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Ylenia, uccisa a 22 anni dal fratello, l’unico familiare non detenuto con il quale viveva

Luciana Esposito di Luciana Esposito
4 Febbraio, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Ylenia, uccisa a 22 anni dal fratello, l’unico familiare non detenuto con il quale viveva
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E’ uno scenario che merita una profonda analisi sociale quello in cui è maturato l’omicidio di Ylenia Musella, la 22enne uccisa dal fratello, al culmine dell’ennesima lite per futili motivi. Tesoro dell’accaduto, il parco Conocal di Ponticelli: “il rione più giovane d’Europa”, secondo una statistica risalente a qualche anno fa e che portò alla ribalta il plesso di edilizia popolare nato nell’era del post-terremoto, teatro in più occasioni di fatti di cronaca particolarmente efferati. Rapine violente, agguati di camorra, episodi di criminalità minorile, il fratricidio di Ylenia Musella rappresenta l’ultimo esecrabile fatto di sangue avvenuto nella roccaforte del clan D’Amico, i cosiddetti “fraulella”. Un omicidio maturato in un clima che lasciava presagire il forte sentore che proprio quel rione fosse prossimo a finire sotto i riflettori mediatici, alla luce del clima di crescente violenza criminale e tensione, unitamente alla poca presenza di forze dell’ordine sul territorio. Un allarme rilanciato poche ore prima dell’omicidio di Ylenia anche dal Cosap, il sindacato di polizia che in una nota ha chiesto al Questore di Napoli e al dirigente del commissariato di Ponticelli di adoperarsi in maniera tempestiva per arginare una situazione esplosiva. Nessuno poteva prevedere quello che è accaduto nel pomeriggio di martedì 3 febbraio in via al chiaro di luna, nei pressi dell’abitazione dei fratelli Musella, ma all’indomani dell’omicidio di una 22enne maturato per mano del fratello 28enne, le istituzioni non possono tornare a voltare lo sguardo altrove.

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I fratelli Musella sono cresciuti in un contesto familiare e sociale fortemente segnato e condizionato dall’influenza dell’ideologia camorristica: la madre, scarcerata appena pochi giorni fa, è legata sentimentalmente a una figura di primo ordine del clan Casella-Circone, un sodalizio nato sui relitti dei Sarno, animati dal desiderio di colmare il vuoto di potere scaturito dalla dissoluzione dell’impero fondato dai fratelli del rione de Gasperi, allorquando optarono per la collaborazione con la giustizia. Quelli che seguirono furono anni sanguinari, segnati da omicidi ed arresti che hanno pesantemente inciso sull’assetto familiare di Ylenia e Giuseppe Musella: un padre e una patrigno detenuti, al pari di uno zio, una zia – Annunziata D’Amico – uccisa in un agguato di camorra nel 2015, proprio lì, in via la chiaro di Luna, strada di residenza anche dei due giovani, nel rione Conocal di Ponticelli. A costellare gli episodi più eclatanti, una marea di arresti ed omicidi di parenti, amici, conoscenti. Vite legate a filo doppio a quelle vicende che inevitabilmente condizionano le abitudini, il modo di vivere e di pensare di chi le subisce, attivamente o passivamente.

Un fatto che emerge con tenera nitidezza dai primi profili social abbozzati da Ylenia, quando era appena adolescente e quindi era costretta a vivere dentro quella prigione di cemento e degrado sociale e morale che contraddistingue i rioni come il Conocal. L’influenza di quell’ideologia e di quelle dinamiche fortemente condizionate dall’ascendente della camorra, trapela in tutta la sua inconsapevole veemenza: i post della ragazza propongono il profilo di un’adolescente alle prese con le prime cotte, avvezza a scherzare con gli amici, ma anche propensa a celebrare parenti e familiari detenuti come richiede il contesto. Foto con le manette ai polsi o rubate durante i colloqui in carcere, accompagnate dalle frasi affettuose che qualsiasi ragazzina rivolgerebbe a un padre, a uno zio. “Un giorno potrò anche incontrare il mio principe, ma tu sarai per sempre il mio re”, scrive in un post dedicato al padre detenuto. In quella carrellata di contenuti, pensieri, emozioni, trapela nitidamente che nella vita della giovane un episodio in particolare abbia funto da spartiacque: l’agguato di camorra in cui ha perso la vita sua zia Annunziata D’Amico, quando ricopriva il ruolo di reggente del clan di famiglia. Un agguato avvenuto nel 2015 sotto casa della D’Amico in via la chiaro di luna, lì dove viveva ed è stata uccisa anche Ylenia. Aveva appena 11 anni quando sua zia Annunziata, 40 anni, madre di sei figli, pagò con la vita il diniego di corrispondere una tangente sugli affari illeciti ai De Micco. Il figlio più grande era detenuto a santa Maria Capua Vetere, il più piccolo aveva appena 10 mesi ed è soprattutto al lui che Ylenia rivolgeva pensieri, preghiere e attenzioni. Quella morte violenta ha fortemente segnato le sorti della popolazione più giovane del Conocal che ha maturato un’esperienza di lutto prematura e sanguinaria che ha inevitabilmente inciso su tanti aspetti della loro vita.

Appena due anni dopo, nel 2017, in occasione del compleanno del fratello Giuseppe, quello che otto anni dopo diventerà il suo assassino, scrive parole che oggi assumono un significato ben più profondo: “hai saputo farmi da madre e da padre, mi hai insegnato tutto quello che c’è da sapere” e che “hai sempre fatto in modo che non mi mancasse niente, mi hai sere difesa da tutti e da tutto anche se litighiamo mille volte al giorno io non ti cambierei mai perché non c’è nessuno come te”. Le liti sono sempre esistite, ma per Ylenia erano parte integrante di una quotidianità incapace di scalfire l’amore che nutriva per il suo punto di riferimento più fermo: suo fratello Giuseppe è diventato il suo tutore legale, perché già maggiorenne quando anche sua madre è finita in carcere, mentre lei era ancora un’adolescente, cresciuta presto sì, ma ancora bisognosa di una guida. Suo fratello è stato tutta la sua famiglia per lungo tempo, per tutto il periodo di detenzione della madre, quando vivevano da soli in quella casa popolare che circa 24 ore fa si è trasformata nel teatro dell’ennesimo brutale omicidio in cui una giovane donna ha perso la vita.

Il passaggio da Facebook ai social network più moderni, come Instagram e TikTok, consegnano un’immagine più matura di Ylenia in cui non c’è posto per i tributi ai parenti uccisi e detenuti, ma solo per gli aspetti più belli e positivi della sua vita: scampoli di vita quotidiana che raccontano viaggi, serate in discoteca, momenti goliardici e spensierati in compagnia di amici ed amiche. Ylenia cercava di evadere da quel contesto segnato da violenza e degrado in cui viveva, ma non è bastato a preservarla da quelle logiche che hanno risucchiato anche la sua giovane vita.

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