Sono inquietanti i retroscena che tratteggiano l’ultimo sussulto di camorra andato in scena a Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli dove il clan De Micco, l’organizzazione che detiene il controllo del territorio, seguita a far sentire la sua temibile presenza.
Non solo estorsioni a tappeto, accompagnate da minacce violente indirizzate a commercianti e imprenditori per indurli a cedere al ricatto del clan, ma anche e soprattutto azioni minatorie indirizzate ai reduci delle cosche che provano ad opporsi e ribellarsi alla forza egemone dei cosiddetti “bodo”.
Un clima ben sintetizzato dalla premessa/promessa rivolta all’ultimo reduce del clan dei “pazzignani”, all’indomani del raid andato in scena nell’isolato 10 del rione De Gasperi di Ponticelli: “prima che mi arrestano devo fare “il regalo” a Luisa e Tommaso”, ovvero i collaboratori di giustizia Luisa De Stefano e Tommaso Schisa, rispettivamente zia e cugino del giovane finito per l’ennesima volta nel mirino dei sicari che gli hanno indirizzato una “stesa”, sparando colpi d’arma da fuoco a scopo dimostrativo nei pressi della sua abitazione. Il giovane, a sua volta, avrebbe replicato agli spari, affacciandosi al balcone.
“Il regalo” sarebbe proprio il suo omicidio. La stessa parola utilizzata da Luisa De Stefano quando, in veste di boss reggente del clan di famiglia e di figura apicale del cartello camorristico costituito dai vecchi clan di Napoli est, fungeva da regista degli omicidi voluti per punire il pentimento dei fratelli Sarno. Un vortice di vendette in cui persero la vita Mario Volpicelli, cognato dei Sarno estraneo alle logiche malavitose e Giovanni Sarno, il fratello disabile e alcolizzato degli ex boss di Ponticelli. Quando si accingeva a mettere la firma su un altro delitto eccellente, quello di “patatina”, ovvero la figlia di Vincenzo Sarno, Luisa De Stefano definì quell’omicidio proprio “un regalo” indirizzato agli affiliati al clan condannati all’ergastolo in via definitiva per la strage del bar Sayonara proprio per effetto delle dichiarazioni rese dal mandante della mattanza, in veste di collaboratore di giustizia: il boss Ciro Sarno.
Una frase dalla quale trapela la ferma intenzione dei De Micco di mettere la firma su un omicidio utile quantomeno a “punire” la scelta di madre e figlio di passare dalla parte dello Stato, pur consapevoli che niente potrà mai scalfire la loro decisione, inducendoli a tornare sui loro passi. Forte è il sentore che il clan intenda provare a chiudere definitivamente la partita con “i pazzignani”, promotori e attori di una lunga stagione di tumulti, animata da numerosi atti di ribellione rivolti alla cosca egemone e che non si sono sedati nemmeno in seguito ai numerosi arresti che hanno concorso a ridimensionare notevolmente il gruppo emergente del rione De Gasperi, nato sotto la guida di Salvatore Montefusco alias “Zamberletto”.
L’acclarata volontà di uccidere il nipote di Luisa De Stefano, non è l’unica consapevolezza inquietante che scaturisce dalla frase proferita dal ras dei “De Micco”, bensì anche il sentore dell’imminente arresto, alla luce del noto coinvolgimento in diversi fatti eclatanti avvenuti di recente. Nella fattispecie, si tratterebbe dello stesso soggetto, scarcerato di recente che nei mesi scorsi ha indirizzato una richiesta estorsiva ad una nota e storica azienda del quartiere che nei giorni successivi è poi rimasta coinvolta in un incendio doloso che ha provocato ingenti danni all’attività. Un’azione ritorsiva voluta per piegare l’imprenditore al ricatto estorsivo del clan e forse proprio il fatto che la notizia del suo coinvolgimento nella vicenda sia più che di dominio pubblico, induce il ras a dare per scontato che di qui a poco per lui si apriranno nuovamente le porte del carcere.
Proprio per questo il ras mirerebbe ad uscire di scena mettendo la firma su un delitto eccellente, destinato a lanciare un ulteriore e spietatissimo messaggio a tutti coloro che decidono di intralciare i piani criminali dei “bodo”: come già accaduto in passato, con l’omicidio di Emanuele Montefusco, qualora il clan si vedesse impossibilitato a regolare i conti con i diretti interessati, questi ultimi dovranno seriamente temere per l’incolumità dei loro familiari. Inoltre, prenderebbe materialmente forma il disegno criminale agognato da tempo e destinato a “ripagare con la stessa moneta” Luisa De Stefano per aver tolto la vita ai parenti dei Sarno estranei alle logiche criminali. Del resto, Mario Volpicelli, il cognato dei Sarno che si guadagnava da vivere lavorando come commesso in un negozio “Tutto 50 centesimi”, era anche lo zio di Gennaro Volpicelli, fedelissimo dei De Micco, attualmente detenuto. Motivo per il quale, mettendo la firma sull’omicidio del nipote di Luisa De Stefano, i De Micco vendicherebbero la morte di un parente diretto di un affiliato della prima ora al clan.
Infine, un delitto di questa portata, sortirebbe un effetto devastante sugli altri collaboratori e su tutti coloro che si stanno lasciando accarezzare dall’idea di vincere la paura per rompere il muro d’omertà, in uno scenario già fortemente condizionato dal fantasma di Enrico Capozzi, il 37enne nipote dei Sarno, che aveva denunciato e fatto condannare il ras dei De Micco Antonio Nocerino detto Brodino che dopo aver scontato in carcere una pena per tentata estorsione è tornato in libertà di recente.










