Dai messaggi tra i sanitari emergono dubbi sulla gestione del trapianto, sui tempi dell’intervento e sulla possibilità di un secondo cuore. L’avvocato della famiglia annuncia una richiesta alla Procura per ascoltare i medici coinvolti nelle conversazioni.
«Fraté abbiamo fatto tre morti dall’inizio dell’anno… sto iniziando a sperare che ci arrestano tutti». È il messaggio che il chirurgo Vincenzo Pagano avrebbe scritto il 7 febbraio a un collega, mentre era in corso il confronto sulle responsabilità per il fallimento del trapianto di cuore che è costato la vita al piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio nella terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli.
Le nuove conversazioni acquisite agli atti dell’inchiesta restituiscono uno spaccato delle tensioni tra i medici dopo l’intervento del 23 dicembre 2025. I messaggi riguardano la valutazione del cuore arrivato da Bolzano, la ricostruzione degli orari in sala operatoria e le decisioni terapeutiche adottate nelle settimane successive, quando il bambino era mantenuto in vita attraverso l’Ecmo, il sistema di supporto extracorporeo per cuore e polmoni.
«Il medico impiantatore non ha fatto l’esame dell’organo»
Nella stessa conversazione del 7 febbraio, Pagano avrebbe attribuito la tragedia alla mancata verifica del cuore da parte del medico impiantatore, secondo le linee guida del Centro nazionale trapianti. Il contenuto del messaggio si inserisce nel quadro degli accertamenti sulle procedure seguite durante il trapianto e sulle condizioni dell’organo prima dell’impianto.
Il cuore destinato a Domenico era stato prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli in un contenitore nel quale sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco, provocando il congelamento dell’organo e rendendolo inutilizzabile. Nonostante le condizioni del cuore, il trapianto venne eseguito. È uno dei passaggi centrali dell’inchiesta, che punta a ricostruire le condotte delle équipe coinvolte nelle diverse fasi dell’intervento.
I dodici minuti e il timore di dover modificare gli orari
Un altro scambio, risalente al 31 dicembre, riguarda la cronologia dell’intervento. Nella conversazione tra Vincenzo Pagano e Gabriella Farina, entrambi componenti dell’équipe che si era recata a Bolzano per il prelievo del cuore, si discute della differenza tra l’orario del clampaggio dell’organo, indicato alle 14.18, e quello dell’ingresso in sala operatoria, alle 14.30.
Farina avrebbe scritto: «Comunque sono sicura che mi chiederà di cambiare gli orari».
I messaggi sono stati acquisiti nell’ambito degli accertamenti sui telefoni dei sanitari. Per la Procura, le conversazioni si inseriscono nel filone investigativo relativo alle diverse versioni della documentazione clinica redatte dopo il fallimento del trapianto. I cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni sono indagati per le ipotesi di falso legate alla cartella clinica.
«Il trapianto si poteva fare venti giorni prima»
Le chat riguardano anche le condizioni di Domenico nelle settimane successive all’intervento e la possibilità di sottoporlo a un secondo trapianto.
In una conversazione del 13 febbraio, alcuni anestesisti del Monaldi avrebbero discusso dell’ipotesi di un nuovo intervento, ritenendolo ormai impraticabile. «Il trapianto si poteva fare una ventina di giorni fa, ma adesso non ha più senso», si legge in uno dei messaggi.
Nello stesso scambio vengono descritte condizioni cliniche gravemente compromesse, con riferimenti ai polmoni, all’insufficienza epatica e al peggioramento della tomografia cerebrale.
La famiglia Caliendo-Mercolino, attraverso il proprio legale Francesco Petruzzi, sostiene che un passaggio tempestivo dall’Ecmo al Berlin Heart, un dispositivo di assistenza ventricolare, avrebbe potuto preservare maggiori possibilità di un secondo trapianto. Le conversazioni si aggiungono agli elementi che gli inquirenti dovranno valutare per ricostruire le scelte terapeutiche adottate dopo il fallimento del primo intervento.
La richiesta della famiglia alla Procura
Alla luce dei nuovi messaggi, l’avvocato Francesco Petruzzi ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Procura di Napoli di ascoltare, come persone informate sui fatti, i medici coinvolti nelle conversazioni.
L’obiettivo è approfondire il contenuto degli scambi e verificare le circostanze a cui fanno riferimento, in particolare quelle relative alla valutazione dell’organo, agli orari dell’intervento e alla gestione del bambino dopo il trapianto.
Sono sette i sanitari indagati per omicidio colposo nell’inchiesta sulla morte di Domenico. Il procedimento comprende anche il filone relativo alla presunta falsificazione della documentazione clinica.
Domenico è morto dopo due mesi trascorsi tra terapia intensiva e supporto vitale. Ora le nuove conversazioni riportano al centro due questioni cruciali: che cosa accadde davvero durante il trapianto e se, nelle settimane successive, ci fosse ancora una possibilità di salvarlo.










