A sei anni dall’introduzione del Superbonus, la maxi-agevolazione continua a produrre una coda di cantieri non conclusi. Secondo gli ultimi dati ENEA, a luglio 2026 restano circa 2,19 miliardi di euro di lavori da completare in Italia. La Campania è la prima regione per valore assoluto degli interventi ancora incompiuti. E mentre i cantieri si avviano alla fase residuale, continuano contenziosi, problemi tra condomini e imprese e verifiche fiscali.
Il Superbonus avrebbe dovuto trasformare il patrimonio edilizio italiano, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e sostenere il settore delle costruzioni.
A distanza di anni, però, mentre la gran parte degli interventi è stata completata, rimane una coda di cantieri ancora aperti, lavori interrotti e situazioni da definire.
I numeri più recenti dell’ENEA, aggiornati al 31 luglio 2026, fotografano un fenomeno ormai residuale in termini percentuali, ma ancora molto consistente in valore economico: su 124,86 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione, 122,67 miliardi riguardano lavori conclusi.
Il livello di completamento è arrivato al 98,2%.
Questo significa che rimangono da completare interventi per circa 2,19 miliardi di euro.
Una cifra che, pur rappresentando una quota ridotta rispetto all’enorme volume complessivo della misura, continua a tradursi concretamente in cantieri fermi, ponteggi montati, lavori incompleti e rapporti ancora da ricostruire tra proprietari, condomini e imprese.
La Campania è la prima per lavori incompleti
È proprio qui che emerge il dato che riguarda più da vicino la Campania: la regione non è quella con il maggiore volume di investimenti legati al Superbonus, in questa classifica viene preceduta da Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Lazio.
Eppure è la prima regione italiana per valore degli investimenti non ancora completati.
A luglio, in Campania risultavano circa 9,59 miliardi di euro di investimenti ammessi a detrazione, con un livello di realizzazione del 96,4%.
La differenza tra quanto ammesso e quanto riferito ai lavori conclusi porta quindi a una quota di interventi ancora da completare nell’ordine di alcune centinaia di milioni di euro.
Il dato è particolarmente significativo perché dimostra che la percentuale di completamento, da sola, non racconta tutta la storia.
Un cantiere completato al 96,4% può sembrare quasi arrivato al traguardo, ma quel 3,6% rimasto indietro rappresenta comunque un valore economico rilevante ed è proprio in quella percentuale che si concentrano le situazioni più problematiche.
Il paradosso dei cantieri quasi finiti
La fotografia dell’ENEA restituisce quindi un paradosso.
Da una parte, il Superbonus è ormai vicino alla conclusione della sua fase operativa: il 98,2% dei lavori ammessi a detrazione risulta realizzato.
Dall’altra, rimangono ancora oltre 2 miliardi di euro di interventi da completare e un cantiere incompleto non significa necessariamente che l’intero beneficio fiscale sia perduto.
Gli ultimi lavori possono essere completati, possono essere prodotti nuovi stati di avanzamento e la situazione può quindi evolvere, ma proprio la fase finale può essere quella più complicata.
Quando un’impresa interrompe i lavori, fallisce o si ritira dal cantiere, il condominio deve individuare una soluzione alternativa. E questo significa verificare contratti, pagamenti, stati di avanzamento, documentazione fiscale, eventuali crediti ceduti e disponibilità di una nuova impresa.
La possibilità di ripartire, quindi, esiste in diversi casi, ma non è automaticamente semplice né immediata.
Ponteggi, contenziosi e condomini sospesi
L’eredità del Superbonus non è fatta soltanto di numeri.
Ci sono edifici nei quali i ponteggi sono rimasti montati anche dopo l’interruzione dei lavori. Ci sono condomini che devono gestire rapporti difficili con le imprese. Ci sono contenziosi sui lavori eseguiti e su quelli che invece risultano soltanto programmati e c’è soprattutto il problema della documentazione.
Il meccanismo del Superbonus, infatti, ha prodotto una quantità enorme di asseverazioni, stati di avanzamento e crediti fiscali.
ENEA precisa che i propri dati sugli investimenti ammessi sono elaborati sulla base delle informazioni contenute nelle asseverazioni e che ulteriori SAL possono ancora modificare i valori complessivi.
Questo significa che la fotografia dei lavori non è necessariamente immutabile, ma la sostanza non cambia: a sei anni dall’avvio della misura esiste ancora una coda di interventi da portare a termine.
Il nodo delle imprese
Uno dei problemi emersi nella coda del Superbonus riguarda anche la capacità delle imprese di completare gli interventi.
Nella prima fase della misura, l’accesso ai lavori incentivati non era accompagnato dagli stessi meccanismi di qualificazione che sarebbero stati introdotti successivamente.
Questo ha favorito l’ingresso nel mercato di numerosi operatori e, in alcuni casi, ha lasciato proprietari e condomini esposti alle conseguenze dell’interruzione dei lavori.
Quando un’impresa lascia un cantiere a metà, infatti, il problema non riguarda soltanto la facciata da completare.
Bisogna capire chi deve pagare ciò che manca, quali lavori sono stati effettivamente eseguiti, quale credito fiscale è stato maturato e quali obblighi rimangono a carico dei proprietari.
È la parte meno visibile del Superbonus, ma quella che continua a produrre effetti a distanza di anni.
Il peso sui conti pubblici
La questione dei cantieri incompleti si inserisce in un quadro finanziario molto più grande.
Secondo i dati ENEA aggiornati a luglio 2026, le detrazioni maturate per i lavori conclusi hanno raggiunto circa 131,55 miliardi di euro, mentre gli edifici coinvolti sono oltre 502mila.
Il valore complessivo della misura e il suo impatto sui conti pubblici sono stati al centro del dibattito politico ed economico fin dall’inizio, ma oggi la questione è diventata anche un’altra: come chiudere definitivamente la partita dei cantieri rimasti a metà, perché una misura può essere arrivata al 98,2% di completamento e avere comunque una coda capace di coinvolgere migliaia di persone.
La Campania e il problema delle opere che restano a metà
Il dato sul Superbonus arriva, per la Campania, in un contesto nel quale il tema delle opere incompiute e dei tempi di realizzazione continua a essere particolarmente delicato.
La Regione dispone di un’apposita Anagrafe delle opere incompiute, prevista dalla normativa nazionale, attraverso la quale vengono monitorati i lavori pubblici non completati. L’elenco comprende opere interrotte oltre il termine previsto, interventi non più riprendibili e opere completate ma ancora prive di collaudo.
Si tratta naturalmente di fenomeni diversi: le opere pubbliche incompiute non vanno confuse con i cantieri privati del Superbonus, ma il filo comune è rappresentato dalla difficoltà di trasformare un investimento programmato in un’opera effettivamente conclusa e utilizzabile.
Il caso giudiziario dei crediti per lavori mai realizzati
Nel frattempo, in Campania, il tema del Superbonus continua anche a essere presente nelle inchieste giudiziarie.
A settembre 2026 la Guardia di Finanza ha sequestrato crediti d’imposta per quasi 153 milioni di euro a due società edili riconducibili all’imprenditore Alfredo Guerri, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli.
Secondo gli investigatori, i crediti sarebbero stati generati illecitamente attestando lavori mai realizzati o realizzati soltanto parzialmente in 64 cantieri. La Procura contesta all’imprenditore la truffa aggravata ai danni dell’Erario, mentre altre sette persone risultano indagate per falso ideologico. Si tratta di contestazioni nell’ambito di un procedimento ancora in corso e le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie.
Il caso mostra quanto possa essere complessa la fase finale della misura: da una parte ci sono cantieri semplicemente non terminati, dall’altra situazioni nelle quali gli investigatori ipotizzano che i crediti siano stati generati a fronte di lavori inesistenti o incompleti.
La lunga coda del 110%
Il Superbonus, quindi, non è più soltanto la storia della corsa ai lavori, dei ponteggi e delle facciate rifatte.
È diventato anche la storia di ciò che è rimasto dopo.
2,19 miliardi di euro di lavori ancora da completare a livello nazionale. Una Campania che, pur non essendo la prima per investimenti complessivi, risulta prima per valore degli interventi incompleti. Decine di migliaia di edifici coinvolti nella regione e una partita fiscale che continua a produrre controlli e contenziosi.
Il 98,2% racconta che la stragrande maggioranza dei lavori è stata conclusa.
Il restante 1,8%, però, racconta un’altra storia.
Quella dei cantieri che non hanno ancora trovato il loro ultimo giorno.
E per chi vive dentro uno di quegli edifici, il Superbonus non è una voce di bilancio né una percentuale ENEA: è ancora un cantiere davanti casa.









