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Il cuore donato a Domenico era di un bimbo di 4 anni morto dopo una caduta in piscina

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
25 Febbraio, 2026
in In evidenza, News
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Il cuore donato a Domenico era di un bimbo di 4 anni morto dopo una caduta in piscina
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Un atto di generosità immenso si è trasformato in un doppio dolore. Il cuore donato dal piccolo Moritz, il bimbo di 4 anni morto dopo essere caduto in una piscina a Curon, era destinato a dare nuova vita al piccolo Domenico, un bambino di 2 anni e mezzo di Napoli affetto da cardiomiopatia dilatativa. Ma il trapianto non ha avuto esito positivo e Domenico è morto il 21 febbraio scorso, all’ospedale Monaldi di Napoli, dopo quasi due mesi di agonia. 

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La vicenda, segnata dall’incredibile coinvolgimento di due famiglie provate da lutti inimmaginabili, ha riacceso l’attenzione nazionale e sollevato interrogativi sulla catena clinica e logistica del trapianto. 

Moritz era caduto nella piscina comunale di Curon, in Val Venosta, il 15 dicembre 2025, quando nessuno si era accorto del suo tuffo involontario. Rianimato e trasportato all’ospedale di Bolzano, il bimbo non ha mai recuperato coscienza ed è deceduto il 22 dicembre dopo una settimana di ricovero in terapia intensiva. 

Nel mezzo dell’immenso dolore, i genitori di Moritz avevano deciso di autorizzare la donazione degli organi. Il loro “sì” era stato accolto come un gesto di enorme altruismo: il cuore del loro bimbo avrebbe potuto salvare un’altra vita. 

Quella speranza è stata destinata al piccolo Domenico, per il quale si era reso disponibile un cuore compatibile proveniente proprio da Bolzano. Ma qualcosa è andato profondamente storto lungo la catena di espianto, conservazione e trasporto dell’organo. Si sospetta che il cuore sia stato danneggiato durante il trasferimento verso Napoli, con temperature e procedure di conservazione non perfettamente rispettate, compromettendo la vitalità dell’organo già prima dell’impianto chirurgico. 

Il trapianto è stato eseguito il 23 dicembre 2025 al Monaldi di Napoli. Ma il cuore non ha funzionato correttamente dopo l’impianto: il piccolo è stato immediatamente sottoposto a supporto vitale extracorporeo (ECMO) per cercare di stabilizzare le sue funzioni vitali, ma la sua condizione è gradualmente peggiorata. Un’équipe di specialisti ha infine stabilito che non poteva ricevere un secondo trapianto a causa del deterioramento delle condizioni generali. Domenico è morto tra sofferenze e speranze spezzate il 21 febbraio 2026. 

La Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza sull’intero processo e verificare possibili responsabilità. Gli indagati, arrivati a sette sanitari, sono sottoposti a indagini per omicidio colposo e altri reati correlati alla gestione dell’espianto, del trasporto e dell’impianto dell’organo. 

Gli accertamenti hanno coinvolto anche i carabinieri del Nas di Trento, che si sono recati all’ospedale di Bolzano per acquisire l’elenco del personale coinvolto nella procedura di prelievo e trasporto, ma finora non sarebbero emerse responsabilità dirette del personale bolzanino. 

Secondo alcune relazioni, nel team chirurgico inviato da Napoli a Bolzano sarebbero emerse criticità operative e l’uso di ghiaccio non idoneo per il trasporto, elementi che avrebbero potuto compromettere l’integrità del cuore. Le versioni sull’accaduto tra struttura di prelievo e ospedale destinatario appaiono al momento contrastanti, rendendo necessario un ulteriore approfondimento giudiziario. 

Per i genitori di Moritz, la morte di Domenico è “un dolore che si rinnova”: avevano visto nel gesto di donare gli organi una possibilità di dare senso alla tragedia vissuta, sperando che il cuore del loro bambino potesse far battere un’altra vita. 

La famiglia di Domenico, dal canto suo, ora chiede chiarezza e giustizia, con il loro legale che ha già avanzato richieste di accesso ai fascicoli e agli atti relativi all’intero percorso clinico. È iniziata una lunga battaglia per scoprire cosa sia realmente accaduto e se davvero si sarebbe potuto evitare questo epilogo. 

Questa storia cruenta, che unisce due famiglie attraverso il filo sottile ma potente della donazione di organi, solleva anche domande più ampie sul sistema di trapianti in Italia e sull’importanza di procedure rigorose a ogni livello per trasformare davvero un gesto di speranza in una chance di vita. 

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