E’ diventato padre per la seconda volta Antonio Nocerino detto “brodino”, 32 anni, ritenuto dagli inquirenti una figura apicale del clan De Micco, nonché parente diretto di Gesualdo Sartori, ras del clan D’Amico di San Giovanni a Teduccio. Tornato in libertà a dicembre del 2025, dopo aver trascorso un breve periodo di detenzione in carcere per effetto del procedimento avviato in seguito alla denuncia sporta dal cugino Enrico Capozzi che lo accusava di tentata estorsione, “brodino” sta optando per il profilo basso.
Capozzi è stato ucciso in un agguato di camorra la sera del 9 gennaio 2025 nei pressi della sua abitazione, nel Parco Merola di Ponticelli. Fin da subito, l’omicidio è stato accompagnato dal forte sentore che il 37enne, padre di tre figli, rimasto prematuramente vedovo pochi anni prima, sia stato vittima di una vendetta trasversale seppure allo stato attuale non sono ancora emersi elementi certi che collegano l’omicidio in cui Capozzi ha perso la vita alla denuncia sporta pochi anni prima.
Tornato in libertà alla vigilia dello scorso capodanno, “brodino” avrebbe optato per la sua uscita di scena dal contesto camorristico. Nei rioni controllati dal clan De Micco a Ponticelli e tra le strade del quartiere, circola con insistenza il rumors secondo il quale il fedelissimo affiliato della prima ora al clan dei cosiddetti “bodo” avrebbe deciso di cambiare vita per dare priorità alla famiglia che nelle ore scorse si è allargata per effetto della nascita del suo secondogenito che prende il nome di uno dei fratelli De Micco, attualmente detenuto.
Il cognome di una delle famiglie più influenti della scena camorristica di Napoli est, legata a filo doppio al clan Mazzarella, fuso al nome di uno dei tre fratelli De Micco, boss fondatori dell’omonimo clan che detiene il controllo del quartiere Ponticelli: un’associazione di nomi e persone che sembra rilanciare e rinsaldare il legame tra le parti e che consegna uno scenario assai suggestivo, utile soprattutto a zittire l’ipotesi di una rottura interna al clan.
Ad onor del vero, i verdetti emessi di recente nelle aule di tribunale hanno concorso a riaccendere le speranze di tornare in libertà per due dei tre fratelli De Micco attualmente detenuti: Marco e Salvatore detto Savio, entrambi scagionati dall’accusa di omicidio in procedimenti distinti. Due assoluzioni che allontana lo spauracchio – almeno per il momento – del fine pena mai che pendeva sul loro capo e legittima le speranze di tornare in libertà, prima o poi. Un duplice verdetto che ha rilanciato le quotazioni dei boss fondatori dell’omonimo clan e che allontana la minaccia di un’uscita di scena forzata per effetto di un disegno criminale imposto dai reggenti a piede libero che, al cospetto di un ergastolo, potevano sentirsi legittimati a scalzare i fratelli De Micco per rivendicare un ruolo apicale all’interno del clan che dopo l’arresto di Marco De Micco nell’aprile del 2022, continua a restare in vita grazie all’operato degli affiliati che godono della fiducia dei boss fondatori del clan. Nell’arco dei quattro anni fin qui trascorsi, infatti, diverse figure di spicco del clan si sono alternate nel ruolo di reggenti del clan, seppure, prima di uscire di scena, Marco De Micco indicò Ciro Naturale alias ‘o mellone come suo erede. Il boss puntò su Naturale, noto broker della droga, per evitare di ripetere gli errori del passato che in seguito agli arresti delle pedine cruciali, portarono il clan a capitolare al cospetto dei rivali. Indicando ‘o mellone come suo successore, Marco De Micco intese garantire al clan quella solidità economica capace di garantire solidità e sicurezza, seppure quella scelta suscitò il vivo disappunto del boss e alleato Francesco De Martino che avrebbe voluto che fosse suo figlio Salvatore a conquistare la leadership del clan.
In seguito alla scissione interna con i De Martino, culminata nel tentato omicidio proprio di Naturale, nel ruolo di capoclan si sono susseguiti diverse figure di spicco, in particolare affiliati di lungo corso scarcerati e che per questo hanno acquistato uno spessore criminale maggiore, rivelandosi capaci di scontare la condanna per intero, senza tradire il clan. Un passaggio del testimone molteplice che ha consentito al clan di cambiare assetto e gerarchie, preservando saldamente il controllo del territorio, fino ad oggi. Uno scenario che avrebbe legittimato il rischio che i fratelli De Micco finissero nell’ombra e che, invece, complici anche le recenti assoluzioni, continua a collocarli al centro della scena.
All’indomani della scarcerazione di Nocerino risultava quasi scontato che una volta tornato a Ponticelli avrebbe ereditato lo scettro del potere del male. Non solo per il curriculum criminale che lo rende uno dei profili più temuti e rispettati della scena camorristica dell’ala orientale di Napoli, ma soprattutto per il suo status di affiliato della prima ora al clan De Micco. Invece, contro ogni aspettativa, “brodino” ha adottato una condotta in netta antitesi con i cortei in moto e le scorribande tra le strade del quartiere che segnarono la sua precedente scarcerazione.
Non vivrebbe più a Ponticelli, ma si sarebbe trasferito a San Giovanni a Teduccio, quartiere d’origine della madre dei suoi due figli. Dettagli che confermano l’ipotesi dell’allontanamento dalla vita criminale o che legittimano l’avvicinamento alla sfera della famiglia/clan più vicina all’ala D’Amico-Mazzarella.
Una politica dietro la quale, secondo i ben informati, si celerebbe una strategia ben precisa: il ras starebbe attenendo l’arresto degli attuali reggenti del clan De Micco per poi impadronirsi della scena camorristica senza troppi affanni. Sarà il tempo a stabilire quanto ci sia di veritiero in queste tesi e quale delle due ipotesi si rivelerà destinata a prendere il sopravvento.
Per il momento, l’unico dato certo è la forte carica suggestiva insita nella scelta di dare il nome di uno dei fratelli De Micco al suo secondo figlio.











