Domenico Calviello, un ragazzo di soli 14 anni, fu ucciso a fucilate il 20 ottobre 1989 mentre si trovava nei pressi della macelleria del padre a Statte, una borgata a 13 chilometri da Taranto. Due killer appostati dietro un muretto distante pochi metri lo colpirono mortalmente.
Secondo le ricostruzioni, Domenico stava parcheggiando il suo ciclomotore davanti alla macelleria ormai chiusa al pubblico. Il fratello Antonio, 24 anni, era a qualche decina di metri, in compagnia di due amici. Uditi gli spari, si è dato alla fuga, ma è stato raggiunto dai killer. Domenico, invece, è stato colpito mortalmente.
Gli investigatori — squadra mobile e carabinieri — accreditano due ipotesi: un errore di persona oppure una vendetta trasversale legata alla guerra di mala tra clan rivali nel tarantino.
La morte di Domenico Calviello rappresenta una delle tante vittime innocenti della criminalità organizzata, che non ha esitato a colpire anche i più giovani. Il suo sacrificio è stato ricordato e commemorato in diverse occasioni, come testimonianza della ferocia della mafia e della necessità di una memoria collettiva per contrastarla










