Nuova sentenza nel processo per l’omicidio di Luigi Mignano, il pregiudicato ucciso il 9 aprile 2019 a Napoli, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, mentre accompagnava il nipotino all’asilo. La Corte di Assise di Appello di Napoli ha rideterminato le pene per alcuni componenti del gruppo di fuoco, eliminando in alcuni casi la condanna all’ergastolo e infliggendo pene fino a 30 anni di carcere.
Il delitto è rimasto nella memoria collettiva come “l’omicidio dello zainetto”. Quella mattina, infatti, il piccolo nipote della vittima assistette all’agguato e, nel caos degli spari, lasciò cadere il suo zaino di Spiderman accanto al corpo del nonno. Un’immagine diventata simbolo della brutalità della guerra di camorra che per anni ha insanguinato Napoli Est.
Luigi Mignano aveva 52 anni ed era considerato vicino al clan Rinaldi. Era inoltre cognato del boss Ciro Rinaldi, detto “Mauè”, figura storica della criminalità organizzata nella periferia orientale di Napoli. Secondo gli investigatori, proprio quel legame familiare lo avrebbe reso un bersaglio nella feroce faida tra i Rinaldi e il gruppo D’Amico-Mazzarella.
L’agguato avvenne in via Ravello, nel rione Villa, a pochi metri da una scuola dell’infanzia e dalla chiesa del quartiere. I killer entrarono in azione in pieno giorno, aprendo il fuoco davanti a genitori e bambini. Luigi Mignano venne raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco mentre teneva per mano il nipotino di appena tre anni. Con lui rimase ferito anche il figlio Pasquale Mignano, mentre il bambino si salvò miracolosamente.
Gli investigatori lessero subito quell’omicidio come un messaggio diretto dentro gli equilibri criminali di San Giovanni a Teduccio. Colpire un uomo vicino ai Rinaldi davanti a una scuola significava riaffermare il controllo del territorio attraverso il linguaggio della paura. Una dimostrazione di forza consumata senza alcun timore di coinvolgere innocenti.
La nuova sentenza arriva dopo un lungo iter giudiziario segnato da annullamenti e nuovi giudizi. I giudici della Corte di Assise di Appello hanno inflitto 30 anni di reclusione a Giuseppe Musella e Giovanni Musella, mentre Gennaro Autiero è stato condannato a 20 anni. Restano invece confermati gli ergastoli per Ciro Rosario Terracciano, Giovanni Salomone e Pasquale Ariosto.
Quella vicenda continua ancora oggi a rappresentare uno dei punti più bassi raggiunti dalla violenza di camorra a Napoli Est. Perché quell’omicidio non colpì soltanto una persona ritenuta vicina a un clan: colpì simbolicamente un’intera comunità, costringendo un bambino a vedere il sangue sull’asfalto accanto al proprio zaino.
Uno scenario che si è ripetuto lo scorso marzo, quando i sicari della camorra sono nuovamente entrati in azione nei pressi dello stesso istituto scolastico per uccidere il nipote del boss Ciro Rinaldi, Salvatore De Marco.











