Un verdetto durissimo chiude uno dei capitoli più feroci della guerra di camorra che insanguinò le strade di Napoli Est tra il 2016 e il 2018.
Non sono bastate le confessioni arrivate durante il processo, né le richieste di clemenza avanzate dalle difese: il gup Santoro ha inflitto sei ergastoli ai componenti del commando ritenuto responsabile di tre omicidi maturati nell’ambito della sanguinaria faida tra i clan dell’area orientale della città.
Fine pena mai per Ciro Contini, detto “’o nirone”, Giulio Ceglie, Vincenza Maione, Michele Minichini, Giuseppe Prisco — condannato da latitante, ma arrestato oggi in Spagna — e Gabriella Onesto. L’unica a evitare l’ergastolo è stata Mariarca Boccia, condannata a 19 anni grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche.
Una sentenza pesantissima, arrivata persino oltre le richieste formulate dal pubblico ministero Sergio Raimondi, al termine di una lunga camera di consiglio durata più di un’ora. Il processo ha ricostruito una vera e propria catena di delitti consumati tra Ponticelli e Napoli Est negli anni più sanguinosi della faida.
Nel corso del processo, Ciro Contini nipote del boss Eduardo Contini “’o romano” e Giulio Ceglie avevano ammesso le proprie responsabilità. Michele Minichini, invece, aveva già confessato in un altro procedimento, ma per la Procura quelle dichiarazioni sono state giudicate tardive e prive di reale valore collaborativo.
Determinanti per le indagini anche le dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Luisa De Stefano, detta “’a pazzignana”, che hanno consentito agli investigatori della Direzione Distrettuale Antimafia e della Squadra Mobile di ricostruire i retroscena degli agguati.
Il primo omicidio contestato è quello di Mario Volpicelli, cognato dei Sarno, assassinato il 30 gennaio 2016 mentre rincasava, al termine dell’ennesima giornata trascorsa al lavorare in un negozio “tutto 50 centesimi” come commesso. Secondo l’accusa fu una vendetta trasversale: l’uomo venne ucciso perché zio di Gennaro Volpicelli, ritenuto coinvolto nell’omicidio di Antonio Minichini, fratellastro di Michele, ma anche cognato degli ex boss di Ponticelli. Volpicelli fu assassinato alla vigilia dell’anniversario della morte di Antonio Minichini. Una guerra in cui a pagare erano spesso familiari e persone rimaste ai margini delle dinamiche criminali.
Pochi mesi dopo, il 7 marzo 2016, venne assassinato Giovanni Sarno, fratello disabile e con problemi di alcolismo degli ex boss di Ponticelli, poi diventati collaboratori di giustizia. Fu ucciso nel sonno, all’interno della sua abitazione, in quella che gli inquirenti definirono una vera e propria esecuzione. Secondo la ricostruzione processuale, a sparare sarebbe stato Ciro Contini, mentre gli altri imputati avrebbero avuto ruoli organizzativi e logistici.
Il terzo delitto ricostruito riguarda invece Salvatore D’Orsi, conosciuto come “Poppetta”, ucciso il 12 marzo 2018 a Ponticelli. Considerato vicino al clan De Micco, sarebbe stato assassinato da Michele Minichini e Giuseppe Prisco nel quadro della guerra tra gruppi rivali che per anni ha insanguinato Napoli Est.
Tre omicidi, tre storie diverse ma unite dalla stessa logica: quella della vendetta, del controllo del territorio e della violenza mafiosa che ha travolto intere famiglie nei quartieri orientali di Napoli.
Dopo la sentenza, ora toccherà ai difensori tentare la strada dell’appello, cercando di ridurre o ribaltare le condanne inflitte in primo grado, ma il verdetto pronunciato dal gup rappresenta già una delle decisioni più pesanti degli ultimi anni nel panorama giudiziario legato alle faide di Napoli Est.










