Il 21 febbraio 2018, Ján Kuciak e la sua fidanzata Martina Kušnírová, entrambi 27enni, furono trovati uccisi a colpi d’arma da fuoco nella loro casa di Veľká Mača, un villaggio a circa 50 km da Bratislava in Slovacchia.
I corpi della coppia furono scoperti dalla polizia cinque giorni dopo, il 26 febbraio, dopo che i familiari non avevano notizie da diversi giorni. Entrambi erano stati giustiziati nella loro casa: Kuciak con proiettili al petto e Martina con un colpo alla testa, sparati probabilmente la sera del 21 febbraio. Non furono trovati segni di collutazione né oggetti rubati, indicando che l’obiettivo dei killer era la coppia stessa.
Kuciak era un giornalista investigativo per il sito slovacco Aktuality.sk, e da oltre un anno stava indagando su frodi fiscali e connessioni tra imprenditori, politica e criminalità organizzata italiana, in particolare la ‘Ndrangheta. Il suo lavoro aveva individuato sospetti legami tra alcuni uomini d’affari e politici di alto livello, e possibili infiltrazioni di clan mafiosi nei contratti pubblici e nella gestione di fondi dell’Unione Europea.
Secondo colleghi e fonti investigative, proprio questa sua inchiesta rappresentava un rischio per interessi forti, e si ritiene che il suo omicidio sia stato legato a motivi professionali, ovvero al tentativo di impedire la pubblicazione di informazioni scomode.
L’omicidio del giovane cronista fu un evento senza precedenti in Slovacchia: fu la prima volta che un giornalista veniva ucciso nel paese dall’indipendenza nel 1993. Le reazioni furono immediate e forti: manifestazioni di protesta per la libertà di stampa, accensioni di candele in varie città, e manifestazioni di solidarietà sia nel paese sia all’estero.
La vicenda scatenò una profonda crisi politica, con enormi proteste di piazza contro la corruzione e le relazioni tra politica e criminalità.
Le indagini portarono all’arresto di diversi sospetti, e gli investigatori slovacchi avanzarono l’ipotesi che l’omicidio fosse stato commissionato da un imprenditore legato a interessi criminali e politici, con l’aiuto di intermediari e killer professionisti. Nel corso degli anni sono stati condannati alcuni esecutori materiali, come Miroslav Marček e altri complici, con pene detentive di lungo periodo, mentre resta controverso il destino degli mandanti politici e imprenditoriali.
Nonostante condanne per gli esecutori, le indagini sul possibile “mandante” principale, incluso l’imprenditore Marian Kočner, hanno incontrato difficoltà giudiziarie e continue battute d’arresto, alimentando critiche circa la lotta all’impunità per omicidi di giornalisti.
La morte di Kuciak e Martina rappresenta ancora oggi un simbolo potente della lotta per la libertà di stampa, trasparenza e giustizia contro la corruzione e l’infiltrazione mafiosa nella politica e negli affari pubblici. La loro vicenda ha stimolato una nuova generazione di attivisti e giornalisti a continuare a indagare e chiedere responsabilità, nonostante il rischio personale.










