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Omicidio Ascione, le accuse a Loquercio: decisive le dichiarazioni dei testimoni e i video del Bar Lively

Luciana Esposito di Luciana Esposito
16 Giugno, 2026
in Cronaca, In evidenza
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Omicidio Ascione, le accuse a Loquercio: decisive le dichiarazioni dei testimoni e i video del Bar Lively
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Ennesimo passo in avanti nelle indagini volte a far luce sull’omicidio del ventenne Fabio Ascione, vittima innocente della criminalità, ucciso all’alba del 7 aprile, nel “parco di Topolino” di Ponticelli mentre rincasava al termine di una serata lavorativa. Dopo i due fermi eseguiti all’alba del 14 aprile, esattamente sette giorni dopo l’omicidio e poche ore prima della celebrazione dei funerali, che fecero scattare le manette per un minore e per Francescopio Autiero, stimato essere il responsabile di quello sparo che ha provocato la morte del giovane Ascione, seppure il colpo sarebbe partito accidentalmente dalla pistola che brandiva per vantarsi con gli amici di un conflitto a fuoco di cui era stato protagonista poco prima con un gruppo di coetanei provenienti da Volla.

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Le dichiarazioni rese dai testimoni oculari e le immagini del sistema di videosorveglianza del Bar Lively rappresentano, secondo la Procura di Napoli, gli elementi chiave che sorreggono le accuse contestate a Emanuele Loquercio per detenzione e porto illegale di arma comune da sparo.

Nel provvedimento cautelare emerge come il racconto di un giovane testimone trovi un riscontro diretto nelle registrazioni acquisite dagli investigatori. Il giovane ha riferito di essere stato minacciato proprio da Loquercio, che avrebbe estratto una pistola dai pantaloni puntandogliela alla testa mentre il gruppo di ragazzi si trovava all’esterno del locale.

Il testimone ha descritto attimi di forte paura, ricordando come uno dei presenti avesse immediatamente rimproverato Loquercio pronunciando la frase: «Oh ma che fai, stai perdendo la testa», mentre un altro giovane gli avrebbe sottratto l’arma dalle mani per allontanarla.

Secondo gli inquirenti, le parole del giovane non solo risultano dettagliate e coerenti, ma trovano una conferma decisiva nei filmati registrati dalle telecamere del bar. Le immagini, analizzate dai militari della Compagnia Carabinieri Napoli Poggioreale e successivamente visionate anche dall’autorità giudiziaria, mostrerebbero infatti Loquercio in possesso di una pistola e documenterebbero il momento in cui l’arma viene puntata verso il capo del giovane.

Nei fotogrammi esaminati, la giovane vittima appare mentre si abbassa improvvisamente e si protegge il volto con il braccio, una reazione interpretata dagli investigatori come conseguenza della percezione concreta del pericolo. Le sequenze successive mostrano inoltre Loquercio mentre continua a maneggiare l’arma tra i presenti.

Particolarmente significativi risultano i frame registrati intorno alle 4.42 del mattino. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Loquercio, dopo essere tornato a sedersi sotto l’ombrellone del dehor del bar, avrebbe estratto la pistola dalla tasca, impugnandola tra le gambe nel tentativo di occultarla. In alcune immagini sarebbe chiaramente visibile persino il caricatore dell’arma.

La reazione degli altri giovani presenti costituisce un ulteriore elemento di conferma. Un ragazzo che indossava una tuta grigia e nera si sarebbe allontanato rapidamente dopo aver notato l’arma nelle mani dell’indagato, comportamento interpretato come segno dell’effettiva percezione della sua pericolosità.

Gli investigatori sottolineano inoltre che la disponibilità materiale della pistola da parte di Loquercio emerge con chiarezza dall’intera sequenza video. I frame mostrerebbero l’indagato mentre inserisce la mano nel giubbotto, estrae l’arma, la impugna e successivamente la ripone nuovamente all’interno dell’indumento.

Per la Procura, la convergenza tra dichiarazioni testimoniali e documentazione video costituisce un quadro indiziario particolarmente solido. Le immagini, infatti, non si limiterebbero a confermare la presenza dell’arma, ma documenterebbero anche la concreta condotta intimidatoria attribuita a Loquercio.

Nel provvedimento viene inoltre evidenziata la particolare gravità del gesto contestato. L’arma sarebbe stata puntata a distanza ravvicinata verso il capo della vittima della minaccia, una zona vitale del corpo, circostanza che, unita alle reazioni di paura manifestate dai presenti, rafforzerebbe la valutazione sulla sua effettiva capacità offensiva.

A Emanuele Loquercio vengono contestati i reati di detenzione e porto illegale di arma da fuoco, inseriti nel più ampio contesto investigativo che ha portato all’inchiesta sull’omicidio di Fabio Ascione e sul successivo conflitto armato maturato nell’area orientale di Napoli tra Autiero e un gruppo di giovanissimi di Volla.

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