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Attentato a Sigfrido Ranucci: quattro arresti in Campania

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
30 Giugno, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Attentato a Sigfrido Ranucci: cittadini e colleghi manifestano vicinanza, mentre proseguono le indagini
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Quattro persone sono state arrestate con l’accusa di essere i presunti esecutori dell’attentato dinamitardo contro il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. L’operazione, eseguita all’alba dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma con il supporto dei militari delle province di Napoli e Avellino, rappresenta il punto di svolta di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che fin dall’inizio aveva ipotizzato una matrice riconducibile alla criminalità organizzata.

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L’attentato del 16 ottobre

L’episodio risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando un potente ordigno rudimentale venne collocato all’esterno dell’abitazione di Ranucci, nella zona di Campo Ascolano, a Pomezia, sul litorale romano. L’esplosione distrusse l’automobile del giornalista, danneggiò anche quella della figlia e provocò ingenti danni al cancello e al muro di cinta dell’abitazione. Nessuno rimase ferito soltanto per una circostanza fortuita, ma fin dai primi rilievi gli investigatori evidenziarono come la potenza dell’ordigno avrebbe potuto provocare conseguenze ben più gravi.

L’attentato arrivava dopo una lunga sequenza di intimidazioni. Nei mesi precedenti erano stati rinvenuti proiettili nei pressi dell’abitazione del giornalista e, proprio in ragione delle minacce ricevute per la sua attività d’inchiesta, il Ministero dell’Interno gli aveva già assegnato un dispositivo di tutela personale.

Le indagini dell’Antimafia

L’inchiesta è stata affidata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, che ha concentrato l’attenzione sulla possibilità che l’attentato fosse stato commissionato da ambienti della criminalità organizzata come atto intimidatorio nei confronti del giornalista.

Nel corso delle indagini, i Carabinieri del Nucleo Investigativo hanno ricostruito i movimenti del gruppo attraverso attività tecniche, analisi delle immagini di videosorveglianza, intercettazioni e riscontri investigativi che hanno consentito di individuare il presunto commando. Secondo la ricostruzione investigativa, gli esecutori avrebbero agito su commissione e con modalità riconducibili al metodo mafioso.

L’operazione: quattro misure cautelari

Le misure cautelari sono state eseguite nelle province di Napoli e Avellino dai Carabinieri del Comando Provinciale di Roma, con il supporto dei reparti territoriali.

Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di detenzione di esplosivi; porto e utilizzo di ordigno esplosivo in luogo pubblico; minaccia; danneggiamento.

Le contestazioni sono aggravate dall’aver agito in più persone e con il cosiddetto metodo mafioso, circostanza che, secondo la Procura, conferirebbe all’azione una particolare capacità intimidatoria.

“La bomba avrebbe potuto uccidere mia figlia”

Dopo gli arresti, Sigfrido Ranucci ha ringraziato pubblicamente i Carabinieri e la magistratura, ricordando come sin dall’inizio gli investigatori gli avessero assicurato il massimo impegno nell’individuare i responsabili.

Il giornalista ha ribadito che la deflagrazione avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia, sottolineando come l’ordigno fosse stato collocato in prossimità dell’abitazione in un momento in cui avrebbe potuto coinvolgere anche i suoi familiari.

Un’indagine ancora aperta

L’esecuzione delle quattro misure cautelari rappresenta un passaggio fondamentale dell’inchiesta, ma non ne conclude gli sviluppi. Gli investigatori stanno infatti proseguendo gli accertamenti per individuare gli eventuali mandanti dell’attentato e chiarire il contesto nel quale maturò la decisione di colpire il conduttore di Report.

L’ipotesi investigativa è che il commando abbia agito su incarico di terzi, motivo per cui l’attenzione della Direzione Distrettuale Antimafia resta concentrata sull’identificazione di chi avrebbe ordinato l’azione intimidatoria.

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