Oggi, domenica 20 ottobre, le forze israeliane hanno lanciato una serie di raid aerei nel sud della Striscia di Gaza, in particolare a Khan Younis e Rafah, in risposta a un presunto attacco di Hamas contro le proprie truppe. Secondo l’IDF, i soldati israeliani sono stati colpiti da razzi anticarro e spari di cecchini. In seguito, sono stati presi di mira tunnel e depositi di armi di Hamas. Almeno 15 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani.
Hamas ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’incidente di Rafah e ha ribadito il suo impegno a rispettare la tregua. Accusa invece Israele di aver violato l’accordo, in particolare per quanto riguarda il ritardo nella restituzione dei corpi degli ostaggi israeliani e la chiusura del valico di Rafah, che impedisce l’ingresso degli aiuti umanitari e il ritorno dei palestinesi in Egitto.
La situazione è sempre più drammatica. Secondo l’ufficio media di Gaza, Israele ha violato la tregua 47 volte, causando la morte di 38 palestinesi e il ferimento di 143 persone. Un episodio particolarmente grave ha visto l’uccisione di 11 membri di una famiglia palestinese, tra cui sette bambini e tre donne, accusati di aver attraversato una “linea gialla” senza segnali visibili.
Le organizzazioni umanitarie, come Emergency, segnalano difficoltà nel raggiungere le cliniche a causa dei bombardamenti e della mancanza di personale. Le strade sono pericolose e le risorse scarseggiano: nelle tendopoli mancano acqua potabile, cibo ed elettricità.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato di avere “prove credibili” che Hamas stia pianificando un attacco contro i civili palestinesi, violando così la tregua. Ha minacciato azioni da parte degli Stati Uniti o dei loro alleati se tali attacchi dovessero concretizzarsi, ma ha escluso l’invio di truppe statunitensi a Gaza.
Nel frattempo, l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) ha chiesto l’intervento dell’ONU e degli altri garanti della tregua per fermare le violazioni israeliane e garantire l’ingresso degli aiuti. L’ONU ha espresso preoccupazione per la situazione e ha sollecitato entrambe le parti a rispettare gli impegni presi.
La tregua, entrata in vigore il 10 ottobre, sembra essere sempre più fragile. Le violazioni reciproche, la crisi umanitaria e le accuse di disonestà stanno minando la fiducia tra le parti e la comunità internazionale. Se non si troverà un accordo duraturo, il rischio di un nuovo conflitto su larga scala rimane elevato.











