Diventa sempre più teso e concitato il clima a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli dove nella notte tra lunedì 11 e martedì 12 maggio la camorra ha fatto nuovamente sentire la sua inquietante presenza. Nel mirino dei killer è finito Antonio Musella, 51 anni, da decenni proprietario di uno stand nel mercato ortofrutticolo di Volla, a carico del quale figurano precedenti non di natura associativa e legati al passato, ma soprattutto cognato di Gabriella Onesto e Vincenza Maione “le pazzignane” che hanno vissuto da protagoniste gli anni della faida tra i clan alleati di Napoli Est, di cui erano parte integrante, e i De Micco-Mazzarella. Musella era anche il cognato di Ivan Maione: il killer di Salvatore Mazzarella, estraneo alle dinamiche camorristiche e padre di Roberto, il boss dell’omonimo clan arrestato il mese scorso da latitante. I Mazzarella, dal loro canto, vendicarono l’omicidio del padre ordinando la morte di Antonio Maione, fratello di Ivan, anche lui estraneo agli ambienti criminali. Un botta e risposta che si incastona nell’eterna faida di Napoli Est tra i Mazzarella e i Rinaldi, omicidi tornati nuovamente ricorrenti, malgrado gli oltre 25 anni trascorsi.
Proprio questo scenario potrebbe introdurre il movente dell’omicidio del cognato 51enne delle “pazzignane”, maturato all’incirca un mese dopo la cattura di Roberto Mazzarella, perché è stato indicato come il mandante dell’omicidio di Antonio Maione da due collaboratori di giustizia eccellenti: la reggente del clan delle “pazzignane” Luisa De Stefano, passata dalle parte dello Stato da più di un anno e suo figlio, Tommaso Schisa, collaboratore di giustizia dal 2019.
In quest’ottica, l’omicidio di Musella potrebbe rappresentare una duplice vendetta trasversale: sia per punire i rivali rispetto ai plurimi tentativi di replicare all’omicidio di Maione mettendo la firma su un agguato eclatante, inscenati nel corso degli anni recenti, in particolare, dalle “pazzignane”, ma anche una pesantissima azione ritorsiva inflitta ai familiari dei collaboratori di giustizia che con le dichiarazioni rese agli inquirenti hanno probabilmente sancito la definitiva uscita di scena di una figura apicale del clan Mazzarella.
Inoltre, negli anni in cui i clan alleati di Napoli Est – il cartello camorristico costituito dalle vecchie “famiglie d’onore” dell’area orientale di Napoli – riuscirono a conquistare i controllo degli affari illeciti, fu proprio Luisa De Stefano a ordinare una serie di omicidi voluti per punire la collaborazione con la giustizia dei fratelli Sarno, assassinando alcuni parenti estranei alle logiche camorristiche rimasti a vivere a Ponticelli, anche dopo il declino del clan che per oltre trent’anni aveva dominato la scena camorristica. Ad avere la peggio, in quel vortice di vendetta innescato dal livore criminale della “pazzignana” furono Mario Volpicelli, cognato dei Sarno che si guadagnava da vivere lavorando come commesso in una merceria e Giovanni Sarno, fratello disabile e alcolizzato degli ex boss.
Dieci anni dopo, quello scenario torna nuovamente ricorrente e sembra destinato a rappresentare una concreta minaccia per altre vite innocenti, seppure per effetto di un rocambolesco ribaltamento del fronte: adesso, a essere in bilico, sono le vite dei parPonticelli, la promessa del ras: “Prima che mi arrestano devo fare “il regalo” a Tommaso e Luisa”enti della “pazzignana” per effetto della sua decisione di passare dalla parte dello Stato.
Uno scenario che fin da subito, ad onor del vero, aveva sortito forti ripercussioni nella zona del rione de Gasperi, quartier generale del clan dove i parenti sopravvissuti ai blitz che hanno decapitato l’alleanza provano a sopravvivere, in primis, schivando sistematicamente gli attacchi dei De Micco che fin da subito hanno indirizzato ai parenti della De Stefano rimasti a vivere nel quartiere azioni minatorie che sempre più frequentemente sfociano in agguati.
Per questo motivo, i nipoti della ex donna-boss, oggi collaboratrice di giustizia, vivono barricati in casa, in quanto consapevoli di essere in cima alla black list dei De Micco, ormai da diverso tempo.
Uno scenario che rievoca quello in cui è maturato l’omicidio di Emanuele Pietro Montefusco, fratello del ras Salvatore alias “Zamberletto” che proprio con i reduci dei “pazzignani” aveva provato a rifondare un clan nel rione De Gasperi con l’intento di scalzare i De Micco e per questo finì nel mirino dei killer rivali. Consapevole di essere concretamente in pericolo, Montefusco si guardava bene dall’abbandonare la sua abitazione, proprio per preservare la sua incolumità, esattamente come stanno facendo i nipoti di Luisa De Stefano, rimasti da soli a reggere le redini del clan.
Impossibilitati a colpire il ras, i De Micco ripiegarono sul fratello di Montefusco, seppure estraneo alle logiche camorristiche, senza avere neanche bisogno di pianificare un agguato: “Pierino” si guadagnava da vivere vendendo rotoloni di carta lungo il marciapiede di via Argine a Ponticelli. I sicari salirono a bordo di un’auto e una volta giunti sul posto, aprirono il fuoco, lasciando il fratello del rivale agonizzante sul selciato.
Anche in questo caso, non è da escludere che i killer abbiano ripiegato su Musella, proprio perché i soggetti inseriti nelle dinamiche camorristiche contigui al clan rivale si guardano bene dall’abbandonare la propria abitazione. Del resto, nella zona del Lotto 6, rione di residenza di Musella, nonché teatro dell’agguato, vivono diversi soggetti legati al clan De Micco che detengono anche il controllo degli affari illeciti. Le sue abitudini erano note: a quell’ora era solito uscire di casa per recarsi al mercato ortofrutticolo di Volla dove lavorava da decenni. Per i sicari è stato fin troppo facile entrare in azione per mettere la firma sull’ennesima vendetta trasversale. Un omicidio voluto anche per lanciare um monito inquietante soprattutto ai nipoti della “pazzignana” che all’indomani dell’omicidio di un parente estraneo alle logiche della faida di camorra in corso, sono ancora più coscienti del pericolo che incombe sulle loro vite.
Per questo motivo, nel rione De Gasperi di Ponticelli, regna un clima di dilagante paura, soprattutto perché forte è il sentore che la prossima vittima sacrificale potrebbe essere stanata proprio lì, dove vivono anche parenti non legati agli ambienti criminali che, proprio come Musella, escono di casa per andare a lavorare. Un’abitudine quotidiana che in un territorio segnato dalle logiche della faida e delle vendette trasversali, rischia di diventare una vulnerabilità che potrebbe rivelarsi fatale. Ancora una volta.










