Diventa sempre più incandescente il clima all’ombra del Vesuvio e non solo per effetto delle temperature proibitive e ben al di sopra della media stagionale.
L’uscita di scena del minorenne ritenuto a capo del gruppo di giovanissimi di Volla e finito nella lista nera dei De Micco, non ha sedato il livore criminale del clan che aveva decretato la condanna a morte del giovane, un verdetto emesso direttamente dal carcere da una delle figure apicali dei cosiddetti “Bodo” con una piccola postilla: attendere che il ragazzo compia 18 anni per entrare in azione. Una richiesta dettata da un’esigenza ben precisa: agire quando il giovane diventerà maggiorenne, quindi adulto, almeno sulla carta, per evitare di macchiarsi della disonorevole onta di aver ucciso un ragazzino.
Uno scenario da brividi, rincarato dall’escalation di violenza sfociata in quella condanna a morte: raid, incursioni armate, perfino un sequestro di persona con annesso pestaggio.
L’arresto del giovane, avvenuto lo scorso 3 luglio, non ha messo fine alle ostilità né tantomeno alle velleità dei De Micco che hanno riversato tutto il loro livore sugli amici del 17enne. Le giornate di lunedì 6 e martedì 8 sono state segnate da episodi particolarmente clamorosi e violenti. Superato il weekend, in sostanza, i De Micco sono tornati in azione, ridisegnando una nuova strategia criminale che vede le figure apicali del clan impegnate in vere e proprie azioni ritorsive indirizzate ai giovani amici del 17enne, scampato all’agguato grazie all’arresto.
Diversi giovanissimi, amici del 17enne tratto in arresto, tra Volla e Ponticelli, sono stati oggetto di violenti pestaggi da parte dei ras dei “Bodo” che poi hanno avanzato un’onerosa richiesta estorsiva ai loro genitori: cinquantamila euro da versare nelle casse del clan. Questo il prezzo da pagare per quel vincolo di amicizia sgradito al clan.
Ad avere la peggio, un giovane residente in uno dei tanti rioni controllati dalla camorra a Ponticelli, al quale i ras dei De Micco hanno rotto un braccio. Un pestaggio violentissimo, culminato nella clamorosa richiesta estorsiva avanzata ai genitori, estranei agli ambienti criminali, al pari del figlio che non risulterebbe inserito nelle dinamiche malavitose, seppure intrattenesse un rapporto d’amicizia con il 17enne che ha lanciato il guanto di sfida ai boss di Ponticelli.
Risulta chiaro che in questa fase il clan De Micco stia riversando su bersagli più abbordabili l’impellente necessità di ripristinare il clima di terrore, connivenza e omertà che regnava nel quartiere e nell’intera ala orientale di Napoli, prima dell’episodio che ha sancito il punto di non ritorno tra le due fazioni: l’omicidio di Fabio Ascione.
La sera del 7 aprile, infatti, il gruppo di Volla ha fatto irruzione in uno dei tanti rioni-simbolo del potere criminale dei De Micco a Ponticelli, il “Parco di Topolino” e lo ha fatto per ingaggiare un conflitto a fuoco con giovani legati proprio al clan: un minore alla guida di uno scooter a bordo del quale c’era Francescopio Autiero, nipote di una figura apicale dello stesso clan De Micco. In seguito al raid, nel quale nessuno è rimasto ferito, Autiero ha trovato riparo nei pressi di uno dei tanti palazzi del rione, attorniato da un gruppo di amici, proprio mentre Ascione stava rincasando, al termine di una giornata lavorativa. Il giovane si è avvicinato al gruppo di amici per un saluto mentre Autiero si stava vantando della sparatoria di cui era stato protagonista poco prima, mimandone le fasi salienti impugnando la pistola. Il colpo che ha ucciso Ascione è partito accidentalmente lasciando tutti sgomenti, in primis la vittima: “Wuà, fra mi hai colpito”, l’ultima frase che il 20enne ha pronunciato, prima di morire.
Seppure il gruppo di Volla e il 17enne condannato a morte del clan non fossero direttamente coinvolti in quella vicenda, poiché l’assassino di Ascione è il nipote di uno dei leader del clan De Micco, questi ultimi continuano a manifestare platealmente la volontà di accanirsi in tutti i modi possibili sui giovani rivali e in particolare sul minore in procinto di raggiungere la maggiore età. Un’intenzione rilanciata dai recenti pestaggi e ancora di più da quelle clamorose richieste estorsive che mirano pesantemente a sottolineare che per il clan tutto ha un prezzo, anche e soprattutto le vite umane.










