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Tre morti sul lavoro in poche ore, da Nord a Sud, l’emergenza sicurezza continua

Redazione Napolitan di Redazione Napolitan
26 Maggio, 2026
in Fratelli d'Italia, In evidenza
0
3 marzo 2016: Giornata cittadina per la sicurezza sul lavoro
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Tre morti in poche ore. Tre operai che non torneranno a casa. Tre incidenti avvenuti in luoghi diversi d’Italia. Tre episodi che concorrono a rilanciare con forza il tema della sicurezza sul lavoro, sempre più precaria in ogni angolo della nazione.

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Una nuova scia di sangue tra Toscana, Sicilia ed Emilia-Romagna. Ad Altopascio, in provincia di Lucca, un operaio trentenne ha perso la vita dopo essere rimasto stritolato da una pressa all’interno di un’azienda di prodotti farmaceutici. I colleghi hanno tentato disperatamente di soccorrerlo prima dell’arrivo del 118, ma ogni tentativo si è rivelato inutile. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, carabinieri e tecnici della sicurezza sul lavoro per ricostruire la dinamica dell’incidente.

Nel Reggiano, a Cavriago, un altro operaio è morto schiacciato da un muletto nella ditta Mazzoni. La vittima non era stata ancora identificata nelle prime ore successive alla tragedia. Anche qui la Procura ha aperto un’inchiesta, mentre i tecnici della Medicina del Lavoro stanno cercando di capire cosa sia accaduto davvero in quei pochi istanti che hanno trasformato una giornata di lavoro in una condanna a morte.

La terza tragedia si è consumata nella zona industriale di Catania. Un operaio di 30 anni, dipendente di un’azienda di logistica, è morto schiacciato dal muletto che stava utilizzando. L’area è stata sequestrata dalla Procura etnea, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo.

Tre città. Tre famiglie distrutte. Tre storie che rischiano di diventare soltanto numeri dentro una statistica che si aggiorna ogni giorno con una freddezza quasi burocratica.

Dietro ogni incidente sul lavoro c’è sempre qualcosa che va oltre la fatalità: c’è il tema dei ritmi produttivi sempre più aggressivi, della sicurezza percepita spesso come un costo e non come un diritto, dei controlli insufficienti, della precarietà che porta molti lavoratori ad accettare condizioni rischiose pur di non perdere il posto.

Fa impressione che ancora oggi si possa morire schiacciati da una pressa o da un muletto, nel 2026, in un Paese industrializzato che da anni promette svolte decisive sulla prevenzione. Quando le morti si ripetono con questa frequenza, il rischio è che la normalità diventi l’aspetto più inquietante.

A Lucca, dopo la morte dell’operaio, i sindacati metalmeccanici hanno proclamato uno sciopero provinciale chiedendo più sicurezza e denunciando un sistema che continua a mettere il profitto davanti alla vita umana. “Non possiamo più tollerare che una persona esca di casa per andare a lavorare e non faccia ritorno”, hanno dichiarato Fim, Fiom e Uilm.

In Italia si continua a morire lavorando con una frequenza che non provoca più nemmeno lo shock collettivo che dovrebbe accompagnare ogni tragedia. Le notizie scorrono veloci, sostituite da altre emergenze, mentre le famiglie restano sole a fare i conti con sedie vuote e telefoni che non squilleranno più.

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