È finita in Spagna la latitanza di Giuseppe Prisco, 33 anni, ritenuto uno dei responsabili dell’omicidio di Salvatore D’Orsi, ucciso il 12 marzo 2018 nel rione Lotto O di Ponticelli, quartiere della periferia orientale di Napoli.
Prisco è stato arrestato a Barcellona dopo mesi di ricerche coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dalla Squadra Mobile di Napoli. Secondo quanto emerso dalle indagini, il 33enne viveva sotto falsa identità e utilizzava documenti contraffatti per sfuggire alla cattura.
Prisco si era irreperibile dal giugno 2025, quando era sfuggito all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito delle indagini volte a far luce sull’omicidio di D’Orsi. Proprio nelle ultime ore, inoltre, è arrivata anche la condanna all’ergastolo pronunciata dal gup di Napoli per l’omicidio aggravato dal metodo mafioso.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Giuseppe Prisco avrebbe fatto parte del commando armato che assassinò Salvatore D’Orsi esplodendogli contro tre colpi di pistola. Il delitto maturò nel contesto della sanguinosa contrapposizione tra il clan De Luca Bossa, al quale sarebbe stato vicino Prisco, e il clan De Micco, gruppo al quale apparteneva invece la vittima. Determinanti le dichiarazioni della collaboratrice di giustizia di Luisa De Stefano, ex reggente del clan delle “pazzignane” e perno portante dell’alleanza costituita dai vecchi clan dell’ala orientale di Napoli che tra il 2016 e il 2018 riuscirono a conquistare il controllo degli affari illeciti.
L’omicidio di D’Orsi rappresentò uno degli episodi più violenti della guerra di camorra che per anni ha insanguinato Ponticelli e l’area orientale di Napoli, trasformando interi quartieri in scenari di regolamenti di conti, stese e agguati in pieno giorno. Prisco ha partecipato all’omicidio insieme a Michele Minichini detto ‘o tigre, figura apicale del braccio armato dell’alleanza. L’omicidio di D’Orsi fu una sorta di “battesimo d’onore” per Prisco che entrò nelle grazie di Minichini con l’auspicio di seguirne le orme e diventare uno dei suoi fedelissimi soldati.
In quest’ottica si collocano anche i video pubblicati sui social network dalla madre di Prisco, nota con il soprannome di “Pina la diva” e nei quali inveiva contro i Sarno, ex boss di Ponticelli, poi diventati collaboratori di giustizia. Seppure la donna non avesse motivi per covare rancore contro i “pentiti”, la sua presa di posizione andrebbe interpretata come un plateale atto di fedeltà e vicinanza ai clan alleati di Napoli est, in particolare a Michele Minichini, come dimostra il fatto che la donna ha girato quei filmati mentre era seduta sul divano di casa del killer più spietato del cartello camorristico che, invece, di conti in sospeso con i Sarno ne avevano un bel po’.
La cattura di Prisco è avvenuta grazie alla collaborazione internazionale tra le autorità italiane e quelle spagnole. Dopo l’arresto, per Giuseppe Prisco si aprirà ora la procedura di estradizione verso l’Italia, dove dovrà scontare la pena dell’ergastolo.











