«Addolorato per la morte di questa giovane ragazza di Ponticelli. Le forze dell’ordine e la magistratura sapranno ricostruire i fatti. Ancora più forte sarà il nostro impegno per ridurre le sacche di disagio in quartieri su cui stiamo investendo per la rigenerazione del territorio». Lo ha dichiarato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi nelle ore successive all’omicidio di Ylenia Musella, la 22enne uccisa da suo fratello, nel rione Conocal di Ponticelli, al culmine di una lite per futili motivi.
Parole che sembrano stridere pesantemente con la realtà che si respira a Ponticelli e in particolare nel Parco Conocal, lo stesso rione dove appena un mese fa le madri dei bambini che frequentano l’istituto comprensivo “De Filippo” sono state costrette ad inscenare un presidio permanente, occupando il plesso fatiscente per imporre al Comune di Napoli di firmare l’ultimo documento utile a rendere fruibile e accessibile il plesso gemello completamente ristrutturato con i fondi del PNRR. Una vicenda che ha conquistato la ribalta nazionale, complice un servizio mandato in onda dal programma di Italia uno “Le Iene”. Proprio l’intervento dell’inviata, recatasi a Palazzo San Giacomo insieme a una delegazione di madri, ha sancito il lieto fine, consentendo ai bambini di tornare tra i banchi di scuola in sicurezza.
Il rione Conocal è soprattutto il luogo che ospita la sede del caf e patronato gestito dal consigliere della VI Municipalità di Napoli Vincenzo Sollazzo, notoriamente militante negli ambienti di estrema destra, finito al centro di forti polemiche per le immagini pubblicate sui social network che ritraevano il mezzo busto di Mussolini. Tuttavia, Sollazzo si è candidato con la lista “Azzurri per Manfredi – Napoli Viva”, a sostegno di Gaetano Manfredi, quindi parte della coalizione di centrosinistra che aveva incluso Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e altre forze civiche.
Secondo riferito alla giornalista Luciana Esposito da Giovanni Braccia, ex braccio destro di Sollazzo e figura apicale del clan De Martino, poi diventato collaboratore di giustizia in seguito al suo arresto, avrebbe curato e gestito, proprio insieme a Sollazzo, un fitto giro di affari per conto dei clan operanti a Ponticelli che comprende principalmente la compravendita degli alloggi popolari e la lavorazione di pratiche pensionistiche fittizie, forti del supporto di medici e dirigenti compiacenti, avvezzi a rilasciare certificati e documenti creati ad hoc.
Un giro d’affari in grado di garantire ingenti guadagni ai clan che dal loro canto riconoscono al consigliere Sollazzo una generosa percentuale. Il suo coinvolgimento negli affari illeciti del clan è stato confermato e descritto da decine di persone, molte delle quali costrette a lasciare l’alloggio popolare in cui vivevano per espresso volere dei clan operanti nel quartiere. In questi casi Sollazzo provvederebbe a regolarizzare la posizione degli occupanti abusivi, rendendo la residenza retroattiva attraverso la produzione di certificati medici e altri professionisti compiacenti. Non solo cacciati con la forza dalle loro abitazioni, ma anche costretti a fare i conti con lo status di senza fissa dimora, velenosi cancellare la residenza dai raggiri del consigliere con tutti i disagi che questo comporta.
Tantissimi gli aneddoti raccontati da Giovanni Braccia, suo fido collaboratore, oggi passato dalla parte dello Stato. Racconti che collocano Sollazzo al centro della scena come un fermo punto di riferimento, non solo per i clan, ma anche per i residenti dei rioni di edilizia popolare controllati dai clan. Un rappresentante delle istituzioni che seduto dietro la scrivania del suo caf nel rione Conocal di Ponticelli, rappresenta l’antistato, pronto ad adoperarsi per risolvere problemi, anche se questo significa raggirare o violare le regole. Secondo quanto riferito da Braccia anche e soprattutto nel rione che ospita il suo caf, il Conocal, Sollazzo avrebbe dato man forte agli esponenti della camorra, non solo incrementando i proventi illeciti attraverso la gestione delle pratiche relative alla compravendita degli alloggi di edilizia popolare, ma anche garantendo una pensione di invalidità civile a figure di spicco della malavita locale, proprio come ha fatto con il boss Francesco De Martino.
Una delle questioni più discusse e clamorose è rappresentata soprattutto dal silenzio delle istituzioni. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si è guardato bene dal prendere una posizione e dal rilasciare dichiarazioni pubbliche in merito alla spinosissima questione, ormai diventata di dominio pubblico da tempo. Un silenzio che si scorna con la dichiarazione rilasciata all’indomani dell’ennesimo gravissimo fatto di cronaca avvenuto proprio lì, nel rione Conocal, il quartier generale di uno dei suoi consiglieri di Municipalità. Una situazione che ben riassume e racconta il clima di degrado sociale che imperversa nel Conocal, complice la presenza di una politica connivente e perfino impegnata a curare gli interessi della camorra.
Uno scenario che presta il fianco a quel clima di degrado, sociale e morale, contornato da abbandono e silenzio delle istituzioni, puntualmente pronte ad affannarsi nel rilasciare dichiarazioni a favore di telecamera, all’indomani di fatti drammatici, come il fratricidio andato in scena nel Conocal, animati dall’unico intento di cavalcare l’onda mediatica ed emotiva, auspicando di acquisire consensi in chiave elettorale. Un circolo vizioso incancrenito e che da decenni si riproduce in quartiere dove la camorra detiene saldamente il controllo del territorio, anche mediante certe logiche di potere.
Il dato di fatto più triste che emerge dall’efferato omicidio di Ylenia Musella è il distacco istituzionale: nessun consigliere, assessore o rappresentante dell’amministrazione Manfredi, meno che mai il primo cittadino, si sono degnati di lanciare un segnale concreto alla comunità, terribilmente scossa dall’accaduto.
All’indomani dell’omicidio di una 22enne, uccisa dal fratello 28enne, in un clima che consegna il quadro più drammatico ed emblematico del fallimento della classe politica-dirigente che amministra la città, i rappresentanti delle istituzioni si guardano bene dal prendere in carico il problema e continuano a praticare della sana e comoda demagogia.
La situazione descritta rappresenta un nodo cruciale per comprendere lo stato del rapporto tra politica locale e criminalità nei quartieri periferici di Napoli. Ponticelli, in particolare, è una delle aree a più alta densità camorristica della città, dove il controllo del territorio passa anche attraverso strumenti istituzionali. Uno scenario sul quale sarebbe doveroso accendere un riflettore, in vista delle imminenti amministrative.
La vicenda di Sollazzo, pur ancora non definita in sede giudiziaria, solleva interrogativi inquietanti su come le municipalità possano diventare terreno fertile per penetrazioni mafiose, specialmente in contesti socialmente fragili.
In attesa che la giustizia faccia il suo corso, Ponticelli continua a convivere con una realtà in cui il confine tra rappresentanza politica e criminalità appare sempre più sfocato.











