«Le minacce non sono rivolte soltanto a me. Il clan De Micco ha esteso l’intimidazione anche ai carabinieri della mia scorta. Questo non è più un attacco a una giornalista, ma una sfida aperta allo Stato».
A denunciare il grave episodio è Luciana Esposito, giornalista e direttrice di Napolitan, da anni impegnata nel racconto delle dinamiche criminali di Napoli Est e, dal 2025, sottoposta a tutela con una scorta dei Carabinieri a seguito delle minacce ricevute per la sua attività giornalistica.
Una denuncia diramata in un video, pubblicato dalla giornalista sui suoi profili social.
Negli ultimi anni il suo lavoro ha acceso i riflettori sulle nuove strategie della criminalità organizzata, sulle faide di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio, sui traffici dei clan e, soprattutto, sulle storie di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi alla camorra. Un impegno che le è valso numerosi riconoscimenti, ma che l’ha anche esposta a un crescente livello di rischio. Da luglio del 2025 è anche testimone di giustizia: grazie alle dichiarazioni rese nell’ambito di un processo di camorra, tre affiliati al clan De Micco sono stati condannati al massimo della pena. Proprio dopo la deposizione in tribunale le sono state rivolte le prime minacce, estese anche alla scorta.
Secondo quanto riferito dalla direttrice di Napolitan, le nuove minacce rappresentano un salto di qualità.
«Un clan che non vuole più essere percepito come una realtà confinata in una periferia della città, ma che punta ad affermare il proprio peso criminale, a conquistare spazi sempre più ampi nel controllo di Napoli e a proiettare la propria influenza anche oltre i confini della Campania. Per farlo ha bisogno di compiere un’azione criminale eclatante, capace di dimostrare la forza e il potere di cui dispone».
Parole che delineano un quadro particolarmente allarmante. Secondo questa lettura, l’obiettivo delle intimidazioni non sarebbe soltanto quello di colpire una cronista che racconta la criminalità organizzata, ma di lanciare un messaggio a chiunque scelga di opporsi ai clan.
Ancora più inquietante è il riferimento agli uomini della scorta.
«Arrivare a minacciare i carabinieri che mi proteggono significa alzare il livello dello scontro. Significa mettere nel mirino anche chi rappresenta le istituzioni e chi ogni giorno lavora per garantire la sicurezza dei cittadini».
Per Luciana Esposito il significato è chiaro: «Il vero messaggio intimidatorio è rivolto allo Stato. Il clan punta a imporre le proprie regole e a svilire l’autorevolezza delle istituzioni agli occhi dell’opinione pubblica, dimostrando che può colpire chi racconta la verità e perfino chi è chiamato a proteggerlo».
La denuncia arriva in una fase particolarmente delicata per gli equilibri criminali di Napoli Est, caratterizzata da arresti, collaborazioni con la giustizia e tensioni tra gruppi rivali che hanno profondamente inciso sugli assetti della camorra.
Per questo la giornalista lancia anche un appello alle istituzioni.
«Lo Stato deve scegliere, e farlo rapidamente, da che parte stare: se continuare ad assistere come spettatore ai gravissimi fatti che si susseguono a Napoli Est oppure dare una risposta concreta, dimostrando che non esistono organizzazioni criminali più forti della legge, della legalità e della giustizia».











