L’operaio di 54 anni, originario di Pozzuoli, perse la vita il 30 giugno mentre lavorava in un giardino, folgorato da un cavo elettrico scoperto. Due persone sono indagate per omicidio colposo. La vicenda presenta analogie con il caso di Salvatore Calignano, morto dopo una caduta da un capannone a Caivano.
Un contratto di lavoro che, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato registrato quando il lavoratore era già morto. È uno degli aspetti al centro dell’inchiesta sulla morte di Salvatore Russo, operaio di 54 anni di Pozzuoli, rimasto folgorato il 30 giugno scorso mentre lavorava in un giardino a Quarto, in provincia di Napoli.
L’uomo sarebbe stato colpito da una scarica elettrica provocata da un cavo scoperto. A distanza di mesi, gli accertamenti investigativi si concentrano non soltanto sulle cause dell’incidente, ma anche sulla regolarità del rapporto di lavoro e sulle condizioni di sicurezza in cui Russo stava operando.
Il contratto di Salvatore Russo sarebbe stato registrato dopo la sua morte, come nel caso di Salvatore Calignano, il 61enne morto il 3 ottobre dopo essere precipitato dal tetto di un capannone a Caivano, dove stava effettuando lavori senza le protezioni necessarie, secondo quanto ricostruito dagli investigatori.
Due indagati per la morte dell’operaio
Per il decesso di Russo risultano iscritte nel registro degli indagati due persone, nei cui confronti la Procura di Napoli contesta l’ipotesi di omicidio colposo. L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Mario Canale e vede impegnati i carabinieri.
Già a settembre la Procura aveva disposto accertamenti tecnici irripetibili per chiarire le circostanze della folgorazione. Ai tecnici è stato chiesto di verificare le caratteristiche dell’impianto elettrico, la sua conformità alle norme, la presenza e il funzionamento di un dispositivo salvavita e l’adozione delle misure di sicurezza adeguate alla tipologia di lavoro svolto.
Si tratta di verifiche decisive per ricostruire la dinamica dell’incidente e stabilire se eventuali omissioni abbiano contribuito alla morte dell’operaio.
Il parallelo con Salvatore Calignano
Il caso richiama quello di Salvatore Calignano, 61 anni, morto all’ospedale di Giugliano in Campania dopo una caduta dal tetto di un capannone a Caivano, dove stava eseguendo lavori di coibentazione.
Anche in quella vicenda gli investigatori hanno approfondito la registrazione del contratto di lavoro, che risulterebbe formalizzata dopo l’incidente, con decorrenza dal giorno precedente alla caduta. Per la morte di Calignano sono state indagate tre persone; successivamente, il datore di lavoro è stato sottoposto agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta.
Due storie diverse per dinamica, ma accomunate da un interrogativo che riguarda la tutela dei lavoratori e la corretta formalizzazione dei rapporti di impiego. Nel caso di Russo, sarà necessario accertare quando sia stato effettivamente registrato il contratto e quale fosse la situazione lavorativa al momento della folgorazione.
La sicurezza sul lavoro sotto la lente
La morte di Russo e quella di Calignano riportano al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, insieme alla necessità di verificare che le tutele previste dalla legge siano effettivamente garantite.
Nel caso di Quarto, l’inchiesta dovrà chiarire se l’impianto elettrico fosse a norma, se fossero presenti le protezioni necessarie e se le misure adottate fossero adeguate a prevenire il rischio di folgorazione. Parallelamente, gli investigatori dovranno fare luce sulla presunta registrazione postuma del contratto.










