La cattura del latitante Roberto Mazzarella avvenuta lo scorso 4 aprile, potrebbe rappresentare in movente dell’omicidio di Antonio Musella, il 51enne ucciso la scorsa notte nel rione Lotto 6 di Ponticelli, mentre si accingeva a salire sul suo furgone per andare a lavorare. Come ogni notte, Musella stava andando a fare il carico di frutta e verdura per allestire lo stand che da decenni occupa nel mercato ortofrutticolo di Volla. Il 51enne era conosciutissimo nel Centro Agroalimentare di Napoli ed era solito pubblicizzare la sua merce anche pubblicando dei video ironici sui social network.
Il nome di Roberto Mazzarella, capo dell’omonimo clan camorristico attivo in diversi quartieri di Napoli e nella provincia, era uno dei quattro criminali che figuravano nella lista di latitanti di massima pericolosità del ministero dell’Interno.
È stato arrestato mentre si trovava in un resort di lusso a Vietri sul Mare, sulla Costiera amalfitana, dove aveva affittato una villa sotto falso nome per trascorrere la Pasqua con la moglie e i due figli. Mazzarella ha 48 anni ed era latitante dal 28 gennaio 2025, dopo che era riuscito a fuggire all’arresto disposto dal tribunale di Napoli con l’accusa di omicidio aggravato dal metodo mafioso. A suo carico il tribunale di Napoli aveva emesso anche un mandato di arresto europeo.
È accusato di essere stato il mandante dell’omicidio di Antonio Maione, fratello incensurato di Ivan Maione, che aveva ucciso Salvatore Mazzarella, padre di Roberto. Salvatore Mazzarella, impiegato comunale ritenuto non affiliato all’attività mafiosa della famiglia, fu ucciso nel 1995 a causa di una storica faida tra i Mazzarella e il clan Rinaldi, a cui Ivan Maione era legato. Quest’ultimo è il cognato di Antonio Musella, quindi anche imparentato con “le pazzignane” Vincenza Maione e Gabriella Onesto. Queste ultime, al pari di Ivan Maione, sono attualmente detenute anche per reati associativi, alla luce del ruolo di primo ordine ricoperto nel clan di famiglia e nel cartello camorristico costituito dai vecchi clan di Napoli est che tra il 2016 e il 2018 riuscirono a conquistare il controllo del territorio, a discapito dei De Micco-Mazzarella, confluendo in un’unica alleanza che includeva i Rinaldi di San Giovanni a Teduccio, i Minichini-de Luca Bossa di Ponticelli, gli Aprea di Barra e soprattutto loro, “Le Pazzignane”, capeggiate da Luisa De Stefano. Una donna-boss che ha ricoperto un ruolo cruciale e che dallo scorso anno è passata dalla parte dello Stato, seguendo le orme del figlio Tommaso Schisa che dal 2019 ha preso le distanze dagli ambienti criminali per diventare un collaboratore di giustizia. Le dichiarazioni di madre e figlio si sono rivelate cruciali per consentire agli inquirenti di far luce sull’omicidio di Antonio Maione e far scattare, di conseguenza, le manette per Roberto Mazzarella in veste di mandante dell’omicidio.
Secondo le dichiarazioni fornite da Luisa De Stefano e Tommaso Schisa, Roberto Mazzarella, oltre ad aver ideato l’omicidio di Maione, il 15 dicembre del 2000 avrebbe anche partecipato all’agguato, guidando il motorino dal quale sparò l’assassino. Come altro presunto esecutore materiale è attualmente indagato Clemente Amodio.
L’omicidio di Musella è avvenuto all’incirca un mese dopo la cattura di Mazzarella.
Tutto lascia presagire che si potrebbe trattare di una vendetta traversale voluta per “punire” i familiari di quei collaboratori che hanno consegnato il ras di uno dei clan più potenti di Napoli alla giustizia, ma soprattutto lancia un monito ancora più inquietante: Antonio Musella rappresentava un fermo punto di riferimento per le figlie delle “pazzignane” attualmente detenute e, soprattutto, non sarebbe mai stato coinvolto negli affari illeciti della famiglia, al pari di sua moglie che seppure “sorella di”, si è sempre tenuta distante dalla malavita. Uccidendo Musella, i rivali hanno inflitto un colpo durissimo ai familiari dei collaboratori di giustizia, sottolineando ancora una volta la ferma volontà di uccidere anche persone estranee agli ambienti criminali, pur di preservare i loro interessi.
Il contesto e le modalità di esecuzione pochi dubbi lasciano in merito al movente e alla firma che sembra scandita a chiare lettere sul cadavere di Musella. Un agguato che si colloca sull’asse De Micco-Mazzarella e che probabilmente è stato ideato ed eseguito per rinsaldare l’alleanza tra i due clan, ma anche per rilanciarne la supremazia per dare continuità a quella strategia del terrore che gli consente di controllare in maniera capillare e militare il territorio, ormai da troppo tempo.











