Dopo più di dieci anni dall’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, la complessa inchiesta, condotta dalla Procura di Salerno, ha portato alla luce importanti dichiarazioni rese dall’ex compagna di un collaboratore di giustizia inserito nella trama investigativa.
Vassallo fu ucciso la sera del 5 settembre 2010 ad Acciaroli con nove colpi di arma da fuoco mentre rientrava a casa. La sua morte, per anni considerata un oscuro cold case, è stata collegata negli anni più recenti a presunti intrecci tra traffici illeciti, interessi criminali e depistaggi investigativi.
Le indagini hanno portato, nel novembre 2024, all’esecuzione di quattro ordinanze di custodia cautelare a carico di figure di rilievo: il colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il collaboratore di giustizia Romolo Ridosso. Tutti sono accusati di concorso in omicidio volontario con metodo mafioso, mentre a Cafiero Giovanni è contestato un ruolo per traffico di sostanze stupefacenti.
Un elemento di rilievo emerso durante le fasi investigative riguarda la deposizione di Antonella Mosca, all’epoca compagna di Romolo Ridosso. Nel verbale del 13 febbraio 2018, Mosca racconta di aver visto, nel periodo antecedente all’omicidio, un Suv nero con a bordo il brigadiere Cioffi insieme a un’altra persona non identificata nei pressi della loro abitazione. Alla vista del veicolo, Ridosso avrebbe detto ad alta voce, riferendosi al sindaco: “pure il pescatore lo abbiamo messo a posto”. Mosca ha spiegato di non aver chiesto altro, per paura e confusione dovute alle tensioni nel loro rapporto.
Questa frase, apparentemente aliena, è stata considerata dagli inquirenti un elemento importante, perché potrebbe indicare come alcuni protagonisti di quel periodo fossero consapevoli della sorte del sindaco Vassallo subito dopo il delitto.
Successivamente, la Procura di Salerno ha convocato Romolo Ridosso per ottenere confronti diretti su quanto riferito da Mosca. Nel dialogo con il sostituto procuratore Giuseppe Borrelli, Ridosso ha confermato di aver detto quella frase, ammettendo quindi la circostanza che lo stesso Mosca aveva riportato.
La conferma di Ridosso ha alimentato ulteriormente il fascicolo giudiziario su un caso già complesso, in cui dichiarazioni di collaboratori di giustizia, intercettazioni e altre prove tecniche sono al centro di una lunga e controversa ricostruzione investigativa.
L’inchiesta sull’omicidio di Vassallo è ancora in pieno svolgimento e la fase giudiziaria si è caratterizzata per rinvii di udienza e sorprese procedurali. Recentemente, una sessione preliminare è stata rinviata al 27 marzo per questioni difensive, mentre le parti civili, tra cui familiari, enti locali e numerose associazioni, hanno già espresso la volontà di partecipare al processo.
Alcuni indagati, tra cui il colonnello Cagnazzo, sono tornati in libertà in attesa di processo dopo che diverse misure cautelari sono state annullate o modificate dai tribunali. La procura continua però a sostenere la tesi secondo cui Vassallo sarebbe stato ucciso proprio perché aveva scoperto un traffico di droga e avrebbe voluto denunciarlo alle autorità competenti.
L’omicidio di Angelo Vassallo resta uno dei casi più controversi della cronaca italiana recente: al centro non solo la morte di un amministratore impegnato nella legalità e nella tutela ambientale, ma anche la possibile compenetrazione tra interessi criminali, istituzionali e traffici illeciti.










