La storia della famiglia Giuliano è una delle più controverse e simboliche della camorra napoletana. Una dinastia che per decenni ha esercitato il proprio potere a Forcella, attraversando guerre di clan, omicidi, arresti e collaborazioni con la giustizia.
Oggi, però, non sono le vicende criminali del passato a riportare sotto i riflettori Luigi Giuliano, storico capoclan conosciuto come “Lovigino”. A scuotere l’ex boss, da oltre vent’anni collaboratore di giustizia, sono le parole del figlio Salvatore, che insieme alla propria compagna ha raccontato pubblicamente una versione della loro storia familiare profondamente diversa da quella sostenuta dai genitori.
“Non è mai stato abbandonato, né ho mai voluto che seguisse la mia strada, anzi l’ho sempre evitato”.
È una delle frasi più significative contenute nella lunga lettera con cui Luigi Giuliano e sua moglie Carmela Marzano hanno deciso di rompere il silenzio.
Parole che raccontano il dolore di un padre ferito. Non dai colpi dei clan rivali, non dalle condanne, dagli arresti o dalle infinite battaglie giudiziarie che hanno segnato la sua esistenza. Ma dalle accuse provenienti da suo figlio.
Secondo Giuliano, le interviste, i podcast e le ricostruzioni diffuse da Salvatore avrebbero alimentato una campagna di odio culminata anche sui social network, con conseguenze particolarmente pesanti per lui e per sua moglie.
L’uomo che per anni è stato considerato uno dei boss più potenti di Napoli, protagonista della lunga guerra contro il clan guidato da Raffaele Cutolo e successivamente collaboratore di giustizia, oggi si presenta come un anziano segnato dal tempo e dalle sofferenze familiari.
A spingerlo a intervenire pubblicamente sarebbe stato soprattutto il dolore della moglie Carmela Marzano, legata a lui sin dall’adolescenza e oggi profondamente colpita dalle accuse mosse dal figlio.
“Sta raccontando soltanto menzogne”
Nella lettera firmata da entrambi, Luigi Giuliano e Carmela Marzano contestano in maniera netta le dichiarazioni del figlio.
“Sta raccontando soltanto menzogne”, afferma Giuliano, sostenendo che esisterebbero documenti relativi agli anni trascorsi sotto protezione capaci di dimostrare la verità dei fatti.
Pur respingendo le accuse, i due genitori precisano di non aver mai smesso di amare il figlio.
“Un genitore non smette mai di amare un figlio”, scrivono, ma allo stesso tempo dichiarano di non comprendere la scelta di Salvatore di intraprendere quella che definiscono una strada fatta di accuse, falsità e ricostruzioni diffamatorie. Secondo la loro versione, tutti i figli sarebbero sempre stati incoraggiati a costruirsi una vita lontana dalla camorra.
“Abbiamo sempre e solo sostenuto il desiderio dei nostri figli di vivere una vita onesta, lontana dalla camorra, e in questo ci siamo riusciti”, sostengono.
La smentita sulle presunte ostilità familiari
Uno dei passaggi più duri della lettera riguarda la relazione tra Salvatore e la sua compagna. Giuliano respinge categoricamente la narrazione secondo cui le rispettive famiglie avrebbero ostacolato il loro rapporto.
“Non sono mai stato in guerra con la famiglia della compagna di mio figlio”, afferma.
L’ex boss definisce tali ricostruzioni “bugie clamorose”, sostenendo che sarebbero smentite dagli atti giudiziari e dalla storia criminale della città.
Da qui anche una frase destinata a far discutere. “Non sono la versione napoletana di Romeo e Giulietta”, sostiene Giuliano, accusando qualcuno di aver trasformato una normale vicenda familiare in un prodotto mediatico e commerciale.
La lunga ombra del cognome Giuliano
La vicenda assume un significato particolare perché riguarda una delle famiglie più note della storia criminale napoletana.
Luigi Giuliano non è stato un collaboratore di giustizia qualunque. La sua decisione di rompere con la camorra all’inizio degli anni Duemila rappresentò uno spartiacque per gli equilibri criminali di Napoli. Da allora vive sotto protezione e ha più volte raccontato pubblicamente il proprio percorso di allontanamento dal mondo criminale, partecipando a iniziative culturali, artistiche e sociali.
Nella lettera, Giuliano lascia intendere che proprio questo cambiamento potrebbe non essere stato gradito a tutti.
È convinto che la scelta di abbandonare definitivamente la camorra e di intraprendere una vita diversa abbia creato ostilità e risentimenti che ancora oggi si manifestano.
L’appello ai giornalisti
La parte finale della missiva è rivolta direttamente agli organi di informazione.
Luigi Giuliano e Carmela Marzano chiedono ai giornalisti di approfondire, verificare e documentarsi prima di raccontare la loro storia.
Sostengono che troppo spesso sia stato privilegiato il sensazionalismo rispetto alla verifica dei fatti e che il loro punto di vista non abbia trovato adeguato spazio.
“Il cambiamento non si dimostra con le parole ma con i fatti, con le sentenze e con il comportamento tenuto in tutti questi anni”, scrivono.
Per questo chiedono che venga sempre garantito il diritto di replica quando vengono diffuse accuse che ritengono false e diffamatorie. La conclusione è affidata a una frase che racchiude l’intero senso della loro presa di posizione.
“Un figlio può rinnegare ingiustamente i propri genitori, ma dei genitori non rinnegheranno mai un figlio”.
Parole che raccontano una frattura familiare profonda e dolorosa, consumata lontano dalle guerre di camorra che per decenni hanno segnato il nome Giuliano, ma forse ancora più difficile da accettare perché maturata all’interno della stessa famiglia.










