Un’escalation di violenza che prosegue ininterrottamente, quella che imperversa nel rione De Gasperi di Ponticelli, un tempo arsenale del clan Sarno, oggi quartier generale dei businessmen della droga che negli isolati due e tre hanno consolidato un business longevo e redditizio che da decenni garantisce proventi da capogiro. Proprio per contrasti legati ai proventi dell’attività di spaccio, il ras a capo del business della droga nell’isolato tre è in rotta di collisione ormai da tempo con i reduci dei “pazzignani”, fino a pochi anni fa organizzazione apicale del cartello camorristico costituito dai vecchi clan di Napoli est. In seguito al pentimento di Tommaso Schisa, il rampollo del clan, al quale ha fatto seguito quello della madre Luisa De Stefano, figura egemone della cosca di famiglia, “i pazzignani” sono andati incontro a un vero e proprio tracollo, accentuato da diversi arresti. Con i ras storici reclusi in carcere, come Antonella De Stefano e suo marito Michele Damiano, ma soprattutto Giovanni De Stefano, alias “Giovannone”, “i pazzignani” subiscono la forza egemone dei De Micco, come in più circostanze è accaduto nel corso degli anni. In particolare, l’arresto di “Giovannone” è avvenuto in un momento provvidenziale, allorquando i leader di Ponticelli, all’indomani dell’ufficialità del pentimento di Luisa De Stefano si sono sentiti legittimati ad alzare il tiro per costringere i reduci del clan arroccato nel rione De Gasperi a lasciare Ponticelli.
Un’imposizione rivendicata compiendo una serie di azioni dimostrative e ritorsive particolarmente violente, come il brutale pestaggio di alcuni parenti. Dal loro canto, i reduci del clan hanno sistematicamente reagito in un unico modo: barricandosi in casa, inscenando un vero e proprio atto di resistenza criminale, imponendosi i domiciliari forzati in quanto consapevoli del tangibile pericolo al quale erano e sono tuttora esposti.
Dopo l’arresto di Giovanni De Stefano che probabilmente ha concorso a salvargli la vita per quanto forte era il sentore che di lì a pocoi rivali avrebbero reso esecutiva la condanna a morte che pende sul suo capo, “i pazzignani” sono un’organizzazione rimaneggiata e rintanata nella sua fetta di rione la cui principale fonte di guadagno resta lo spaccio di stupefacenti. I figli di Antonella De Stefano e Michele Damiano, con il supporto di una manciata di familiari ancora a piede libero, tuttavia stanno cercando di imporre la propria supremazia all’interno del rione De Gasperi, guardandosi bene dallo sconfinare dal raggio d’azione del quale possono beneficiare per sentirsi al riparo dai sicari del clan rivale. E così, ormai da un anno, nel rione De Gasperi impazza una faida che si combatte dai balconi e che vede i reduci dei “pazzignani” impegnati a “convincere” il ras della droga dell’isolato tre a versare parte dei proventi dell’attività di spaccio nelle casse del clan. Complice la vicinanza geografica tra gli isolati 10, 3 e 11, i “pazzignani” sparano dai balconi all’indirizzo del ras e delle figure riconducili al business illecito che Pasquale Tarallo alias ‘a ceccia saldamente gestisce in quella zona, oltre a rifornire le piazze di droga dei De Micco.
In più di una circostanza, i residenti in zona hanno segnalato alla redazione di Napolitan.it spari dall’isolato 10 verso l’isolato 3 e viceversa. Un fuoco incrociato che spaventa i civili che temono di avere la peggio in questa faida alimentata dall’ostinazione dei reduci dei “pazzignani” a voler marcare la scena malavitosa, pur guardandosi bene dal palesarsi in strada, perché consapevoli dei pericoli ai quali sono sovraesposti. Mentre il ras dell’isolato tre e i suoi gregari, in più circostanze, avrebbero a loro volta sfidato apertamente i rivali, urlando frasi provocatorie mentre erano in strada, rimarcando la loro impossibilità a fare altrettanto, perché consapevoli di rischiare la vita qualora dovessero uscire di casa.
Nella notte tra mercoledì 27 e giovedì 28 agosto si è registrato l’ultimo sussulto: i residenti in zona hanno segnalato alla redazione del nostro giornale, prima una serie di colpi d’arma da fuoco, verosimilmente indirizzati verso un’automobile che è poi stata incendiata. Il raid sarebbe avvenuto tra gli isolati 10 e 11 e il destinatario dell’azione a scopo intimidatorio sarebbe un soggetto legato proprio a Tarallo, il ras dell’isolato 3.
Uno scenario che concorre ad esasperare e soprattutto allarmare i residenti in zona che temono un’escalation di violenza.
La nota più triste riguarda la rassegnata omertà che accompagna le gesta degli interpreti della malavita locale: nessuno ha allertato le forze dell’ordine, a riprova del clima di dilagante e desolante abbandono e sfiducia nell’operato delle istituzioni che imperversa nell’ex bunker dei Sarno. Un rione dilaniato dal degrado e assoggettato alla camorra e alle sue logiche.










