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Cardiologia, al Monaldi intervento all’avanguardia: è il primo in Italia

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
30 Maggio, 2026
in Da Sud a Sud
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Cardiologia, al Monaldi intervento all’avanguardia: è il primo in Italia
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Un intervento mai eseguito prima in Italia e soltanto sette volte in tutta Europa. È il risultato raggiunto dall’Ospedale Monaldi di Napoli, che si conferma tra i centri di eccellenza della cardiologia interventistica avanzata grazie a una procedura innovativa che ha permesso di sostituire una valvola cardiaca senza ricorrere alla chirurgia a cuore aperto.

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Protagonista della vicenda è Maria, nome di fantasia utilizzato per tutelarne la privacy. La donna era affetta da una grave insufficienza della valvola tricuspide, una patologia spesso sottovalutata ma potenzialmente molto invalidante, capace di compromettere progressivamente la qualità della vita.

Affaticamento costante, difficoltà respiratorie, gonfiore agli arti inferiori e una crescente limitazione delle normali attività quotidiane sono alcuni dei sintomi che accompagnano questa malattia, nota tra gli specialisti come la patologia della “valvola dimenticata”, perché per molti anni ha avuto poche possibilità terapeutiche, soprattutto nei pazienti più fragili.

Una procedura pionieristica

A fare la differenza è stata l’équipe di Cardiologia Interventistica della Cardiologia-UTIC “Vanvitelli” del Monaldi, che ha scelto di affrontare il caso con una tecnica all’avanguardia.

I medici hanno sostituito la valvola tricuspide attraverso una procedura transcatetere passando dalla vena giugulare, evitando così l’intervento tradizionale a cuore aperto.

Si tratta di un traguardo di assoluto rilievo: è il primo intervento di questo tipo realizzato in Italia e soltanto il settimo in Europa.

Negli ultimi anni la sostituzione transcatetere della valvola tricuspide ha rappresentato una delle frontiere più avanzate della cardiologia interventistica, offrendo una concreta possibilità di cura a pazienti che, per età o condizioni cliniche, non possono affrontare una complessa operazione cardiochirurgica.

Quando l’accesso tradizionale non era possibile

Al Monaldi la tecnica era già stata utilizzata con successo in altri sette pazienti attraverso l’accesso dalla vena femorale, il percorso normalmente impiegato per questo tipo di procedure.

Tutti i pazienti erano stati dimessi pochi giorni dopo l’intervento, confermando la sicurezza e l’efficacia della metodica.

Nel caso di Maria, però, la situazione era molto più complessa.

Le particolari caratteristiche anatomiche della paziente impedivano infatti di utilizzare la via femorale. Di fronte a questo ostacolo, l’équipe medica ha scelto una strada alternativa, estremamente più complessa dal punto di vista tecnico: raggiungere il cuore attraverso la vena giugulare.

Una sfida che è stata vinta grazie all’esperienza accumulata negli anni e all’elevato livello di specializzazione raggiunto dal centro napoletano.

“Un’opportunità per i pazienti più fragili”

«Questo risultato conferma il livello raggiunto dalla nostra Cardiologia interventistica – sottolinea il professor Paolo Golino, direttore dell’UOC Cardiologia-UTIC “Vanvitelli” –. Siamo in grado di trattare in modo efficace una valvulopatia complessa evitando, in molti casi, il ricorso alla chirurgia a cuore aperto. È un’opportunità particolarmente importante per i pazienti fragili, nei quali un intervento tradizionale comporterebbe rischi molto elevati».

Un concetto ribadito anche dal dottor Maurizio Cappelli Bigazzi, primo operatore della procedura.

«Parliamo di persone che convivono con una malattia invalidante e ad alto rischio e che fino a pochi anni fa avevano possibilità di cura estremamente limitate. Oggi possiamo offrire una risposta concreta anche a chi, per ragioni anatomiche, non può essere trattato con l’approccio tradizionale».

Un lavoro di squadra

Dietro il successo dell’intervento c’è stato il lavoro di un team multidisciplinare altamente specializzato.

Alla procedura hanno partecipato i cardiologi interventisti Renato Bianchi, Giovanni Ciccarelli e Donato Tartaglione, gli ecocardiografisti Gemma Salerno e Marco Malvezzi, insieme agli anestesisti, agli infermieri e al personale tecnico specializzato Teresa Palladino, Nadia Della Cioppa e Annamaria Guarino.

Una sinergia che rappresenta il modello organizzativo delle moderne cardiologie avanzate, dove competenze diverse operano contemporaneamente per garantire il miglior risultato possibile.

Il Monaldi tra i centri di riferimento europei

Per la direttrice generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, il risultato ottenuto conferma il ruolo strategico del Monaldi nel panorama sanitario nazionale.

«Continuiamo a investire in innovazione, competenze e tecnologie capaci di migliorare concretamente la vita dei pazienti. Questo intervento testimonia il valore di una sanità pubblica in grado di offrire prestazioni di altissima specializzazione anche nei casi più complessi».

Il successo della procedura non rappresenta soltanto una vittoria clinica per una singola paziente.

Segna infatti un nuovo capitolo nella cardiologia interventistica italiana e conferma Napoli tra i punti di riferimento europei per le tecniche più avanzate nel trattamento delle malattie cardiache, dimostrando come innovazione, ricerca e competenza possano tradursi in nuove speranze per pazienti che fino a pochi anni fa avevano poche alternative terapeutiche.

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