Il procedimento sull’omicidio di Angelo Vassallo continua a muoversi su un terreno complesso, segnato da decisioni giudiziarie che oggi sollevano interrogativi sul piano logico prima ancora che processuale.
Da un lato il proscioglimento del colonnello Fabio Cagnazzo, dall’altro il riconoscimento di Bruno Humberto Damiani come parte civile in quanto presunta vittima di depistaggio: due decisioni che, lette insieme, aprono un evidente cortocircuito interpretativo.
Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno ha stabilito il proscioglimento del colonnello Cagnazzo, escludendo sia il suo coinvolgimento nell’omicidio sia nelle attività di depistaggio delle indagini.
Una decisione netta, che segue già i rilievi della Cassazione sulla carenza di gravi indizi e che di fatto ridimensiona uno degli assi portanti dell’impianto accusatorio costruito negli ultimi anni.
In altre parole, secondo il Gup, non esistono elementi sufficienti per sostenere che Cagnazzo abbia partecipato né alla fase ideativa del delitto né a eventuali manovre per sviare le indagini.
Parallelamente, nel processo è stata riconosciuta la posizione di Bruno Humberto Damiani come parte civile, proprio in relazione a presunti depistaggi che lo avrebbero coinvolto. Secondo questa impostazione, Damiani sarebbe stato indicato ingiustamente o coinvolto in modo scorretto nel corso delle indagini, subendo quindi un danno derivante da una ricostruzione investigativa alterata.
Ed è qui che emerge la contraddizione.
Se il principale imputato per il depistaggio viene prosciolto con la formula che esclude il suo ruolo, resta aperta una domanda inevitabile:
chi avrebbe depistato?
Perché riconoscere una vittima di depistaggio significa, implicitamente, affermare che il depistaggio c’è stato, ma se il soggetto ritenuto centrale in quella presunta attività viene escluso dal processo per mancanza di prove, il quadro accusatorio rischia di perdere coerenza interna.
Il procedimento, però, non è chiuso. Il Gup ha disposto il rinvio a giudizio per altri imputati, tra cui Lazzaro Cioffi e Giuseppe Cipriano, mentre altre posizioni seguiranno riti diversi.
Sarà quindi il dibattimento a chiarire se il depistaggio sia effettivamente esistito, chi ne sia eventualmente responsabile e quale ruolo abbiano avuto i diversi soggetti coinvolti.
Molto dipenderà dalle motivazioni della sentenza di proscioglimento, che potrebbero chiarire se il depistaggio è stato escluso in toto oppure se è stato ritenuto esistente ma non attribuibile a Cagnazzo.
A oltre quindici anni dall’omicidio del “sindaco pescatore”, il caso Vassallo continua a presentare zone d’ombra e ricostruzioni ancora in evoluzione.
Il contrasto tra il proscioglimento di chi era accusato di depistaggio e il riconoscimento di una vittima dello stesso depistaggio rappresenta oggi uno dei punti più delicati dell’intero impianto processuale.
Un nodo che il processo dovrà sciogliere, per restituire coerenza e verità a una delle vicende giudiziarie più controverse degli ultimi anni.











