La sera del 5 settembre 2010, la vita di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, fu spezzata da nove colpi di pistola, a pochi metri da casa, a bordo della sua auto. Un amministratore simbolo di legalità e tutela dell’ambiente, amatissimo dai suoi elettori e diventato emblema di una politica lungimirante volta alla salvaguardia e alla valorizzazione del territorio. Le indagini hanno battuto molte piste, ma i mandanti e gli esecutori restano ignoti.
Nato a Pollica, in provincia di Salerno, il 22 settembre 1953, Angelo Vassallo crebbe in una famiglia di pescatori. Quel legame con il mare del Cilento lo accompagnò per tutta la vita, tanto da diventare il tratto distintivo del suo carattere e della sua azione politica. Prima di entrare nelle istituzioni, fece il pescatore, conoscendo da vicino la fatica del lavoro e i problemi di una comunità spesso dimenticata dalle grandi dinamiche politiche.
Nato e cresciuto ad Acciaroli, frazione del comune cilentano di Pollica, dopo aver ultimato il percorso di studi a Roma, tornò nel paese d’origine e negli anni Novanta decise di candidarsi: nel 1995 fu eletto sindaco di Pollica, incarico che ricoprì più volte, con consensi larghi e trasversali. Vassallo costruì la sua immagine su un modello amministrativo innovativo e rigoroso incentrato sulla tutela del territorio contro speculazioni e abusivismi; difesa del mare e delle coste dall’inquinamento; promozione della raccolta differenziata, che portò Pollica tra i comuni più virtuosi d’Italia; valorizzazione della dieta mediterranea, che nel 2010 fu riconosciuta dall’UNESCO patrimonio culturale immateriale, anche grazie al suo impegno.
Per la sua concretezza e per la semplicità dei modi, fu soprannominato “il sindaco pescatore”.
La sera del 5 settembre 2010, intorno alle 22, Vassallo mentre rincasava a bordo della sua automobile, a pochi metri da casa trovò qualcuno a sbarrargli la strada. Qualcuno che sicuramente conosceva, perché tirò il freno a mano e abbassò il finestrino. Così fu trovato il suo cadavere, colpito da nove colpi di pistola calibro 9, con il capo riverso sulla spalla destra.
Il corpo senza vita fu ritrovato nella vettura, con il motore ancora acceso. La dinamica dell’agguato lasciò subito intendere che si trattava di un omicidio di matrice criminale, eseguito con freddezza e precisione.
Subito dopo il delitto, gli investigatori ipotizzarono diverse piste. Vassallo era un sindaco scomodo: aveva dichiarato guerra agli abusivi, aveva contrastato il degrado portato dal traffico di droga nei locali della costa e non aveva esitato a denunciare chi tentava di approfittare del territorio.
Le prime indagini si concentrarono su possibili interessi legati alla camorra, ma anche su imprenditori e ambienti locali ostili al suo modello di sviluppo. Nel corso degli anni, il caso ha visto riaperture e nuove inchieste, ma a distanza di quindici anni non esiste una verità giudiziaria definitiva. I mandanti e gli esecutori dell’omicidio restano senza nome.
La notizia della morte di Angelo Vassallo scosse profondamente l’Italia. Migliaia di persone parteciparono ai funerali a Pollica, trasformatisi in una manifestazione per la legalità. Il presidente della Repubblica e le più alte cariche istituzionali lo ricordarono come un esempio di amministratore che aveva fatto della politica un servizio e non un privilegio.
Negli anni successivi, la sua figura è stata onorata da scuole, associazioni e iniziative culturali. La Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore, voluta dai fratelli, porta avanti la sua eredità morale, con progetti rivolti ai giovani, campagne per la tutela ambientale e attività di sensibilizzazione nelle scuole.
Il nome di Angelo Vassallo è ancora sinonimo di buona politica, di rispetto per il territorio e di coraggio civile. La sua storia è stata raccontata in libri, documentari e persino in una fiction televisiva. Ma il ricordo non basta: il vuoto lasciato dalla mancanza di giustizia pesa ancora sulla comunità cilentana e sull’Italia intera.










