Per anni è stato uno dei nomi più discussi nell’inchiesta sull’omicidio di Angelo Vassallo. Il colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo è stato indicato dalla Procura di Salerno come figura chiave nel delitto del “sindaco pescatore”.
Un’accusa pesantissima, che però si è progressivamente indebolita fino alla decisione finale del Gup di proscioglierlo.
Secondo l’impostazione accusatoria, Cagnazzo avrebbe avuto un ruolo centrale nella vicenda.
I pubblici ministeri sostenevano che il colonnello fosse coinvolto come mandante o organizzatore dell’omicidio, nel successivo depistaggio delle indagini e, in un quadro più ampio, anche in attività legate al traffico di droga.
L’ipotesi investigativa ricostruiva il movente del delitto nella volontà di proteggere un traffico di stupefacenti attivo nel territorio cilentano, con un deposito di cocaina che — secondo i pm — sarebbe stato a rischio per l’azione amministrativa del sindaco.
In questo contesto, l’omicidio di Vassallo sarebbe stato deciso per eliminare un ostacolo.
Nel 2024 Cagnazzo viene arrestato insieme ad altri indagati.
Davanti al giudice per le indagini preliminari, le accuse formalizzate sono omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso, reato ritenuto funzionale a coprire il traffico di droga tra Napoli e Acciaroli. (
In quella fase, il colonnello sceglie di avvalersi della facoltà di non rispondere, senza rilasciare dichiarazioni spontanee.
L’impianto accusatorio si fondava in larga parte su dichiarazioni di collaboratori e su ricostruzioni investigative complesse, che ipotizzavano una rete di complicità tra esponenti delle forze dell’ordine, imprenditori e ambienti criminali.
Già nella fase cautelare emergono però criticità rilevanti.
La Corte di Cassazione, chiamata a valutare la legittimità della custodia cautelare, evidenzia la carenza di gravi indizi di colpevolezza a carico di Cagnazzo, portando alla scarcerazione dell’ufficiale.
Un passaggio decisivo, che segna un primo ridimensionamento dell’impianto accusatorio.
All’udienza preliminare, la Procura chiede comunque il rinvio a giudizio.
Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Salerno decide però diversamente:
Fabio Cagnazzo viene prosciolto da tutte le accuse, sia per l’omicidio sia per il presunto depistaggio.
Una decisione che, secondo le prime ricostruzioni, si basa proprio sulla mancanza di elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio, in linea con quanto già evidenziato dalla Cassazione.
Il proscioglimento del colonnello cambia in modo significativo il quadro processuale.
Restano a processo altri imputati, accusati a vario titolo di concorso nell’omicidio, mentre per Cagnazzo si chiude — almeno in questa fase — il capitolo giudiziario.
Dopo oltre quindici anni dall’omicidio di Angelo Vassallo, l’inchiesta continua dunque su binari diversi rispetto alle ipotesi iniziali, con molte delle accuse più gravi che, nel caso del colonnello, non hanno retto al vaglio dei giudici.











