eseguito l’attacco.

Nei giorni scorsi i Carabinieri hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione di Lavitola, sequestrando telefoni cellulari e dispositivi informatici che saranno analizzati alla ricerca di ulteriori elementi utili alle indagini. 

L’attentato, avvenuto davanti alla casa del giornalista, aveva suscitato forte allarme nel mondo dell’informazione e delle istituzioni, riaccendendo il dibattito sulla tutela dei cronisti impegnati in inchieste su criminalità organizzata e poteri criminali. Ora, con la contestazione del reato di strage e l’individuazione di un presunto mandante, l’inchiesta entra in una nuova e delicata fase.

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Sette colpi di pistola contro un asilo privato, un proiettile che raggiunge la finestra di un'abitazione al piano superiore e una denuncia per tentata estorsione presentata nell'agosto del 2025. Ad Acerra, il raid contro una struttura dedicata all'infanzia riaccende l'attenzione sul fenomeno delle intimidazioni e del racket nell'area a nord di Napoli. A raccontare il precedente è Maria De Rosa, proprietaria dell'asilo, che ha dichiarato di aver denunciato un tentativo di estorsione attribuito a persone che riteneva legate ad ambienti criminali del territorio. Dopo gli spari, la donna ha lanciato un appello alle istituzioni affinché non venga lasciata sola.  «Sette colpi di pistola non fermeranno il mio coraggio. Non abbasserò la testa. Ho scelto di stare dalla parte dello Stato e ora chiedo allo Stato di stare dalla mia parte», ha affermato De Rosa ai media, ribadendo la volontà di non arretrare dopo quanto accaduto. Il raid in via Stendardo: un proiettile raggiunge un'abitazione Gli spari sono stati esplosi nella notte tra giovedì 15 e venerdì 16 ottobre contro l'asilo privato in via Stendardo, ad Acerra. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della locale stazione e gli investigatori del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna, impegnati nei rilievi e nella ricostruzione della dinamica. Secondo quanto riferito dalla proprietaria, sono stati esplosi sette colpi. Uno dei proiettili ha oltrepassato la finestra di un'abitazione situata al piano superiore della struttura. Un dettaglio che evidenzia la pericolosità dell'azione, anche per le persone che vivono nell'edificio. Al momento non risultano feriti.  L'identità di chi ha sparato e il movente restano da accertare. Gli investigatori dovranno verificare se esista un collegamento tra il raid e la denuncia presentata nel 2025, senza escludere altre piste. «Ho fatto la mia parte, ora lo Stato mi stia vicino» Nel suo appello, Maria De Rosa ha raccontato di aver scelto di rivolgersi alla magistratura perché non voleva accettare che la paura diventasse una regola imposta da altri. Ha inoltre sottolineato di aver collaborato con gli inquirenti, consapevole dei rischi, ma convinta della scelta compiuta. La donna ha espresso preoccupazione per i propri figli e per la famiglia, ribadendo però la volontà di andare avanti. Il suo messaggio è rivolto anche agli altri cittadini: denunciare, non cedere al silenzio e mantenere fiducia nella giustizia. «Non lasciate che il silenzio diventi la forza di chi vi minaccia», è l'appello lanciato dalla proprietaria. La solidarietà del Comune di Acerra Il sindaco di Acerra, Tito d'Errico, ha definito l'accaduto un atto intollerabile che ferisce l'intera comunità, esprimendo vicinanza alle persone coinvolte. L'amministrazione comunale ha ribadito la fiducia nel lavoro delle forze dell'ordine e della magistratura, assicurando che la questione della sicurezza continuerà a essere affrontata in collaborazione con le istituzioni competenti.  L'episodio riporta al centro il tema della tutela di chi denuncia presunte richieste estorsive. La collaborazione con la giustizia è uno strumento fondamentale per contrastare il racket, ma deve essere accompagnata dalla capacità delle istituzioni di garantire ascolto, protezione e risposte concrete.

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