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Bambino morto al Monaldi, gli inquirenti lavorano per ricostruire la catena del danno all’organo trapiantato

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
24 Febbraio, 2026
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La Direzione Generale dell’Azienda apprende con massima serietà che i Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) di Trento hanno avviato un’inchiesta presso l’Ospedale di Bolzano per accertare chi abbia materialmente introdotto ghiaccio secco nel contenitore utilizzato per il trasporto del cuore destinato al trapianto del piccolo Domenico, il bambino di due anni, operato lo scorso 23 dicembre al Monaldi e morto lo scorso 21 febbraio. L’accertamento riguarda un evento tragico collegato al danno subito dall’organo durante il trasporto, elemento ritenuto determinante nelle conseguenze successive sul paziente che ha ricevuto il trapianto. 

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L’indagine dei NAS si concentra soprattutto sulla fornitura del ghiaccio secco e sulla sua gestione interna alla struttura sanitaria altoatesina, con l’obiettivo di individuare la catena di responsabilità e la presenza di personale coinvolto nelle fasi critiche dell’espianto e a supporto dell’équipe che ha operato nel blocco operatorio. La comunicazione inviata ai vertici della Azienda sanitaria dell’Alto Adige chiede esplicitamente di fornire gli addetti all’Officina ospedaliera preposti alla gestione del ghiaccio, così come gli operatori sanitari in servizio nel blocco operatorio, qualora dall’esame interno siano già emersi elementi utili all’identificazione. 

Secondo quanto riportato dal quotidiano Alto Adige, l’obiettivo degli accertamenti è quello di stabilire con precisione chi abbia fornito il ghiaccio secco e di verificare il ruolo e la presenza delle figure professionali direttamente coinvolte durante l’espianto. Si chiede inoltre alle autorità sanitarie di trasmettere immediatamente alle forze dell’ordine eventuali risultati preliminari delle verifiche interne. 

L’inchiesta fa parte di un fascicolo più ampio coordinato dalla Procura di Napoli, che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di sette sanitari tra medici e paramedici, ora accusati di omicidio colposo in concorso relativamente alla morte del piccolo Domenico, un bambino di due anni deceduto dopo essere stato sottoposto a un trapianto di cuore lo scorso 23 dicembre. 

Al momento, dagli accertamenti dei NAS non emergono profili di responsabilità diretta a carico del personale bolzanino, ma le verifiche proseguono per chiarire tutte le fasi della procedura. I militari, infatti, si sono già recati all’ospedale per acquisire gli elenchi del personale coinvolto nelle operazioni di espianto e trasporto dell’organo. 

Il caso è al centro dell’attenzione pubblica, anche a livello nazionale, perché solleva questioni cruciali sulla gestione e conservazione degli organi destinati ai trapianti, sulla corretta applicazione dei protocolli sanitari e sulla formazione del personale coinvolto nelle delicate fasi di prelievo, confezionamento e trasporto. 

Secondo fonti investigative, durante la procedura di espianto sarebbero emerse criticità operative relative non solo alla gestione del materiale refrigerante, ma anche alla dotazione tecnica complessiva dell’équipe. In particolare, la relazione del Dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano, inviata al Ministero della Salute, segnala insufficiente materiale refrigerante e punti di debolezza organizzativi nell’équipe di prelievo che era stata inviata da Napoli. 

L’uso di ghiaccio secco – invece del ghiaccio tradizionale oggi consigliato per preservare gli organi in specifiche condizioni di temperatura – è stato infatti individuato come possibile causa di un notevole abbassamento delle temperature nel contenitore isotermico, con conseguente danneggiamento delle fibre del muscolo cardiaco. Questo tipo di ghiaccio raggiunge temperature estremamente basse (-80 °C o inferiori) e, se non utilizzato correttamente secondo le linee guida, può compromettere la funzionalità dell’organo destinato al trapianto. 

La richiesta dei NAS di Trento mira a fare piena luce su questi aspetti, integrando le verifiche interne delle strutture sanitarie con gli accertamenti giudiziari. Al centro dell’attenzione resta la ricostruzione dettagliata delle responsabilità operative e della catena di approvvigionamento e utilizzo del ghiaccio secco che potrebbe aver influito negativamente sul delicato processo di conservazione e trasporto dell’organo. 

La Direzione Generale coinvolta ha espresso sin dall’inizio piena collaborazione con la magistratura e le autorità sanitarie competenti, ribadendo la propria fiducia nel lavoro degli inquirenti per fare chiarezza sull’accaduto e, se del caso, individuare le responsabilità specifiche che hanno portato a questo evento drammatico. L’azienda ha lavorato con le procure e con i NAS per fornire tutte le informazioni richieste e continuerà a farlo per contribuire a un’inchiesta trasparente e accurata. 

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