L’ennesima aggressione ai danni del personale sanitario riaccende il dibattito sul clima di tensione che si respira negli ospedali. Dopo quanto accaduto all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove un medico è stato aggredito all’indomani della morte della 23enne Francesca Tucci, l’Anaao Assomed Campania lancia un appello a fermare quella che definisce la deriva dei “processi celebrati sui social”, ritenuti uno dei fattori che contribuiscono ad alimentare rabbia e violenza nei confronti dei professionisti della sanità.
Il caso Francesca Tucci e la polemica sui social
La morte di Francesca Tucci, la giovane di 23 anni deceduta dopo un ricovero al Cardarelli, ha suscitato profonda commozione e acceso un intenso dibattito pubblico. Sin dalle prime ore successive al decesso, i social network sono stati invasi da migliaia di commenti, accuse e ricostruzioni che attribuivano responsabilità ai medici ancora prima che venissero completati gli accertamenti della magistratura.
Parallelamente al dolore della famiglia, che ha chiesto di fare piena luce su quanto accaduto, si è sviluppata una vera e propria ondata di indignazione online. Numerosi utenti hanno individuato presunti responsabili, puntando il dito contro il personale sanitario coinvolto nell’assistenza della giovane e trasformando una vicenda ancora oggetto di indagine in un processo mediatico.
La Procura ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità, disponendo gli accertamenti medico-legali necessari per ricostruire le cause del decesso. Un percorso che, come previsto dalla legge, dovrà stabilire se vi siano stati errori o omissioni e, solo in quel caso, individuare eventuali responsabilità.
Nel frattempo, però, il clima all’interno dell’ospedale si è fatto sempre più teso, fino ad arrivare all’aggressione di un medico avvenuta nelle ultime ore.
Anaao Assomed: “Serve unità, non processi sui social”
Il segretario regionale dell’Anaao Assomed Campania, Vincenzo Bencivenga, ha espresso innanzitutto vicinanza ai familiari della giovane.
«Ci uniamo con sincera partecipazione al dolore della famiglia di Francesca Tucci», afferma, condannando al tempo stesso l’aggressione verificatasi al Cardarelli.
Secondo il sindacato dei medici, episodi di questo tipo si inseriscono in un clima sempre più avvelenato dai social network.
«Processare i medici in diretta social non significa chiedere giustizia, significa alimentare odio e sospetto. C’è bisogno di unire, non di dividere, altrimenti vedremo solo aumentare la violenza che già oggi è un enorme problema in tutti gli ospedali e nei presidi che sono fatti per garantire assistenza. Quanto è avvenuto al Cardarelli ne è la dimostrazione.»
Bencivenga esprime forte preoccupazione per quella che definisce un’abitudine ormai consolidata.
«Ci preoccupa moltissimo l’abitudine a trasformare vicende ancora da accertare in processi sommari celebrati sui social e nel dibattito pubblico, spesso sulla base di informazioni parziali, frammentarie o non verificate.»
“La presunzione di innocenza vale anche per i medici”
Sulla stessa linea interviene anche Eugenio Gragnano, segretario aziendale dell’Anaao Assomed del Cardarelli.
«La presunzione di innocenza vale per tutti e deve valere anche per i medici.»
Per il rappresentante sindacale serve una presa di posizione netta anche da parte delle istituzioni.
«È necessario che la politica regionale e nazionale valuti iniziative a tutela dell’onorabilità dei professionisti quando vengono esposti a una condanna social prima ancora che le autorità abbiano accertato i fatti.»
Difendere i medici non significa escludere le responsabilità
L’associazione tiene però a precisare che chiedere il rispetto delle garanzie non significa sottrarre i professionisti alle proprie responsabilità.
Secondo Anaao Assomed, ogni eventuale errore deve essere accertato nelle sedi competenti attraverso indagini tecniche, consulenze medico-legali e il lavoro della magistratura, evitando che siano i social network a emettere sentenze anticipate.
«Difendere i medici dai processi sommari non significa proteggerli da eventuali responsabilità», sottolinea il sindacato. «Significa pretendere che ogni responsabilità venga accertata con rigore, competenza e nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.»
Il rischio di una sanità sempre più esposta
L’Anaao Assomed richiama infine l’attenzione sulle conseguenze che un clima di costante delegittimazione potrebbe avere sul sistema sanitario.
«Dividere, alimentare odio e sospetto può solo lacerare il rapporto di fiducia indispensabile per salvare vite e prendersi cura di chi ha bisogno», conclude Bencivenga. «Ai leoni da tastiera ricordo che i medici sono lì per quello, per salvare vite. Continuare su questa strada non farà altro che svuotare i reparti più critici di grandi professionalità e questo avrebbe un costo enorme sulla salute dei cittadini.»
Le indagini sulla morte di Francesca Tucci proseguono e saranno gli accertamenti disposti dalla Procura a chiarire se vi siano state responsabilità sanitarie. Nel frattempo, il nuovo episodio di violenza al Cardarelli riporta al centro una questione sempre più urgente: come conciliare il diritto delle famiglie a ottenere verità e giustizia con la necessità di evitare processi mediatici che rischiano di trasformarsi in ulteriori fattori di tensione e aggressività nei confronti di chi opera negli ospedali.










