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L’arresto del minore a capo del gruppo di Volla non ferma i De Micco: estorsioni a tappeto alle famiglie degli amici

Luciana Esposito di Luciana Esposito
7 Luglio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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L’arresto del 17enne, ritenuto a capo del gruppo di giovanissimi di Volla che da diverso tempo è in contrasto con i De Micco, non ha sedato il livore criminale del clan che detiene il controllo degli affari illeciti a Ponticelli.

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Le manette hanno letteralmente salvato la vita al giovane, in procinto di diventare maggiorenne: uno dei boss dal carcere dove si trova attualmente recluso aveva ordinato la condanna a morte del 17enne, non appena avrebbe compiuto 18 anni. Pertanto, il tempestivo arresto ha mandato in fumo i piani criminali dei De Micco che tuttavia seguita a manifestare la plateale volontà di non far calare il sipario sui contrasti sorti con il gruppo di giovani vollesi che ha poi causato la morte di un giovane estraneo alle dinamiche camorristiche, il 20enne Fabio Ascione. La notte dello scorso 7 aprile, infatti, il gruppo di Volla ha fatto irruzione in via Carlo Miranda, strada che costeggia uno dei tanti arsenali dei De Micco a Ponticelli, il cosiddetto “Parco di Topolino” e ha ingaggiato un conflitto a fuoco con un minore alla guida di uno scooter a bordo del quale c’era Francescopio Autiero, nipote di uno dei ras dei De Micco che di lì a poco ha fatto accidentalmente partire il colpo che si è rivelato mortale del il giovane Fabio Ascione, ucciso al rientro da una serata trascorsa a lavorare al bingo di Cercola.

Un omicidio che ha decretato il punto di non ritorno, conferendo ulteriore tensione e fervore ai contrasti in corso da tempo tra le due fazioni e molto probabilmente scaturiti prima da futili motivi e poi per il controllo degli affari illeciti, in particolare i furti di auto. Per questo motivo i De Micco avrebbero decretato la condanna a morte del giovane ritenuto a capo del gruppo rivale: malgrado la giovane età della vittima designata, il clan mirava a compiere un’azione eclatante, finalizzata proprio a mostrare il suo volto più feroce e spietato, al fine di ripristinare e rilanciare supremazia e controllo del territorio, tornando a imporre quel timore reverenziale che fino alla sera dell’omicidio di Fabio Ascione aveva imposto omertà e connivenza, consentendo al clan di rafforzare il suo potere ed implementare il volume degli affari illeciti. All’indomani dell’omicidio di Fabio Ascione quel muro d’omertà è caduto per merito di due giovani che hanno collaborato alle indagini fornendo il nome dell’autore di quello sparo, malgrado il monito calato dall’alto dal clan che nei giorni successivi al raid non solo ha imposto omertà e silenzio, ma si è anche adoperato per sviare le indagini e fare in modo che la colpa ricadesse proprio sul gruppo di Volla. L’epilogo delle indagini, l’arresto di Autiero, hanno sancito uno smacco enorme per un clan che ha costruito la sua immagine criminale sulla strategia del terrore.

Pianificando l’agguato in cui avrebbe perso la vita il giovane ritenuto a capo del gruppo rivale, i De Micco miravano a ristabilire gli equilibri rilanciando con veemenza spremazia e controllo del territorio. Un disegno criminale mandato in fumo dalle manette dei carabinieri che hanno consentito al giovane di essere condotto presso il carcere minorile di Nisida.

Per questo motivo, trascorso il weekend introdotto dall’arresto del minore a capo del gruppo di Volla, avvenuto nel pomeriggio di venerdì 3 luglio, i De Micco sono tornati operativi e combattivi già dalla giornata di lunedì 6 luglio, iniziando ad imporre una nuova, surreale strategia.

I vertici del clan avrebbero avvicinato i familiari degli amici del 17enne arrestato e avrebbero avanzato una richiesta estorsiva esorbitante: 50mila euro. Questo il prezzo da pagare per quell’amicizia scomoda e poco gradita al clan.

Le prime famiglie taglieggiate sarebbero quelle dei giovani più vicini al minore condannato a morte dal clan, malgrado si tratti di famiglie estranee agli ambienti criminali che non dispongono di una forza economica tale da legittimare una richiesta di denaro tanto onerosa.

Anche nel corso della mattinata odierna, i De Micco si sarebbero recati in uno dei tanti rioni di Ponticelli per avanzare la stessa richiesta ai genitori di un altro giovane legato al 17enne di Volla.

Una strategia che oltre a fruttare ingenti guadagni al clan, mirerebbe a imporre una vera e propria tangente sull’immunità delle persone coinvolte in una vicenda che dopo l’arresto del minore appare tutt’altro che risolta e che continua ad assumere dei connotati sempre più inquietanti.

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