La Corte d’Assise di Latina ha condannato a 16 anni di reclusione Antonello Lovato, datore di lavoro del bracciante agricolo indiano Satnam Singh, morto nel giugno 2024 dopo un gravissimo incidente sul lavoro nelle campagne di Borgo Santa Maria, in provincia di Latina.
I giudici lo hanno ritenuto responsabile di omicidio volontario con dolo eventuale, riconoscendo che il suo comportamento dopo l’infortunio fu determinante nell’esito fatale della vicenda. Il caso aveva scosso l’intero Paese. Satnam Singh, 31 anni, lavorava senza regolare contratto quando un macchinario agricolo gli tranciò un braccio e provocò gravissime lesioni agli arti inferiori. Secondo l’accusa, invece di chiamare immediatamente i soccorsi, il datore di lavoro caricò il bracciante su un furgone e lo abbandonò davanti alla casa in cui viveva con la moglie. Soltanto successivamente furono allertati i soccorsi, ma il giovane morì due giorni dopo all’ospedale San Camillo di Roma per le conseguenze delle gravissime ferite riportate.
La Procura aveva chiesto una condanna a 22 anni di carcere, sostenendo che una semplice chiamata ai servizi di emergenza avrebbe potuto salvare la vita del lavoratore. Per i magistrati, Lovato era perfettamente consapevole della gravità dell’incidente e decise comunque di non richiedere un intervento medico immediato.
Oltre alla pena detentiva, la Corte ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena e il risarcimento dei danni alle parti civili.
Alla vedova Sony Soni è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 120 mila euro, mentre altri familiari della vittima riceveranno risarcimenti compresi tra 50 e 90 mila euro. La morte di Satnam Singh è diventata uno dei simboli della lotta contro il caporalato e lo sfruttamento del lavoro agricolo in Italia.
La vicenda ha riacceso il dibattito sulle condizioni dei lavoratori stranieri impiegati nei campi, spesso costretti a operare senza contratto, senza tutele e in condizioni di estrema precarietà. Sindacati e associazioni hanno accolto la sentenza come un importante passo verso la giustizia, sottolineando però che il contrasto allo sfruttamento richiede un impegno costante delle istituzioni per impedire che tragedie simili possano ripetersi.










