Gaetano Petriccione avrebbe continuato a dirigere gli affari criminali tra Secondigliano, Scampia e San Pietro a Patierno anche durante la detenzione.
Un’organizzazione capace, secondo gli investigatori, di continuare a operare anche dietro le sbarre, mantenendo il controllo degli affari illeciti e i collegamenti con gli affiliati sul territorio. È questo il quadro al centro della nuova misura cautelare eseguita dai carabinieri nei confronti di Gaetano Petriccione, figlio di Salvatore Petriccione, storico esponente di vertice del clan della Vanella Grassi.
L’uomo, già detenuto, è destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’ipotesi di associazione per delinquere di tipo mafioso. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione distrettuale antimafia ed eseguito dai militari del Nucleo Investigativo di Napoli.
Il clan e gli affari tra Napoli Nord e Scampia
Le indagini puntano a ricostruire gli assetti interni e l’evoluzione dei rapporti di potere all’interno della Vanella Grassi, organizzazione radicata nell’area nord di Napoli e storicamente legata ai quartieri di Secondigliano e Scampia.
Secondo la ricostruzione accusatoria, Petriccione avrebbe assunto un ruolo di vertice nel sodalizio, subentrando al padre Salvatore, conosciuto come Totore ’o marener, da anni sottoposto al regime detentivo del 41 bis.
Il perimetro degli interessi criminali contestati comprende, tra le altre attività, la gestione delle piazze di spaccio e le estorsioni. L’inchiesta mira a delineare le responsabilità dei singoli e le modalità attraverso cui il gruppo avrebbe mantenuto la propria operatività nei quartieri di Secondigliano, Scampia e San Pietro a Patierno.
Gli ordini impartiti dalla cella
Uno degli elementi centrali dell’indagine riguarda la presunta capacità di Petriccione di continuare a esercitare funzioni direttive nonostante la detenzione. Secondo gli inquirenti, avrebbe mantenuto rapporti con gli appartenenti al clan, impartito disposizioni e contribuito alla gestione delle risorse economiche dell’organizzazione.
Particolare attenzione sarebbe stata riservata anche al sostegno economico agli affiliati detenuti e ai loro familiari, un meccanismo che, nella ricostruzione investigativa, avrebbe contribuito a preservare i legami interni e la continuità del gruppo criminale.
Le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, riscontrate dall’attività investigativa, avrebbero fornito elementi utili per ricostruire gli equilibri del clan e il ruolo attribuito a Petriccione.
La camorra oltre le sbarre
L’indagine riporta al centro un nodo cruciale nel contrasto alla criminalità organizzata: la capacità delle strutture mafiose di mantenere relazioni, risorse e gerarchie anche quando i presunti vertici sono detenuti.
Il carcere, in questa ricostruzione, non avrebbe interrotto la presunta attività di direzione attribuita a Petriccione. Sarà il procedimento giudiziario a verificare la consistenza degli elementi raccolti e le responsabilità contestate.
L’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.









